Hebron e la coscienza di Israele

6 aprile 2012

 

Christian Elia

Sono arrivati all’alba del 4 aprile, come nelle operazioni contro le organizzazioni criminali. Il governo israeliano ha mandato una unità di élite della polizia per evacuare una decina di persone che avevano occupato una palazzina nella città palestinese di Hebron, al-Khalīl per gli arabi, in Cisgiordania, trenta chilometri a sud di Gerusalemme.

A coloro che non hanno mai messo piede a Hebron può apparire un’esagerazione, ma non è così. Il movimento dei coloni ultra ortodossi in Israele è ormai un allarme sociale. Il problema sarebbe interno al rapporto di Israele con i fanatici religiosi, se questi non se la prendessero con i palestinesi.

La palazzina occupata, infatti, appartiene a famiglie arabe. Gli estremisti ebrei sostengono che l’occupazione è avvenuta dopo un regolare acquisto, avvenuto tramite i servigi di un mediatore, mentre da parte palestinese si avanza il sospetto che il loro ingresso sia stato reso possibile da una truffa.

Il 3 aprile 2012 i coloni avevano ignorato un ultimatum lanciato nei loro confronti dall’esercito affinché evacuassero spontaneamente l’edificio, che si trova a breve distanza dalla Tomba dei Patriarchi, simbolo sacro per le tre grandi religioni monoteiste. La Tomba dei patriarchi, in realtà, è un complesso edificio che contiene, oltre alla moschea e alla sinagoga, anche una chiesa e la caverna Macpela, luogo che secondo la tradizione venne comprato da Abramo per seppellirvi la moglie Sara e se stesso, assieme ai figli Isacco e Giacobbe con le loro mogli.

A Hebron vivono circa 500 coloni ebrei che ritengono un loro diritto vivere dove c’è un luogo tanto sacro. Il centro storico della città è in mano loro, che hanno chiuso i palestinesi (circa 180mila) in un assedio fatto di check-point e coprifuoco. Dove una rete è stata messa come protezione per il continuo e criminale lancio di oggetti sui palestinesi che passano sotto le finestre delle case occupate dai coloni. David Wilder, un portavoce dei coloni di Hebron, ha dichiarato: “Questa non è la fine della storia, è l’inizio”.

Non ha tutti i torti a sperare in un lieto fine. Perché il governo d’Israele non è mai chiaro nei confronti di questi estremisti armati fino ai denti. Lo sgombero della palazzina è avvenuto dopo un duro faccia a faccia tra il premier Benjamin Netanyahu e il ministro della Difesa Euhd Barak. Barak aveva ordinato lo sgombero, Netanyahu aveva invalidato l’ordine, chiedendo prima un’indagine sulla vicenda per appurare se ci sia stata una compravendita regolare. Alla fine (con le pressioni internazionali) l’ha spuntata Barak. Ma resta il problema che Netanyahu sia totalmente sordo al diritto internazionale, che vieta le colonie illegali nella terra che il piano Onu, fin dal 1948, assegna ai palestinesi.

I coloni sono un pericolo pubblico. Il 25 febbraio 1994 Baruch Goldstein, un colono ebreo di Hebron, all’entrata della tomba, aprì il fuoco sui palestinesi uccidendone ventinove. Pochi mesi dopo, lasciando di stucco il mondo intero, la magistratura israeliana giudicò che Goldstein era da ritenere l’unico responsabile dell’eccidio. “Le prove mostrano senza equivoci che il dottor Goldstein ha perpetrato il crimine da solo, senza alcuna complicità della sua famiglia, di altri coloni o soldati. Noi non possiamo accusare di negligenza nessuno tra i responsabili militari”, sostenne la sentenza.

Oggi come allora, i coloni si sentono tutelati dalle divisioni e dalle ambiguità del potere politico nei loro confronti. Questa è una responsabilità. Politica e sociale. Nella colonia illegale di Kiriat Arba(alle porte di Hebron) la tomba di Goldstein è un luogo di pellegrinaggio e diffusione delle dottrine razziste dei coloni.

http://www.eilmensile.it/2012/04/06/hebron-e-la-coscienza-di-israele/

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