Hebron: tour organizzato dai coloni

Tuesday, 22 November 2011 09:19 Ben Lorber per l’Alternative Information Center

I bambini palestinesi stanno a guardare mentre i soldati israeliani scortano i coloni ebrei e i turisti sionisti per la città vecchia di Hebron, a maggioranza palestinese

Questo fine settimana più di 1000 americani e sionisti internazionali provenienti da tutte la parti del mondo si sono uniti ai 700 coloni estremisti di Hebron per celebrare la lettura della parte della Torah che descrive il biblico acquisto della terra di Hebron da parte di Abramo. Essi hanno intimidito e molestato gli abitanti palestinesi della città.

Venerdì scorso, i visitatori sionisti si sono accampati a Shouhada Street, un tempo vivace centro di commercio palestinese ed ora sotto il totale controllo israeliano.Sabato scorso, i soldati si sono posizionati per le vie della città vecchia di Hebron, forzando la chiusura dei negozi palestinesi, mentre sciami di visitatori sono stati portati a fare un giro guidato dai coloni in difesa delle presunte radici ebraiche della città vecchi di Hebron. Durante ciò che è stato pubblicizzato dal comitato di Hebron come “l’esperienza ebraica più indimenticabile della vita”, folle di giovani, per lo più uomini americani, applaudivano e cantavano ‘Am Yisrael Chai’ (Il popolo di Israele vive’) e altri canti nazionalistici, mentre gli abitanti palestinesi sono stati costretti a rimanere ai margini delle strade interne e tenuti fermi dai soldati.Sette attivisti internazionali e due palestinesi sono stati arrestati.

Mentre alcuni visitatori sono stati rispettosi verso i negozianti e i residenti palestinesi, molti si sono comportati in modo apertamente ostile. Mohammed Awawdeah possiede un piccolo negozio nel centro storico, e vende bottiglie di vetro riempite con intricati disegni di sabbia colorata. Alcune delle sue bottiglie sono state distrutte da un colono di passaggio.

Bottiglie rotte dai coloni di Hebron e dai turisti sionisti di passaggio

“E’ venuto e ha rotto la mia merce” ha raccontato Awawdeah. “L’ho riferito alla polizia ma loro non sono qui per noi, sono qui per i coloni … Non sono neanche arrabbiato per il danno, sono arrabbiato con i soldati che permettono loro di fare tutto questo”.

La polizia israeliana ha raccolto i particolari dell’incidente e ha detto che farà ulteriori indagini. Ma le indagini contro i coloni accusati di danneggiare i palestinesi o la loro proprietà sono estremamente rare nei Territori Occupati. Quando si verificano, arresti e procedimenti giudiziari sono improbabili.

Hamday Dwaik ha deciso di chiudere la sua panetteria nella città vecchia, dal momento che il suo negozio era stato preso di mira dai coloni durante l’evento dello scorso anno. “I coloni non vogliono che io apra il negozio. Se lo apro butteranno i miei prodotti per terra, e nessuno li comprerà” ha raccontato.

Laila Slemiah, che lavora presso il negozio delle ‘Donne di Hebron’, un collettivo di donne nella città vecchia che vende keffiyeh e ricami, ha deciso di non chiudere il suo negozio. “So che nessuno comprerà da me oggi”, ha detto, “ma devo tenere il negozio aperto. Non ho paura di loro.”

Sono stati segnalati scontri anche tra gli americani in visita e gli attivisti internazionali. Un attivista ha raccontato che “mentre stavamo camminando, un gruppo di giovani ragazzi americani ebrei si è messa a discutere con noi. Sono diventati minacciosi verso di noi, e uno di loro aveva un M16 intorno alla vita. Ci hanno detto che ci avrebbero rotto le macchine fotografiche, hanno detto al proprietario palestinese del vicino negozio che avrebbero bruciare il suo locale, mi hanno detto che sarei morto sul pavimento … ”

Poiché questo evento è pubblicizzato dalla comunità sionista come il “ritorno in patria” ordinato dalla Bibbia, è stata fondata negli Stati Uniti e in Israele un’organizzazione che si chiama Progetto Hayei Sarah, che offre un’interpretazione del rapporto biblico che c’era tra Abramo ed Hebron di fronte ai tentativi sionisti di strumentalizzare la religione al fine di appropriarsi della città.

 

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