Guerravirus, contagio tra Siria e Libia

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tratto da: REMOCONTRO

 

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L’immagine di fisica dei ‘Vasi comunicanti’ scelta da Alberto Negri sul Manifesto. Noi titoliamo sul guerravirus, contagio inarrestabile tra Siria e Libia. Gli alleati-rivali Putin ed Erdogan che litigano in Siria e si ripetono in Libia. Con le popolazioni travolte delle guerrevirus senza confini e, passando alla geopolitica, noi europei a dover cercare un qualche vaccino per fermare il contagio che minaccia ormai tutto il Mediterraneo.

Vasi comunicanti o contagio Siria Libia

«Immani tragedie umanitarie e sacrificate agli interessi regionali e internazionali», è il prologo. Segue l’analisi, successione di fatti e loro lettura critica. Erdogan che fa appello a Macron e alla Merkel per una tregua a Idlib che impedisca a russi e siriani di prendere la città, ad esempio. Pasticcio interpretativo sulle prepotenze isteriche della Turchia di Erdogan.  Turchia in Siria a cercare di tenere in piedi gli accordi con la Russia, per non perdere in un colpo guerra e petrolio da oleodotti. In Libia il pasticcio della conferenza di Berlino dove, leader europei orbi a tordi (sotto ricatto anche per i 3,5 milioni di profughi ospitati dalla Turchia), fanno finta di non vedere gli arsenali in arrivo a Tripoli, in cambio della concessione libica (per quanto vale), allo sfruttamento delle risorse di gas nel Mediterraneo orientale. Prossime guerre garantite.

Erdogan-Sarraj schiaffi all’Italia

«E tutto questo –scrive Negri- agendo ‘a casa’ dell’Eni, che in Libia con l’80% del gas e buona parte del petrolio è il maggiore fornitore di energia per tutta la Libia, compresa la Cirenaica del generale Khalifa Haftar. Quattro quinti delle esportazioni sono per ora bloccate ai terminali ma in futuro Edogan vuole avere voce in capitolo anche in Libia. Se pensiamo che Sarraj e il rivale Haftar dipendono dall’export di petrolio per pagare milizie, armi e spesa pubblica e che gran parte delle entrate sono assicurate dalle attività dell’Eni, si capisce bene che l’Italia con il memorandum d’intesa libico-turco ha ricevuto dal duo Erdogan-Sarraj un bello schiaffo».

Meno gas libico e la Russia gode

«Tra gli obiettivi di Eni c’è proprio quello di triplicare l’export di gas dalla Libia per alleggerire la dipendenza dal gas russo». L’Eni che ha una quota fondamentale dei giacimenti egiziani a Zhor, a Cipro greca e interessi estesi in tutto il Mediterraneo, mentre appare sempre meno probabile il gas russo via ‘pipeline East-West’,  dal Turkmenistan orientale fino alla costa del Mar Caspio. Progetto faraonico di improbabile realizzazione per i costi elevati e mercato incerto. Quindi? «Erdogan non ha molte chance di vincere la partita libica ma ha già ottenuto l’obiettivo di dare fastidio a tutti con un appoggio ai Fratelli Musulmani di Tripoli». Obiettivo? «rafforzare degli interessi turchi nel Mediterraneo e tenere sotto pressione Egitto, monarchie del Golfo ed europei».

Turchia d’azzardo ed Erdogan mercante

Anche a Idlib, dove la Turchia sostiene con le sue truppe i jihadisti di Al Qaeda, Erdogan ha davanti un sfida assai complicata. Ma anche qui il suo scopo non è vincere ma sfruttare la sua posizione per negoziare sia Est che a Ovest». Erdogan da bazar e l’immobiliarista di NY compra: «Gli americani si sono subito infilati nello scontro tra Turchia e Russia a Idlib». Sarraj che incontra l’ambasciatore americano ad Ankara,  l’inviato Usa James Jeffrey che definisce «martiri» i soldati turchi uccisi a Idlib, truppe strraniere in casa altrui. «A Idlib stiamo con il nostro alleato nella Nato», fa sapere Trump. «Frasi zuccherose che però non faranno cancellare ai turchi la fornitura di batterie russe anti-missile S-400», annota Negri.

‘Piccole guerre’ e visioni strategiche

«Nel gioco dei vasi comunicanti  tra i conflitti in Siria e Libia la strategia di Erdogan è saldata a quella di Putin». Litigano in Siria su Idlib ma Ankara si tiene stretta la «fascia di sicurezza» già acquisita nel Rojava massacrando i curdi. «Per Ankara, è più importante fare la guerriglia sul gas offshore di Cipro alla joint venture Eni-Total che strappare a Mosca e Damasco lembi, sia pure importanti, di territorio siriano», commenta Alberto Negri. Obiettivo turco ,«diventare l’hub del gas russo in Europa». «È la strategia definita dai russi ‘a ferro di cavallo’. La Russia è il più grande fornitore di gas per l’Unione europea, in contrasto con la politica energetica dell’Ue che punta, insieme agli Stati Uniti, a diversificare le fonti energetiche».

Strategia ‘a ferro di cavallo’

Mosca decisiva per l’Europa e l’occidente nelle forniture energetiche. «Quello che si avvia a diventare la Russia con la collaborazione di Erdogan. Il Turkish Stream è la dimostrazione della spregiudicatezza di Erdogan a condurre azioni diplomatiche e belliche su più tavoli: la Turchia, in alleanza con la Russia, ha posto una forte ipoteca per diventare il crocevia del gas incrinando gli obiettivi europei e quelli italiani». Finale pessimistico,«Se l’Unione non ha la forza politica per definire obiettivi comuni al suo interno, non può certo proiettarli all’esterno, come dimostrano i conflitti in Libia e in Siria». Scetticismo condiviso, «Vedremo se la nuova missione europea per far rispettare l’embargo Libia sarà davvero efficace o diventerà la solita barzelletta da raccontare agli amici al bar».

Guerravirus, contagio tra Siria e Libia

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