I diritti dei rifugiati palestinesi sotto attacco nella manovra Usa- Israele

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Articolo pubblicato precedentemente da Invictapalestina

I palestinesi sono  preoccupati che il mandato concesso all’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi, UNRWA, possa volgere al termine
Di Ramzy Baroud – 2 maggio 2022

Immagine di copertina: Un membro della polizia israeliana discute con un fotografo palestinese mentre i musulmani si riuniscono per partecipare alla preghiera di Eid Al-Fitr. (AFP)

I palestinesi sono giustamente preoccupati che il mandato concesso all’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi, UNRWA, possa volgere al termine. La sua missione, iniziata nel 1949, non è stata solo quella di fornire aiuti urgenti e sostegno a milioni di rifugiati. È anche una piattaforma politica che protegge e preserva i diritti di diverse generazioni di palestinesi.

Sebbene l’UNRWA non sia stata istituita come piattaforma politica o giuridica di per sé, il contesto del suo mandato era in gran parte politico, poiché i palestinesi sono diventati rifugiati a seguito di eventi militari e politici: la pulizia etnica del popolo palestinese da parte di Israele e il rifiuto di quest’ultimo di rispettare il diritto al ritorno dei palestinesi, come sancito dalla Risoluzione 194 (III) dell’11 dicembre 1948 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

L’UNRWA è stata istituita dalla Risoluzione UNGA 302 (IV) con “un mandato umanitario e di sviluppo per fornire assistenza e protezione ai rifugiati palestinesi in attesa di una soluzione giusta e duratura alla loro difficile situazione”. Purtroppo, non è stata raggiunta né una “soluzione duratura” alla difficile situazione dei profughi, e nemmeno un orizzonte politico. Invece di usare questa consapevolezza come un modo per rivisitare l’incapacità della comunità internazionale di portare giustizia in Palestina e di ritenere responsabili Israele e i suoi benefattori statunitensi, sono l’UNRWA e, per estensione, i rifugiati ad essere puniti.

In un severo avvertimento del 24 aprile, il capo del Comitato Politico del Consiglio Nazionale Palestinese, Saleh Nasser, ha affermato che il mandato dell’UNRWA potrebbe volgere al termine. Nasser ha fatto riferimento a una dichiarazione del Commissario Generale Philippe Lazzarini sul futuro dell’organizzazione. La dichiarazione di Lazzarini, pubblicata il giorno prima, lasciava spazio a qualche interpretazione, anche se era chiaro che qualcosa di fondamentale riguardante lo status, il mandato e l’operato dell’UNRWA stava per cambiare. “Possiamo ammettere che la situazione attuale è insostenibile e comporterà inevitabilmente l’erosione della qualità dei servizi dell’UNRWA o, peggio, la loro interruzione”, ha affermato Lazzarini. Nasser ha affermato che questo è stato “un preludio per i donatori a cessare il loro finanziamenti all’UNRWA”.

Il tema del futuro dell’UNRWA è ora una priorità all’interno del dibattito politico palestinese e arabo in generale. Qualsiasi tentativo di annullare o ridefinire la missione dell’UNRWA rappresenterà una sfida seria e senza precedenti per i palestinesi. L’ente fornisce supporto educativo, sanitario e di altro tipo a 5,6 milioni di palestinesi in Giordania, Libano, Siria, Striscia di Gaza e Cisgiordania, inclusa Gerusalemme Est. Con un bilancio annuale di 1,6 miliardi di dollari (1,5 miliardi di euro), questo supporto e l’enorme rete creata dall’organizzazione non possono essere facilmente sostituiti.

Altrettanto importante è la natura politica dell’organizzazione. L’esistenza stessa dell’UNRWA significa che c’è una questione politica che deve essere affrontata riguardo alla difficile situazione e al futuro dei rifugiati palestinesi. Infatti, non è la semplice mancanza di entusiasmo a finanziare l’organizzazione che ha causato l’attuale crisi. È qualcosa di più grande e molto più sinistro.

Nel giugno 2018, Jared Kushner, genero e Consigliere dell’ex Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, ha visitato Amman, dove, secondo la rivista Foreign Policy, ha cercato di persuadere Re Abdullah a togliere lo status di rifugiati a 2 milioni di palestinesi che vivono in Giordania. Questo, insieme ad altri tentativi, è fallito.

Tre mesi dopo, l’amministrazione Trump ha deciso di cessare il suo sostegno finanziario all’UNRWA. In quanto principale finanziatore dell’organizzazione, all’epoca circa il 30% dei finanziamenti dell’UNRWA proveniva dagli Stati Uniti, questa decisione è stata devastante. Tuttavia, l’UNRWA ha continuato a zoppicare aumentando la sua dipendenza dal settore privato e dalle donazioni individuali.

Sebbene la dirigenza palestinese abbia celebrato la decisione dell’amministrazione Biden di riprendere il finanziamento americano dell’UNRWA nell’aprile dello scorso anno, una clausola nella mossa di Washington è stata in gran parte tenuta segreta. Gli Stati Uniti hanno accettato di finanziare l’UNRWA solo se questa avesse accettato di firmare un piano biennale, noto come quadro di cooperazione USA-UNRWA. In sostanza, questo ha effettivamente trasformato l’UNRWA in una piattaforma per le politiche israeliane e americane in Palestina, per cui l’organismo delle Nazioni Unite ha acconsentito alle richieste statunitensi, e quindi israeliane, di garantire che nessun aiuto raggiungesse alcun rifugiato palestinese che avesse ricevuto un addestramento militare “come membro del cosiddetto Esercito di Liberazione Palestinese” o in altre organizzazioni o si fosse “impegnato in qualsiasi atto di resistenza”. Inoltre, il quadro prevede che l’UNRWA monitori i “contenuti del programma palestinese”.

Stipulando un accordo con il Dipartimento di Stato americano, “l’UNRWA si è effettivamente trasformata da agenzia umanitaria che fornisce assistenza e soccorso ai rifugiati palestinesi, a agenzia di sicurezza che promuove la sicurezza e l’agenda politica degli Stati Uniti e, in definitiva, di Israele”, ha osservato il Centro di Risorse per la Residenza Palestinese e i Diritti dei Rifugiati BADIL.

Le proteste palestinesi non hanno cambiato la nuova realtà, che altera di fatto l’intero mandato concesso all’UNRWA dalla comunità internazionale più di 70 anni fa. Peggio ancora, i Paesi europei hanno seguito l’esempio quando, lo scorso settembre, il Parlamento Europeo ha avanzato un emendamento che condizionava il sostegno dell’Unione Europea all’UNRWA sulla redazione di libri di testo scolastici palestinesi che presumibilmente “incitano alla violenza” contro Israele.

Invece di concentrarsi sulla chiusura immediata dell’UNRWA, gli Stati Uniti, Israele e i loro sostenitori stanno lavorando per cambiare la natura della missione dell’organizzazione, riscrivendo completamente il suo mandato originale. Ora ci si aspetta che un’agenzia creata per proteggere i diritti dei rifugiati protegga gli interessi israeliani, americani e occidentali in Palestina.

Sebbene l’UNRWA non sia mai stata un’organizzazione perfetta, è riuscita ad aiutare milioni di palestinesi nel corso degli anni, preservando la natura politica della loro difficile situazione.

Sebbene l’Autorità Palestinese, varie fazioni politiche, governi arabi e altri abbiano protestato contro i progetti israelo-americani contro l’UNRWA, è improbabile che tali mosse facciano molta differenza considerando che l’UNRWA stessa si sta arrendendo alle pressioni esterne. Mentre i palestinesi, gli arabi e i loro alleati devono continuare a combattere per la missione originaria dell’UNRWA, devono anche sviluppare urgentemente piani e piattaforme alternative che possano proteggere i rifugiati e impedire che il loro diritto al ritorno venga marginalizzato e, alla fine, dimenticato.

Se i profughi palestinesi vengono rimossi dall’elenco delle priorità politiche riguardanti il ​​futuro di una pace giusta in Palestina, non sarà possibile ottenere né giustizia né pace.

Ramzy Baroud è giornalista ed editore di The Palestine Chronicle. È autore di cinque libri. Il suo ultimo è “Queste catene saranno spezzate: storie palestinesi di lotta e sfida nelle carceri israeliane” (Clarity Press, Atlanta). Baroud è un ricercatore senior non residente presso il Centro per l’Islam e gli Affari Globali (CIGA), Università Zaim di Istanbul (IZU).

Traduzione di Beniamino Rocchetto . Invictapalestina.org

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