Hormuz, colpite altre due petroliere, USA-IRAN NUOVA GUERRA DEL GOLFO?

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Stretto di Hormuz. L’attacco è avvenuto, come l’altra volta, all’uscita del “collo di bottiglia” da cui passa quasi un terzo del petrolio mondiale. Mike Pompeo accusa apertamente Teheran. Khamenei rifiuta il messaggio inviatogli da Trump tramite Shinzo Abe. I 44 membri dell’equipaggio sono stati tratti in salvo dalla Marina iraniana e dalla marina militare americana, che ha inviato sul posto la Quinta Flotta. Se non sono stati gli iraniani, chi? Riunione urgente del consiglio di sicurezza dell’Onu.

Hormuz bottleneck,
il collo di bottiglia

Hormuz, colpite altre due petroliere, Usa-Iran nuova guerra del Golfo?
Beh, lo andiamo predicando da lunga pezza: lo Stretto di Hormuz, il “bottleneck”, il collo di bottiglia da cui si accede (e si esce) dal Golfo Persico, sta diventando uno dei posti più pericolosi del mondo. Ormai rivaleggia, per questo “record” alquanto sgradevole, con Gaza, il Golan, il 38° parallelo coreano e la line del cessate il fuoco in Kashmir. La differenza è che da questo budello di mare passa, tra greggio e gas liquido, quasi un terzo dell’energia mondiale. Ieri, altre due petroliere sono state attaccate all’uscita di Hormuz, nel Golfo di Oman. Proprio nel tratto al largo del porto di Fujairah, negli Emirati Arabi, dove erano state colpiti il mese scorso altri due “tanker”.

Uomini rana

La prima nave, la Front Altair, che batte bandiera norvegese, ma che era stata noleggiata dalla “CPC Corp oil refiner” di Taiwan, trasportava 75 mila tonnellate di nafta. Il portavoce cinese della società, Wu I-Fang, ha detto che la petroliera sarebbe stata colpita “da un siluro”. Balle, detto per inciso. I servizi segreti israeliani, che in genere la sanno lunga e forse si aspettavano il botto, parlano di “uomini rana”. Che avrebbero attaccato alla chiglia mine magnetiche. Dal canto loro, gli iraniani affermano di avere tratto in salvo 23 marinai. Gli uomini di Teheran sarebbero intervenuti anche per l’equipaggio (21 persone) dell’altra nave presa di mira.

I protagonisti che appaiono?

In questo caso si tratta della giapponese “Kokuka-Courageous”, piena di metanolo. Anch’essa devastata da un’esplosione. Intervistato dalla BBC, un alto ufficiale della Marina iraniana ha risolutamente negato che il suo Paese abbia a che fare con gli attentati. E ha parlato di “qualcuno che tenta di destabilizzare la regione”. Beh, chiunque sia, ci sta riuscendo. Alla grande. Sappiamo come la pensa Trump, che forse non vede l’ora di menare le mani e di calare qualche bastonata sui turbanti degli ayatollah. Sinceramente, deve stare attento a scherzare col fuoco, perché potrebbe ustionarsi. E bruciare anche penne e piume di chi non c’entra. Come noi.

Minaccia crisi petrolifera

Intanto Germania e Francia frenano, atterrite e pregano la Casa Bianca (assieme a tutti i santi) di darsi una calmata. Le sanzioni economiche imposte dagli americani, con la scusa di un trattato nucleare insoddisfacente (ma gli iraniani stavano osservando alla lettera le clausole del documento) si stanno rivelando devastanti per Teheran. Comunque, gli analisti si aspettavano qualche “risposta”, specie dopo che l’altro giorno la Casa Bianca aveva impallinato la principale società petrolchimica della Teocrazia persiana. Intanto, il mordi e fuggi di Trump sta facendo imbufalire la Guida Suprema iraniana, Alì Khamenei, che ieri ha assestato uno sganassone (diplomatico, è ovvio) al Presidente Usa.

Il giapponese Abe, ma Bolton

Quando il premier giapponese Shinzo Abe gli ha passato la lettera di Trump, nella quale si parlava di “nuovi amichevoli trattative”, l’ayatollah glie l’ha strappata in faccia. Metaforicamente è ovvio. E rispedendola di mala maniera al mittente, ha aggiunto, in sostanza, che Trump parla “con lingua biforcuta”. Facendo intuire che potrebbe finirgli come Custer al Little Big Horn, quando Toro Seduto e Cavallo Pazzo gli fecero pelo e contropelo. Ma lui non si cuoce. Ha subito spedito la Quinta flotta, di base in Bahrain, per mostrare i muscoli. In particolare, il caccia Bainbridge avrebbe contribuito a salvare una parte degli equipaggi.

Perché sempre fuori dal Golfo?

Un ufficiale Usa ha detto alla BBC che saranno fatti accertamenti sulle lamiere delle due navi, per poter risalire ai mezzi usati nell’attacco (e alla “firma” degli esplosivi”). Paolo D’Amico, chairman della Intertanko, associazione che raggruppa gli armatori, ha detto che la situazione potrebbe precipitare e che “i rifornimenti di petrolio per l’intero mondo occidentale stanno diventando a rischio”. Ieri il prezzo del greggio, dopo pochi minuti, era aumentato di quasi il 5%. Altri due botti e la benzina comincerà a costare quanto una bottiglia di Chianti.

 

 

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