Hanno detto…

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Ecco una essenziale rassegna stampa di alcuni commenti significativi:

Moni Ovadia
“C’è da vergognarsi. l’Italia ha fatto la solita figuraccia da Paese da burletta che non sa prendere posizione. Domani i palestinesi diranno che sono stati riconosciuti, gli israeliani diranno di no e l’Italia farà la solita figuraccia. D’altra parte l’Italia conta meno del due di picche. Questa cosa ormai è partita e andrà avanti, i palestinesi dovranno ancora soffrire, sono 50 anni che aspettano, ma ormai il processo è avviato e prima o poi anche l’Europa dovrà prendere una posizione unitaria. A quel punto anche l’Italia dovrà sciogliere le sue ambiguità. Abbiamo questa malattia: mai gettare il cuore oltre l’ostacolo, mai osare, mai avere la capacità di sognare, assumersi un rischio. Mai, sempre attaccati al nostro ombelico, alle proprie miserabili certezzucole. Ci sono uomini coraggiosi in Italia, in ogni settore, ma le strutture portanti del Paese vivono intorno a questa piccineria che è diventata ormai sordida”.

Ambasciata d’Israele a Roma
“Accogliamo positivamente la scelta del parlamento italiano di non riconoscere lo Stato palestinese e di aver preferito sostenere il negoziato diretto fra Israele e i palestinesi, sulla base del principio dei due Stati, come giusta via per conseguire la pace”.

Fulvio Scaglione (Famiglia Cristiana)
Una figura grottesca è quella che il Governo e il Parlamento si sono concessi su un tema delicatissimo. Approvare senza batter ciglio una cosa e il suo esatto contrario non è da politici ma da ciarlatani e incoscienti. Uscire da una scelta delicata facendo i clown è forse utile nell’immediato. Ma guadagnarsi la fama del buffone non aiuta esser presi sul serio. Né in Italia, né in Europa e tanto meno in Medio Oriente.

Tommaso di Francesco (Il Manifesto)
“Una pessima sceneggiata sul riconoscimento simbolico della Palestina. Con un imbroglio che poteva realizzare solo l’ambiguità patologica sulla questione mediorientale di gran parte delle forze politiche italiane, la Camera ha appravato due testi in evidente contrapposizione.

Hanan Ashrawi dell’OLP
“È infelice che la risoluzione non si impegni per l’incondizionato e ufficiale riconoscimento dello Stato di Palestina. Chiediamo al governo italiano di riconoscere lo Stato palestinese senza condizioni”

Mons. Giovanni Ricchiuti, presidente di Pax Christi Italia
“Avrei voluto partire per la Striscia di Gaza portando la ‘buona’ notizia del riconoscimento dello Stato Palestinese da parte del Parlamento Italiano, ma la delusione è forte, avendo appreso del ‘pasticcio’ delle due mozioni approvate dal Governo italiano, pur essendo in contrasto tra di loro.
Che delusione! Il Parlamento Italiano deve riconoscere la Palestina come stato che ha diritto di vivere in autodeterminazione e con confini sicuri, così come avviene da 67 anni per Israele. Porre condizioni ai Palestinesi, o parlare di ‘promuovere’ il riconoscimento, rimandano soltanto il problema e non approdano a nulla. Nonostante questa delusione il cammino della pace e della riconciliazione, dopo averlo affidato al Signore, deve continuare ad alimentare il nostro impegno di pace e di riconciliazione”.

Renato Sacco, coordinatore nazionale Pax Christi Italia
“Riconoscere lo stato di Palestina era un’indicazione importante a livello internazionale e non significava essere contro il popolo israeliano. Riconoscere lo stato palestinese è il primo passo verso la pace. Quindi la speranza per il futuro è che non ci si perda nei cavilli e nelle espressioni giuridiche, senza poi fare nulla. Anche al di là di quella che è la fattibilità concreta sarebbe stato un gesto forte di vicinanza al popolo palestinese. Chiedere il riconoscimento dello stato palestinese non significa infatti tifare per una fazione, né contestare l’esistenza dello stato israeliano, ma cercare di creare le premesse perché questo popolo possa avere una terra riconosciuta su cui vivere”. L’Italia ha perso una grande occasione, ma gli stati devono continuare a fare pressioni su Israele, anche evitando la vendita di armi al governo, settore in cui l’Italia è in prima posizione. Solo unendo alle dichiarazioni dei gesti concreti si può sperare che qualcosa cambi, altrimenti si parla di pace, ma non si ferma la guerra”

 Moni Ovadia

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