Hamas e la caduta dei Fratelli Musulmani

23 Ago 2013

Per analizzare l’attuale crisi di Hamas, è fondamentale guardare alla storia dei Fratelli Musulmani come movimento ideologico e politico, il suo ruolo nel mondo arabo e cosa la sua caduta rivela del clima politico in Palestina e Medio Oriente. 

 
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Fratelli Musulmani: da resistenza sotterranea a partito di governo

I Fratelli Musulmani sono stati creati in Egitto come movimento ideologico dell’Islam politico nel 1928, mentre nel 1987 è stato ufficialmente fondato il Movimento della Resistenza Islamica, Hamas, dopo anni di attività in Cisgiordania e a Gaza. Per la maggior parte della sua esistenza, la Fratellanza ha operato come movimento segreto e sotterraneo a causa delle severe restrizioni di molti Paesi arabi, tra cui Egitto, Giordania, Iraq e Siria. I membri dei Fratelli Musulmani venivano frequentemente arrestati e fino a poco tempo fa l’organizzazione era repressa in tutta la regione.

Per varie ragioni, proprio questa repressione ha garantito sostegno alla Fratellanza che, attraverso la sua perseveranza e le sue attività filantropiche, ha trovato legittimità politica tra i suoi simpatizzanti. La popolarità del movimento è cresciuta, presentandosi come alternativa radicale alle dittature oppressive di Mubarak in Egitto, di Ben Ali in Tunisia e delle monarchie autoritarie del Golfo. Di fronte a tali regimi e alla loro dipendenza dagli interessi liberisti occidentali, l’Islam politico è diventato la vera opposizione sia contro le forze imperialiste esterne che contro le privazioni socio-economiche interne.

Come altri movimenti politici radicali e sotterranei, i Fratelli Musulmani hanno focalizzato la loro attenzione verso l’ideologia e gli slogan più che verso una strategia socio-economica nazionale. In quanto movimento globale, la struttura dell’organizzazione imponeva che le varie fazioni garantissero fedeltà prima di tutto alla leadership centrale la cui agenda era di avere la precedenza sugli interessi locali: ogni potere guadagnato doveva essere usato per promuovere la strategia della Fratellanza. Lo Stato era percepito come mezzo per imporre la propria ideologia politica. In ultima analisi, è stata questa attenzione per gli interessi dell’organizzazione – piuttosto che sui bisogni dei popoli – che, come accadeva per i movimenti comunisti, ha permesso alla Fratellanza di ottenere legittimità in quanto potere regionale.

Mettendosi al centro di eventi regionali come le primavere arabe, la Fratellanza ha voluto presentarsi come valida alternativa ai regimi decaduti. Per farlo, il movimento ha avuto bisogno di trasformare cento anni di ideologia islamista radicale in una strategia nazionale concreta che potesse spingere gli Stati fuori dalle crisi sociali, economiche e politiche post-rivoluzione.

La caduta della Fratellanza e di Hamas

Sebbene i Fratelli Musulmani abbiano fornito strategie per la transizione da partito segreto a forza di governo, alcuni gravi errori hanno seminato le radici del loro fallimento: prima di tutto, i governi di Egitto e Gaza hanno tentato di servire l’agenda del movimento globale della Fratellanza prima che gli interessi della gente che li aveva eletti, a volte andando in aperta contraddizione con i bisogni della popolazione.

In secondo luogo, il discorso religioso che hanno usato per unire il movimento in maniera astratta e ideologica non era applicabile alla realtà di società con popolazioni numerose e diversificate. Di fronte a tale diversità, i Fratelli hanno tentato invece di omogeneizzare le società imponendo la loro ideologia.

Tale strategia è stata caratterizzata, ad esempio, dalla riscrittura della costituzione in Egitto: è stato qui che i Fratelli Musulmani hanno mostrato il fatale difetto nella loro comprensione del ruolo dello Stato e delle costituzioni nazionali. I principi basilari di una costituzione nazionale rappresentano i bisogni di lungo termine e le aspirazioni di una società in quanto entità unica, attraverso leggi fondamentali. Tali leggi non sono soggette alla mutevolezza dei fluttuanti quadri politici nazionali e globali, ma sono invece stabilite per salvaguardare la stessa natura di quella società.

Secondo i canoni tradizionali, una costituzione conferisce potere al popolo supervisionando tutte le leggi statutarie che un governo potrebbe imporre alla popolazione che governa, proteggendo in tal modo gli inviolabili diritti costituzionali dalla tirannia politica. Tuttavia, dopo le elezioni in Egitto, i Fratelli Musulmani hanno frainteso questo basilare principio, convinti che il ruolo di una costituzione sia quello di proteggere il governo e le strutture del potere politico e di conferire autorità al partito di maggioranza.

Questa erronea interpretazione ha dimostrato ancora una volta che i Fratelli Musulmani ritengono che tutte le strutture, sociali, nazionali o costituzionali, dovrebbero essere plasmate per garantire la sopravvivenza del movimento, la sua ideologia e la sua agenda regionale. Lo Stato e la sua popolazione vanno trattati come estensione o personificazione degli interessi e le aspirazioni della Fratellanza. Ironicamente, è stato questo egoismo volto alla sopravvivenza a tutti i costi – incarnato in parte dalla palese volontà di rispettare le paralizzanti condizioni poste dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale, in cambio dei favori occidentali – che ha deciso il loro destino in Egitto.

Intanto a Gaza, Hamas – uno dei primi rami dei Fratelli Musulmani eletti – sta affrontando una serie di crisi. Nonostante gli anni di sostegno a Bashar al-Assad, Hamas ha velocemente abbandonato la Siria per sostenere i membri della Fratellanza filo-americani della Coalizione Nazionale Siriana, allineandosi a Turchia, Egitto e Qatar e per estensione ai loro alleati, Stati Uniti e Israele. Con la caduta del governo Morsi in Egitto, la crescente impopolarità di Erdogan in Turchia e i fallimenti dell’Esercito Libero Siriano, Hamas si è ritrovata isolata nella regione, accanto ad alleati deboli.

Hamas, come Morsi in Egitto, non ha compreso né il proprio ruolo nella società palestinese né le ragioni della sua popolarità. I Fratelli Musulmani sono da tempo convinti che tale popolarità si fondi sull’ideologia, l’interpretazione e la politicizzazione dell’Islam. Invece di definire e eseguire strategie nazionali per problemi sociali come il lavoro, la sicurezza alimentare, la prosperità economica, lo sviluppo, l’occupazione coloniale e l’egemonia  esterna, la Fratellanza ha tentato di rendere le persone dei buoni musulmani, istigando alla separazione di genere nelle scuole, facendo campagne per il velo e assumendo dure leggi sulla moralità pubblica. Una donna egiziana ha ben riassunto questo sentimento: “Ma noi siamo bravi musulmani e lo siamo da oltre 1400 anni. Non abbiamo eletto i Fratelli Musulmani perché ci insegnassero a pregare, lo sappiamo già, ma perché risolvessero i problemi politici, sociali ed economici”.

Hamas può sopravvivere alla crisi?

Se Hamas intende sopravvivere alla crisi, deve comprendere prima di tutto che l’Islam, come concetto religioso, non è una bacchetta magica che conferisce legittimità ai rappresentanti politici del popolo palestinese. La seconda cosa da capire è che se Hamas continua ad avere come priorità i bisogni della Fratellanza, invece che quelli del popolo, fallirà di sicuro: Hamas deve intendere Gaza come territorio palestinese e non territorio dei Fratelli Musulmani. Terzo, Hamas deve comprendere che le origini della sua popolarità dipendono innanzitutto dal rigetto per la corrotto Autorità Palestinese e dalla resistenza a Israele e deve implementare strategie che concretizzino tali energie, sia continuando ad essere forza di opposizione all’occupazione israeliana, sia andando incontro ai bisogni socio-economici di Gaza.

In Medio Oriente, e in Palestina in particolare, il potere popolare dei partiti che promuovono la resistenza contro l’Occidente e le forze imperialiste occidentali non va sottostimato. Hamas può imparare la lezione dal consenso di lungo corso di Hezbollah che, seppur movimento religioso, ha assunto un approccio opposto a quello della Fratellanza focalizzandosi sulle azioni di resistenza piuttosto che sull’esclusività e sull’islamizzazione della società. Hezbollah ha così evitato la trappola dell’isolamento nella società diversificata in cui opera e guadagnando il sostegno di cristiani, sunniti e drusi.

Riconciliazione tra Hamas e Fatah?

Riguardo alla possibile riconciliazione tra Hamas e Fatah, sfortunatamente la realtà delle attuali fazioni politiche è caratterizzata da partiti che tentano di ottenere legittimità a scapito degli altri. Fatah ha costruito la sua legittimazione sul fallimento del movimento panarabo e Hamas sul fallimento e la corruzione dell’ANP. Così, Fatah percepisce l’attuale debolezza di Hamas come un’opportunità per rappresaglie politiche pensando di poter imporre restrizioni e condizioni al processo di riconciliazione.

Questo tipo di opportunismo partitico si basa sull’erronea convinzione che un’opposizione debole crea una posizione politica forte. Se ciò potrebbe momentaneamente rafforzare lo status di élite di un partito, la creazione di queste false dicotomie danneggia la diversità complessiva, la forza dei movimenti politici palestinesi e le possibilità di creare un fronte unico contro Israele e i suoi alleati.

Nassar Ibrahim,

Alternative Information Center

Inviato da aicitaliano il Ven, 23/08/2013 – 12:49

http://www.palestinarossa.it/?q=it/content/aic/hamas-e-la-caduta-dei-fratelli-musulmani

 

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ARTICOLO ORIGINALE

Hamas and downfall of Muslim Brotherhood

 

Published on 22 August 2013

 Written by Nassar Ibrahim, AIC & OPGAI
When analysing the crisis currently facing Hamas, it is crucial to examine the history of the Muslim Brotherhood as an ideological-political movement, its place in the Arab world and what its downfall reveals about the political climate in Palestine and the Middle East.
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Hamas is paying a price for functioning as a branch of the Muslim Brotherhood (Photo: Carnegie Institute)  

 

Muslim Brotherhood: from underground resistance to ruling party

 

When analysing the crisis currently facing Hamas, it is crucial to examine the history of the Muslim Brotherhood as an ideological-politicalmovement, its place in the Arab world and what its downfall reveals about the political climate in Palestine and the Middle East.

 

The Muslim Brotherhood was established in Egypt as an ideological movement of political Islam in 1928, and in 1987 it officially founded the Islamic Resistance Movement, Hamas, after years of activity in the West Bank and Gaza Strip. For much of its existence, the Brotherhood has operated as a secretive underground movement due to severe restrictions of many Arab nation states, including Egypt, Jordan, Iraq, and Syria. Muslim Brother members were frequently arrested and until recently the organization was generally suppressed throughout the region.

 

In many ways, it was this suppression that helped garner support for the Brotherhood and, through its steadfastness and philanthropic works, advance its political legitimacy amongst sympathisers. Popularity for the movement steadily grew as the Muslim Brotherhood presented a radical alternative to the oppressive dictatorships of Hosni Mubarak in Egypt, Zine El Abidine Ben Ali in Tunisia and the authoritarian monarchies of the Gulf. In the face of these regimes, and their pandering to liberal Western interests, political Islam came to represent a true opposition to both external imperial forces and internal socio-economic disenfranchisement.

 

Much like other radical underground political movements, the Muslim Brotherhood focused its energy on ideology, discourse and slogans rather than national socio-economic strategy. As a global movement, the structure of the organisation dictated that the various branches of the Brotherhood owed their loyalty first and foremost to its centralised leadership. The leadership contended that the agenda and strategy of the organisation were to take precedence over local needs interests, and that any power gained should be used to promote the Muslim Brotherhood agenda. The state was perceived as a tool to impose their wider political ideology. Ultimately, it was this focus on the interests of the organisation over the needs of the people that – much like the communist movement – created the greatest challenge to the Muslim Brotherhood’s legitimacy as it gained regional power.

 

As the Brotherhood stepped further into the public eye following events of the ‘Arab Spring’, it wished to present itself as a viable alternative to the toppled regimes. In order achieve this, the movement needed to transform almost 100 years of radical Islamist ideology into practical national strategy that could pull states out of post-revolution social, political and economic crises.

 

Downfall of Muslim Brotherhood and Hamas

 

Although the Brotherhood formed strategies for transition from underground party to national government, some key errors and assumptions would sow the seeds of their downfall: firstly, the governments of Egypt and Gaza sought to serve the broader agenda of the global Muslim Brotherhood movement before the needs of the peoplethey were elected to represent, sometimes even in direct contradiction with the needs of their populations.

 

Secondly, the religious discourse they employed to unite the movement in its abstract and ideological form did not translate to the reality of societies with large and diverse populations. When faced with this diversity, instead of expanding their discourse to attract a broader base of support, they sought instead to forcibly homogenise society by making their ideology compulsory.

 

These strategies were characterised by, for example, the re-writing of the constitution in Egypt, and it was here that the Muslim Brotherhood revealed a fatal flaw in their understanding of the role of the state and national constitutionsinsociety. The fundamental principles of national constitutions are envisioned as sacrosanct laws that represent the long-term needs and aspirations of a society in its entirety. These laws do not concern themselves with and are not subject to the changeability of ever-fluctuating national and global political frameworks, but are instead established to safeguard the very nature of that society.

 

According to traditional norms, a constitution bestows power upon the people by superseding any and all statutory laws that a government could impose upon the population it governs, thereby protecting their inviolable constitutional rights from political tyranny. After their election in Egypt however, the Muslim Brotherhood misunderstood this basic tenet, and demonstrated its belief that the role of a national constitution was to protect the government, the structures of political power, and to bestow authority upon the governing party.

 

This complete misinterpretation demonstrated yet again that as a political movement,  the Muslim Brotherhood believed all structures, whether social, national or constitutional, could – and more importantly should – be moulded to serve perpetuation of the Brotherhood, its ideology and wider regional agenda. The state and its population were treated as extensions or embodiments of the Brotherhood’s needs and aspirations. Ironically, it was this self-serving egotism of survival at all costs – embodied partly by its overt willingness to submit to the crippling conditions of the International Monetary Fund and World Bank in exchange for Western favour – that sealed its fate in Egypt.

 

Meanwhile in Gaza, Hamas –one of the first publicly elected branches of the Brotherhood – was facing its own series of crises. Despite years of support from Bashar al-Assad, Hamas quickly abandoned the Syrian regime in favour of U.S. backed Brotherhood members in the Syrian National Coalition (SNC), aligning themselves with Turkey, Egypt and Qatar – and by extension, their allies the United States and Israel. With the fall of the Morsi government in Egypt, the increasing unpopularity of Erdoğan in Turkey and the continuing failure of the Free Syrian Army to topple the Assad government, Hamas found itself isolated in the region with nothing but weakened allies.

 

Hamas, much like the Morsi government in Egypt, misunderstood both its role in Palestinian society and the roots of its popular appeal. The Muslim Brotherhood has long perceived that its appeal lay in the very foundations of its ideology – its interpretation and politicisation of Islam. Instead of outlining and executing national strategies for social concerns such as employment, food security, economic prosperity, development, colonial occupation and external hegemony, the Brotherhood sought to make the population better Muslims; instigating gender segregation in schools, campaigning for the hijab and enacting increasingly severe public morality laws. One Egyptian woman summarised this feeling perfectly: “But we are good Muslims, and have been for more than 1400 years! We did not elect the Muslim Brotherhood to teach us how to pray, we know this, but to resolve our political, social and economic problems”.

 

Hamas: can it survive the current crisis?

 

If Hamas wishes to survive this crisis, it must realise first that Islam, as a religious concept, is not a magic bullet that bestows them with legitimacy as political representatives of the Palestinian people. The second necessary realisation is that if Hamas continues to prioritise needs of the Muslim Brotherhood over national needs, it will undoubtedly fail; Hamas must understand Gaza as a Palestinian territory, not a Brotherhood territory. The third and final requisite to its political survival is for Hamas to understand the origins of their popularity, primarily stemming from their rejection of a corrupt Palestinian Authority and resistance to Israel, and to prioritise strategies that embody these strengths, namely continued opposition to Israeli occupation and siege, and meeting the immediate national socio-economic needs of Gaza.

 

In the Middle East, and Palestine in particular, the popular power of parties that promote resistance to Western and West backed imperialist forces cannot be underestimated. It is here that Hamas can learn from the enduring popularity of Hezbollah which, while religious in nature, has taken the opposite approach to the Muslim Brotherhood by focusing on discourse and acts of resistance rather than processes of exclusivity and social Islamisation. By taking this approach, Hezbollah has avoided the trap of isolating itself from the diverse society in which it operates and thus maintains support of its actions by, for example, Christian, Sunni and Druze groups.

 

Reconciliation between Hamas and Fatah?

 

In regards to a possible Hamas-Fatah reconciliation, it is an unfortunate reality of current Palestinian politics that the leading parties seek to gain legitimacy on the back of the failure of their opponents: Fatah built its legitimacy on the failure of the Pan-Arab movement, and Hamas in turn built its legitimacy on the failure and corruption of the Palestinian Authority, dominated by Fatah. As such, Fatah perceives the current weakening of Hamas as an opportunity for political retaliation, thinking that, as the more dominant party, it can impose more restrictions and conditions in reconciliation negotiations.

 

This type of party-exclusive opportunism is predicated on the false belief that a weak opposition creates a strong political position. While it might momentarily bolster the status of favoured party elites, the creation of these false dichotomies damages the overall diversity and strength of Palestinian political movements and possibilities for unity in the face of Israel and its allies.

 

http://www.alternativenews.org/english/index.php/politics/opinions/6925-hamas-and-downfall-of-muslim-brotherhood

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