Hamas, Fatah e gli anni sprecati: quando la parola “unità” perde il suo significato

REDAZIONE 10 LUGLIO 2013

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di Ramzy Baroud

8 luglio 2013

 

Quando i rappresentanti di Hamas e Fatah si sono incontrati a Gaza il 4 giugno, ci sono state poco chiasso da parte  dei media. Infatti nessuno dei due partiti si aspettava molta attenzione per i  loro “colloqui sull’unità”, a parte riferimenti occasionali alla ‘riconciliazione nazionale’ , al ‘costruire ponti’, e agli ‘ostacoli’ lungo la strada.

E da allora ci sono state ancora più prove che i colloqui di Gaza erano un altro inutile esercizio     tra fazioni politiche che, tanto per cominciare, non sono state mai unite, né possiedono il minimo requisito per una  piattaforma politica condivisa, per non parlare di una visione comune.

Un’ampia analisi è stata offerta per lo ”ancorare’ la spaccatura tra Hamas e Fatah a un punto specifico nel tempo. Alcuni di questi riferimenti indicano le elezioni parlamentari del 2006 nelle quali Hamas ha ottenuto la maggioranza, la decisione del presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas di sciogliere l’ultimo governo di unità il 14 giugno 2007, o la sanguinosa  estromissione di Fatah da Gaza  dopo una breve ma sanguinoso battaglia il mese successivo.

Nessuno di questi fatti può, tuttavia, spiegare a sufficienza il fondamento di quella spaccatura. I palestinesi a Gaza, in particolare, ricordano una versione diversa dei fatti che risale ad anni prima dei colloqui falliti, della guerra civile, e perfino dello stesso Accordo di Oslo.

E’ importante notare che Hamas si è formata nel 1987 per contestare quella che percepivano come la natura laica della Organizzazione per la Liberazione della Palestina. I suoi fondatori, in parte volevano offrirsi come alternativa al regno incontrastato di Fatah sulla cultura politica palestinese.  L’alternativa di Hamas ha ricevuto un enorme glorificazione in seguito al reale fallimento di Fatah non soltanto nell’acquisire i diritti palestinesi, ma nello scambiarli in modo sfrontato con gratifiche politiche sperate, aiuti internazionali – trasformati in ricchezza personale – e molto altro ancora.

Il problema alla base è che la  nascita di Hamas era basata sui costanti contrasti con Fatah e la sua ideologia – percepita come ‘ilmaniya’, cioè laicismo. I suoi successi erano quasi sempre abbinati alle manchevolezze di Fatah. Faceva colpo sui palestinesi comuni con la sua resistenza armata in un momento in cui la dirigenza di Fatah ripudiava la lotta armata della quale a un certo punto era stata la pietra angolare del suo manifesto politico. In altre parole, ogni volta che le azioni di Fatah scendevano, quelle di Hamas crescevano. E ogni volta che i capi di Hamas facevano un compromesso incondizionato, per Israele, sotto la pressione americana, le azioni  di Hamas salivano alle stelle.

Per oltre 25 anni questa saga politica si è manifestata in molti altri modi. E’ inserita proprio nella cultura i sostenitori di entrambe le fazioni: nel linguaggio che usano, nei riferimenti storici che fanno, nelle canzoni che cantano, nei simboli cui aderiscono, perfino nelle moschee dove pregano e nel tipo di abbigliamento che indossano. E’ necessario un intero volume anche solo per scalfire la superficie della  frattura culturale all’interno della quale la società palestinese  è vissuta  per molti anni. Immaginare per un momento fuggevole che i palestinesi si possano riconciliare per mezzo di alcuni oscuri incontri che riuniscano il membro del comitato centrale di Fatah, Nabil Shaath e quello di Hamas, Imad Alami – o qualsiasi altra combinazione – è un pensiero  troppo frivolo da essere preso sul serio.

Il maggio scorso, entrambe le fazioni si erano accordate  su una tabella che non superava i tre mesi, durante i quali hanno formato un governo di unità e si sono preparate per le elezioni. Tuttavia hanno fatto molto per rispondere  proprio a questi tentativi, dato che entrambe le parti indulgevano nell’uso dello stesso linguaggio che serviva dividere, mettendo da parte l’altra con impunità completa, arrestando i membri dell’una o altra fazione e così via. Inoltre entrambe le fazioni hanno continuato   con una linea politica contraria alle molte promesse fatte fin dal trattato di riconciliazione oltre due anni fa, e a tutti gli altri incontri, dichiarazioni e conferenze stampa tenutesi da allora.

E anche da allora, Abbas ha formato un governo di breve durata – di così breve durata, in effetti,  che probabilmente gli storici futuri ometteranno la settimana o poco più  tranquilla, quando si occuperanno del passato insipido dell’Autorità Palestinese. Inoltre, il leader dell’Alleanza Palestinese Fatah, sta entrando volentieri in un’altra  simulazione di ‘processo di pace’, questa volta sotto gli auspici del Segretario di Stato statunitense John Kerry. Il diplomatico americano sta fornendo piccoli dettagli sulla natura dei suoi recenti tentativi di diplomazia da mediatore pendolare iniziati il 28 giugno. Questo è stato il suo quinto viaggio nella regione ed è stato paragonato allo stesso tipo di diplomazia di Henry Kissinger negli anni ’70. La storia ci ha insegnato che ci si deve aspettare poco di buono da tutto questo, naturalmente, ma, prevedibilmente, Abbas sta facendo finta di acconsentire, con grande sconcerto di Hamas.

Dopo una riunione di prediche e preghiera del Venerdì a Gaza, il primo ministro di Hamas, Ismail Haniya, ha implorato: “Chiediamo ai fratelli dell’Autorità Palestinese  e ad Abu Mazen (Abbas), di non cadere di nuovo nella trappola dei colloqui.” Prima di parlare con Israele, ha insistito Haniya, Abbas deve “costruire una strategia palestinese basata sul ripristino dell’unità e sulla fine della divisione.”

Naturalmente Hamas sta facendo poco per mitigare la retorica o per operare davvero per il raggiungimento di quella ambita unità. Il gruppo islamico si sta evolvendo politicamente nella sua propria direzione, avendo al primissimo posto del suo programma la sopravvivenza, ed è quasi del tutto indipendente dal resto delle fazioni palestinesi. Sta formulando un programma politico che è fondato su priorità essenzialmente esclusive: sfruttare l’attuale rifacimento politico del Medio Oriente,  che gode  dell’appoggio finanziario e politico che proviene dai ricchi paesi del Golfo e che forma le sue alleanze politiche da Doha a Istanbul.

Un approccio del genere non sarebbe stato così problematico se non fosse stato per il fatto che si sta evolvendo in una direzione che è forse favorevole ad Hamas in quanto movimento, ma non certo al progetto nazionale palestinese, le cui dimensioni trascendono la geografia politica, l’ideologia e la religione.

I colloqui per l’unità tra le due fazioni  con precedenti  che danno maggiore priorità alla fazione rispetto all’interesse collettivo di una nazione, non riusciranno, anche se apparentemente avranno successo. Fatah è stata storicamente la fazione dominante e nel corso degli anni si è trasformata in una cultura che può accettare soltanto il dominio su tutti gli altri. Hamas si era formata per  contrastare la cultura di Fatah e per offrire una versione ugualmente prevalente. Il loro problema è troppo profondo per sbrogliarlo con una terminologia semplice in modo da superarlo come se fosse una pia illusione.

Il problema è principalmente palestinese e si può risolvere soltanto usando piattaforme nazionali che interessino i singoli, libere da settarietà, e la collettività, libere dal simbolismo soffocante e dai discorsi estremizzanti. Deve iniziare subito un dibattito nazionale, in modo che possa occuparsi dell’identità nazionale e unire realmente i palestinesi intorno a obiettivi comuni. Questo sarebbe già dovuto accadere da molti anni, invece che avere investito nella frammentazione e nella politica arrivista.

Ramzy Baroud (ramzybaroud.net) è un opinionista che scrive sulla stampa internazionale e dirige il sito PalestineChronicle.com. Il suo libro più recente è: My Father Was a Freedom Fighter: Gaza’s Untold Story[Mio padre era un combattente per la libertà: la storia di Gaza che non è stata raccontata]. (Pluto Press).

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://www.zcommunications.org/on-hamas-fatah-and-the-squandered-years-when-unity-loses-its-meaning-by-ramzy-baroud

Originale: Ramzy Baroud’s ZSpace Page

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2013  ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC  BY – NC-SA  3.0

http://znetitaly.altervista.org/art/11546

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