HOMS E IL “MURO DEL SILENZIO”, LA VERITÀ DI UNA RELIGIOSA

MERCOLEDÌ 15 FEBBRAIO 2012

Quello che accade in Siria viene riportato solo in parte. È come vedere solo la metà di un quadro, non il dipinto nella sua interezza. Ma di questa ‘mancanza’ la prima a pagare è la popolazione civile, vittima inconsapevole di un conflitto che si sta consumando sopra le loro teste”: a raccontare alla MISNA il lato ‘oscuro’ della crisi siriana è Agnès Mariam de la Croix, superiora carmelitana del monastero di San Giacomo il mutilato a Qara, nel nord del paese.

“All’inizio, quando verso il mese di marzo 2011 sono cominciate le proteste contro il regime, la mancanza di informazioni precise su quello che stava accadendo era da attribuirsi all’omertà del governo di Damasco e agli ostacoli posti ai giornalisti, a cui i visti venivano concessi con il contagocce” racconta la religiosa, critica nei confronti del regime di Bashar al Assad ma più volte espostasi contro l’Osservatorio siriano dei diritti dell’uomo, diretto dallo storico oppositore del partito Baath, Rami Abdel Ramane.

“Ma poi alcuni media, in particolare le televisioni satellitari finanziate da capitali del Golfo come Al Jazeera e al Arabiya hanno iniziato a diffondere un’informazione ‘tendenziosa’, a tratti propagandistica di quanto stava accadendo nel paese. È a questo punto che ci siamo resi conto di una sorta di scollamento tra la realtà e le notizie che ha assunto le dimensioni di un vero e proprio muro del silenzio” osserva la superiora, che riguardo i massacri in corso da giorni a Homs sottolinea come “a rispondere al fuoco dell’esercito che bombarda la città ci sono bande di uomini armati non identificati che allo stesso tempo si macchiano di crimini orribili contro la povera gente, sparando anche sui bambini e costringendo tutti a schierarsi al fianco della ribellione”.

Per questo motivo “e non perché siano stati minacciati in qualità di comunità religiosa – insiste Mariam de la Croix – i cristiani hanno abbandonato Homs. Perché non volevano schierarsi in una rivolta dai toni sempre più violenti”. Una verità, quella raccontata dalla religiosa, che sta cominciando ad affiorare anche grazie a numerose denunce solo da poche settimane, secondo la superiora per cui anche ora che “è in atto un conflitto sanguinoso, nessuno ha mai messo in dubbio dati e stime fornite dall’Osservatorio siriano per i diritti umani basato a Londra, quando noi, qui, riceviamo informazioni contrastanti e dati molto più complessi, per interpretare la realtà di una crisi che assume toni sempre più fondamentalisti”.

Pur ribadendo “l’adesione totale ai principi di libertà e democrazia propugnati nelle pacifiche manifestazioni dei dimostranti e il sostegno alle riforme politiche e sociali di cui la Siria necessita”, la religiosa sottolinea la diversa natura dell’opposizione presente a Damasco o Aleppo, rispetto ai bastioni dell’insurrezione, tutti in prossimità delle frontiere, da dove filtrano armi e combattenti”. La superiora – di madre francese, padre palestinese e cresciuta nel Libano della guerra civile – ha organizzato sul sito del monastero un programma di aiuto alle famiglie in difficoltà a cui si può contribuire donando il corrispettivo di una mensilità di gas da cucina, o generi alimentari.

“Sono queste le cose di cui la gente necessita a Homs, oltre ai medicinali. Molte famiglie vivono barricate in casa per timore dei cecchini e dei rapimenti, divenuti sempre più frequenti” aggiunge madre Agnès, per cui gli abitanti “schiacciati tra il fuoco dell’esercito e la minaccia dei gruppi armati, vive già in guerra ogni giorno”.

[AdL]

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