Haidar Eid: trattenere il respiro a Gaza

19 ago 2013

Il dottor Haidar Eid parla dell’opposizione a Gaza per il rinnovo dei negoziati di pace, il bisogno di una autocritica da parte palestinese, il calo del consenso vero Hamas e l’attuale situazione a Gaza: “Quello che sta accadendo ora nella Striscia è un genocidio rallentato”. 

 
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Il dotto Eid è professore associato al dipartimento di Letteratura Inglese all’Università Al-Aqsa di Gaza. Eid è membro fondatore di One Democratic State Group e membro della campagna palestinese per il boicottaggio accademico e culturale di Israele (PCACB).

Il mondo guarda al nuovo round di negoziati sponsorizzati dal segretario di Stato americano Kerry. Dov’è Gaza in questi negoziati?

Gaza è diversificata, per cui non posso parlarne come un soggetto unico, ma chiaramente la maggior parte qui si oppone al dialogo. Hamas ha dichiarato la sua posizione ufficiale, definendosi sgomento per il riavvio del negoziato. Molte organizzazioni interne all’OLP – tra cui sia il Fronte Popolare che il Fronte Democratico – si oppongono. Solo qualche membro di Fatah è caduto nella bugia di dire che i negoziati porteranno ad una soluzione efficace.

Parlando per me stesso, e a nome del One Democratic State Group, mi oppongo al dialogo che mira alla soluzione a due Stati. Crediamo che creare due Stati sia una soluzione razzista. Due Stati indipendenti sono impossibili da ottenere perché Israele ha creato fatti sul terreno che sovvertono l’intero concetto.

Ma oltre a questo, la soluzione a due Stati non garantisce nemmeno un minimo di diritti ai palestinesi. Non si parla più di diritto al ritorno dei rifugiati nei loro villaggi di origine, coloro che furono etnicamente ripuliti nel 1948. Il 75-80% della popolazione di Gaza è formata di rifugiati e la legge internazionale ne garantisce il ritorno. Cosa si pensa di fare?

Gli Accordi di Oslo non hanno mai fatto proprio il diritto internazionale. E ancora più importante, non hanno mai affrontato le misure razziste israeliane e il sistema di apartheid contro i palestinesi.

Qual è secondo lei l’alternativa?

Fatah è la sola forza che ufficialmente appoggia i negoziati. Quando io mi oppongo, non rappresento solo i gazawi ma la maggioranza dei palestinesi. La nostra alternativa? Restare fedeli alla chiamata del 2005: boicottare, disinvestire e sanzionare, il BDS. La campagna chiede alla comunità internazionale di boicottare Israele, disinvestire dalla sua economia e imporre sanzioni fino a quando Israele no rispetterà il diritto internazionale. Allora, quando ci sarà pressione, si potrà negoziate.

In Sud Africa, l’ANC non negoziò prima di avere basi concrete. Non possiamo negoziare i nostri diritti fondamentali: diritti uguali devono essere la base del dialogo su una qualsiasi forma di Stato. La sola soluzione è quella applicata in Irlanda del Nord e Sud Africa, ovvero uno Stato unico laico e democratico.

Come si può arrivare a questo?

Il primo passo: una seria autocritica. I palestinesi devono pubblicamente considerare quanto la leadership di Olp e Hamas hanno fatto per la causa dagli accordi di Oslo. Gli ultimi 20 anni ci hanno portato a niente. Al contrario, gli insediamenti si sono allargati e Gaza è stata trasformata nel più grande campo di concentramento al mondo.

Una seria autocritica dovrà, poi, portare allo smantellamento dell’ANP. L’istituzione dell’ANP dà alla comunità internazionale l’impressione sbagliata di parti eguali. Come se i palestinesi avessero un esercito e occupassero un altro popolo! Come palestinesi dovremmo avere un’amministrazione locale che organizzi la vita quotidiana e la resistenza, e non che la mini.

Infine, dobbiamo dimenticare la soluzione a due Stati. È una completa perdita di tempo e di energie. Dovremmo parlare tutti di un solo Stato democratico, perché due Stati sono una finzione.

Qual è la situazione di Gaza oggi? Quanto è isolata la popolazione?

La situazione è deteriorata. Israele ha rafforzato la chiusura. Le cose sono peggiorate negli ultimi giorni del governo Morsi in Egitto. Quando è stato deciso di distruggere tutti i tunnel al confine tra la Striscia e l’Egitto, che sono vitali per introdurre beni di prima necessità. Dopo la caccia di Morsi, la distruzione dei tunnel è proseguita e oggi sono quasi tutti chiusi.

Inoltre, il solo confine ufficiale, Rafah, è spesso chiuso, come oggi. Rafah è vitale. Tutte le frontiere con Israele sono virtualmente inaccessibili, Rafah è l’unica via di apertura per Gaza.

Hamas prima ha rinunciato al regime siriano e ad Hezbollah, ora perde i Fratelli Musulmani. Cosa significa per il governo di Hamas?

Hamas si trova in un limbo. Ha perso le sue alleanze strategiche con l’Iran e con Hezbollah, a cui ha rinunciato per relazioni più strette con la Fratellanza e il Qatar. Ora che i Fratelli Musulmani sono stati deposti in Egitto, Hamas è rimasto solo. E il nuovo emiro in Qatar sta mostrando un nuovo stile di diplomazia, aumentando la pressione su Hamas.

Hamas non ha una chiara visione politica. Si ascoltano posizioni differenti e contraddittorie al suo interno. Questo ha effetti anche sul processo di riconciliazione con Fatah in Cisgiordania, che è giunto ad un punto morto. Gaza è controllata da Hamas, sì, ma Hamas non è altro che uno dei 1,7 milioni di prigionieri della Striscia.

Quali sono oggi le questioni politiche a Gaza?

Prima di tutto il bisogno di porre fine a questo medievale assedio imposto nel 2006. Qui si sta realizzando un lento genocidio che ha già causato la morte di oltre 200mila persone che non hanno ricevuto trattamenti medici indispensabili. Il tasso di malnutrizione a Gaza è il più alto al mondo.

La fine dell’assedio porterà ad una soluzione politica della questione palestinese nella sua interezza. Quando parliamo di negoziati, parliamo anche del destino di Gaza. Per questo noi attivisti promuoviamo con forza il BDS.

Noi siamo fortemente colpiti da quanto accade in Egitto oggi. Tratteniamo il respiro. Vogliamo che l’Egitto riaprà Rafah 24 ore su 24, sette giorni su sette. È la sola opzione che abbiamo per non essere più ostaggio della volontà israeliana.

Che sostegno ha oggi Hamas a Gaza?

Hamas ha perso la sua popolarità quando ha applicato misure repressive contro le sue opposizioni. La maggior parte di coloro che votò per Hamas lo ha fatto non perché erano con Hamas, ma perché erano contrari alla corruzione dell’ANP e al concetto della soluzione a due Stati. Hamas era la sola soluzione.

Oggi però la gente mette in discussione tutto ciò che Hamas ha detto prima delle elezioni. Ha promesso resistenza, ma nei fatti dagli accordi con Israele non ha permesso alcun tipo di resistenza indipendente e popolare.

C’è una visione di lungo termine per Gaza?

Per me, ce n’è solo una. Una soluzione per tutta la Palestina che implementi la risoluzione 194 delle Nazioni Uniti e che prevede il ritorno di tutti i rifugiati e il risarcimento per i decenni trascorsi in esilio. Gaza dovrebbe essere parte di uno Stato democratico chiamato Palestina.

Israele ha un’altra visione: vuole sbarazzarsi di Gaza. Vuole che Gaza diventi parte dell’Egitto come prima del 1967 per sbarazzarsi di tutti i problemi. Gli egiziani non lo vogliono e non lo permetteranno. Al contrario, quello che sta avvenendo è un lento genocidio.

Lea Frehse,

Alternative Information Center

 Inviato da aicitaliano il Lun, 19/08/2013 – 10:03

http://www.palestinarossa.it/?q=it/content/aic/haidar-eid-trattenere-il-respiro-gaza

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ARTICOLO ORIGINALE

Haidar Eid: holding our breath in Gaza 

Published on 18 August 2013

Written by Interview with Haidar Eid by Lea Frehse, AIC

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Dr. Haidar Eid (Photo: Palestinalibre.org) 

 

Dr. Haidar Eid speaks about opposition in Gaza to the renewed peace negotiations, the need for Palestinian self-critique concerning the current politica, waning support for Hamas and the current situation in Gaza. Eid: what is happening now in Gaza is a slow genocide.

Dr Haidar Eid is Associate Professor in the Department of English Literature, Al-Aqsa University, Gaza Strip, Palestine. Dr Eid is a founding member of the One Democratic State Group (ODSG) and a member of the Palestinian Campaign for the Academic and Cultural Boycott of Israel.

The world looks to a new round of negotiations under US Secretary of State Kerry – where is Gaza in those talks?

 

Gaza is diverse and I cannot speak for Gaza as one, but clearly most here are opposed to negotiations. Hamas laid out its official position on Tuesday: officials expressed their dismay at the resumption of talks. Most organizations within the Palestinian Liberation Organization (PLO) – among them the Popular as well as the Democratic Front for the Liberation of Palestine (PFLP and DFLP) – oppose the talks. Only some members of Fatah have fallen for the lie that negotiations might bring a viable solution.

Speaking for myself, as an advocate for one democratic state of Palestine, I oppose the talks, which aim at a two-state solution. We believe that creating two states is no true solution but a racist one. Two viable states have become impossible to achieve – mainly because Israel has created facts on the ground that subvert the whole concept.

But more than that: the two state solution doe not guarantee even a minimum of rights for the Palestinians. There is no talk anymore of the right of return for those refugees from villages and towns that were ethnically cleansed in 1948. 75-80 % of Gaza’s population are refugees and international law provides for their return – what’s for them?

The Oslo accords never incorporated international law. And most importantly: they never dealt with Israel’s racist measures and apartheid system against Palestinians.

What alternative would you favor?

 

Fatah is the only force officially supporting negotiations. When I oppose them, I do not represent only Gazans but the majority of Palestinians. Our alternative? Stick to the call supported by most organizations in 2005: Boycott, Divestment and Sanctions (BDS)! The campaign calls on the international community to boycott Israel, divest from its economy and impose sanctions until Israel complies with international law. Then, when there is pressure, we can negotiate.

In South Africa the ANC did not negotiate before it had substantial backing. We cannot negotiate about basic rights: equal rights must be the basis for negotiations about any kind of state! The only just solution is one like in Northern Ireland and South Africa, meaning a secular, democratic state for all.

How can this be achieved?

 

The first step: serious self-critique. Palestinians have to publicly consider what the leadership of PLO and Hamas have done to the Palestinian cause since the Oslo accords were struck. The past 20 years have led us nowhere. Instead, settlements have expanded and Gaza has been transformed into the largest concentration camp on earth.

Serious self-critique will, secondly, lead to dismantlement of the PA. The institution of the PA gives the wrong impression to the international community of an equality of sides. As if Palestinians had an army and occupied a people! We as Palestinians should have a local administration to organize daily life and the resistance, not undermine it.

Thirdly, we have to forget about the two-state solution. It is a complete waste of time and energy. We should all be talking about one democratic state, because two states are a fiction.

What is the situation in Gaza like at the moment? How isolated is the population?

 

The situation has deteriorated. Israel has tightened its closure. Things turned worse in the last days of Morsi’s government in Egypt, when it was decided to destroy all tunnels [on the Egyptian-Gazan border] that are vital for the supply of all basic goods here. After Morsi was ousted the destruction of tunnels continued, and now most are closed.

Furthermore, the only official crossing to Egypt, Rafah, is frequently closed, for example today. Rafah is vital! As all crossing points to Israel are virtually closed, Rafah is the bottleneck out of Gaza.

Hamas first renounced the Syrian regime and Hezbollah, now it lost the Muslim Brotherhood as a mighty ally in Egypt. What does this mean for the Hamas government?

 

Hamas is in a limbo now. It lost its most important strategic alliances with Iran and Hezbollah, which it gave up for closer relations with the Muslim Brotherhood and Qatar. Now that the Muslim Brothers are deposed from the government in Egypt, Hamas is left hanging in the air. And the new Emir in Qatar is showing a new style of diplomacy, increasing pressure on Hamas.

Hamas, as a matter of fact, does not have a clear-cut political vision. You keep hearing different, contradictory positions from various officials. This has also affected talks for reconciliation with Fatah in the West Bank, which have effectively come to a halt.

Gaza is controlled by Hamas, yes, but Hamas is no more than the leading prisoner among the 1.7 million prisoners of Gaza.

What are the current topics of Gaza’s internal politics?

 

First is the need to end this deadly, medieval siege imposed on Gaza in 2006. A slow genocide is happening here that has already caused the death of over 200,000 who did not receive vital medical treatment. The rate of malnutrition in Gaza is the highest worldwide.

The end of this siege will only come within a political solution to the Palestinian question as a whole. When we talk about negotiations, we are talking about Gaza’s fate as well. That is also why us activists in Gaza promote BDS so strongly.

We are highly affected by what is happening in Egypt. We are holding our breath right now. We want Egypt to open the Rafah crossing 27/7. It is our only option right now so as to not make us utter hostages to Israel’s will.

And how much support does Hamas enjoy in Gaza today?

 

Hamas has lost a lot of its popularity as it resorted to repressive tools and tactics against its opponents. Most people who voted for Hamas did so not because they were for Hamas, but because they were against the corruption of the PA and the concept of a two-state solution. As such, Hamas was the only option.

Now people are questioning everything that Hamas said before the election. It promised resistance, but in fact since the agreements with Israel it does not allow any kind of independent and popular resistance anymore.

Is there a vision for Gaza?

 

For me, there is one proper vision: A solution for Palestine as a whole that implements UN Resolution 194 which calls for the right of return for all refugees and compensation for their decades in exile. Gaza should become part of one secular democratic state called Palestine.

Israel has another vision: it wants to get rid of Gaza. It wants Gaza to become part of Egypt like it was before 1967 to get rid of all its Gaza problems. The Egyptians do not want and will not allow that. Instead, what is happening now is a slow genocide in Gaza.

http://www.alternativenews.org/english/index.php/politics/opinions/6903-haidar-eid-holding-our-breath-in-gaza

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