I giovani di Gaza fanno sentire la loro voce

 

di Ramzy Baroud

7 settembre  2017

All’ora di andare a letto, ho paura di spegnere la luce. Non sono un pauroso, ma mi preoccupo che la lampadina che pende dal soffitto, è l’ultima luce che resta a illuminare la mia vita.

Subito dopo aver scritto queste parole, Moath Alhaj, un giovane artista di un campo di rifugiati a Gaza, è morto nel sonno. Dopo che era sparito per due giorni, gli amici di Moath hanno buttato giù la porta della sua casa e lo hanno trovato raggomitolato  con la sua coperta in un posto dove aveva vissuto da solo per 11 anni.

Moath viveva nel Campo di rifugiati di Nuseirat, uno de campi più affollati di Gaza, il cui nome è associato ad avversità storiche, alla guerra a una leggendaria resistenza. Cresciuto negli Emirati Arabi Uniti, Moath era tornato a Gaza per entrare nell’Università Islamica, ma è rimasto lì facendo l’esperienza di tre guerre e di un blocco durato un decennio.

In qualche modo il giovane manteneva un’apparenza di speranza come veniva nei suoi molti disegni e commenti emotivi.

Fin da quando era giovane, Moath aveva imparato a vivere in un mondo tutto suo. Il mondo esterno glie sembrava imprevedibile e, a volte, crudele.

Quando sua madre morì, Moath aveva soltanto 1 anno. Suo padre morì di cancro negli Emirati Arabi Uniti e, a causa delle circostanze al di là del suo controllo, Moath visse da solo. A tenergli compagnia c’erano i suoi amici del quartiere, ma principalmente erano le sue espressioni artistiche modeste e tuttavia profonde.

Sorridi, possa la guerra provare vergogna,” era uno delle sue vignette dove una ragazzina con un vestito a fiori volta le spalle al lettore e guarda dall’altra parte.

I personaggi dell’arte di Moath avevano sempre gli occhi chiusi, come se si rifiutassero di vedere il mondo intorno a loro e insistessero a immaginare un mondo migliore dentro i loro stessi pensieri.

Dopo che il suo corpo è stato esaminato scrupolosamente, i dottori hanno concluso che Moath era morto in conseguenza di un infarto. Il suo cuore carico  di infelicità personali e collettive indicibili si era arreso. E proprio così, uno dei migliori giovani di Gaza è stato sepolto in un cimitero sempre affollato. I media sociali  vibravano  con espressioni di  cordoglio pubblicate per lo più da giovani palestinesi di Gaza, devastati a sentire che Moath era morto, che la sua ultima luce si era estinta e che la vita del giovane era terminata, mentre l’assedio e lo stato di guerra rimangono.

In quella stessa settimana, i Palestinesi hanno commemorato il terzo anniversario della fine della devastante guerra israeliana contro la Striscia. La guerra aveva ucciso oltre 2.200 palestinesi, la maggioranza dei quali erano civili, e 71 israeliani, la maggior parte dei quali erano soldati.

La guerra ha lasciato Gaza in rovine, dato che oltre 1.700 case sono state completamente distrutte e altre strutture, compresi ospedali, scuole e fabbriche son state distrutte o gravemente danneggiate.

La guerra ha distrutto completamente qualsiasi parvenza di economia che la Striscia aveva avuto. Oggi, l’80% di tutti i Palestinesi di Gaza vive al di sotto della linea di povertà, e la maggioranza di questi dipendono dagli aiuti umanitari.

Esiste un’intera generazione di Palestinesi a Gaza che sono cresciuti senza sapere niente se non guerra e assedio e che non hanno mai visto il mondo che c’è oltre i confini  infausti  di Gaza.

Queste sono le voci di alcuni giovani di Gaza che gentilmente hanno condiviso le loro tragiche storie personali, sperando che il mondo presti attenzione alle loro richieste di libertà e di giustizia.

Isra Migdad è una studentessa di finanza all’Università Islamica di Gaza:

“Dopo che la nostra casa era stata parzialmente danneggiata durante la guerra israeliana del 2014, c’è voluto circa un anno e mezzo alla mia famiglia per ricostruirla, a causa del ritardo con cui si lasciava entrare il materiale da costruzione nella Striscia di Gaza e dei proibitivi di tale materiale quando era disponibile. Nel 2014 ho perduto la  mia borsa di studio per la chiusura e per la difficile situazione finanziaria della mia famiglia dopo la guerra.

“Ho trascorso gli ultimo tre anni a fare domande per la borsa di studio, e ho soltanto appreso  che molte università in Europa non sanno nulla, o molto poco, dell’assedio israeliano a Gaza e della prolungata chiusura dei confini. Ho ottenuto un’altra borsa di studio, ma l’ho perduta di nuovo dato che non avevo il tempo sufficiente per completare  le mie modalità  del viaggio e trattare per la mia uscita da Gaza.

“Sì, voglio una vita migliore ma, inoltre, amo Gaza. La situazione, tuttavia, sta diventando più difficile ogni giorno che passa. E’ duro trovare un impiego stabile, e anche se si ottiene un’opportunità altrove, è quasi impossibile andare via.

Ghada, 23 anni, ha studiato Letteratura inglese e attualmente lavora come traduttrice:

“Giorno per giorno la situazione a Gaza diventa più complicata e anche peggiore di prima. Dall’ultima guerra fino a oggi, nulla sembra migliorare. Proprio nulla.

“Durante il mio lavoro al Centro Palestinese per il Commercio (Pal-Trade), che è incentrato sull’economia palestinese, ogni giorno vedo persone che lottano in tutti i settori dell’economia. La crisi dell’elettricità sta distruggendo le aziende dovunque. Il settore agricolo è in rovina dato che gli agricoltori non posso esportare i loro prodotti e non possono avere accesso al mercato palestinese in Cisgiordania.

“Malgrado le considerevoli promesse dei benefattori di appoggiare la ricostruzione dopo il conflitto del 2014, la situazione per i Palestinesi che vivono a Gaza non è mai stata peggiore. Inoltre gli abitanti di Gaza stanno affrontando una preoccupante carenza di acqua potabile e di un sistema adeguato e giusto di raccolta dei rifiuti. Perfino il mare è diventato inquinato a causa dei liquami che vi vengono scaricati ogni giorno. Ci sono poche speranze all’orizzonte di condizioni migliori.”

Banias Harb è un’insegnante:

“La chiusura e il blocco senza precedenti imposto a Gaza, hanno creato un senso di impotenza. Il problema più frustrante che i giovani hanno sofferto è la chiusura del valico di confine di Rafah. I giovani di Gaza costituiscono circa un terzo della popolazione palestinese e, tuttavia, meno del 10% di tutti i giovani sono stati in grado di vedere che cosa c’è al di là di Gaza. Ci sentiamo abbandonati. Soli.”

Kholod Zughbor ha una laurea in Letteratura inglese dell’Università Alazhar di Gaza:

“L’assedio a Gaza dura  fin dal 2006. Qui la situazione è stata terribile, anche prima che cominciassero le guerre. La disoccupazione a Gaza si stima che sia del 60%.

“Ho assistito a tre guerre. Ho visto la vita peggiorare gradualmente, specialmente dopo l’ultima. Tre anni dopo la guerra del 2014, la situazione sta diventando più difficile e più avvilente. La Striscia di Gaza è lontana da una completa ripresa e quello che si è costruito è soltanto una goccia nell’oceano della distruzione.”

Sondos ha una laurea  in Letteratura inglese. Fa la assistente sociale:

“In quanto assistente sociale, ho visitato oltre 350 famiglie che hanno subito l’impatto della guerra e dei suoi postumi. Sono oppresse da profonde cicatrici psicologiche e sono costantemente dominate da un senso di catastrofe imminente. In ogni casa che ho visitato, c’è una storia straziante di povertà, disoccupazione, paura del futuro, paura di un’altra guerra di Israele.

“Senza una pressione esterna su Israele, gli abitanti di Gaza, continueranno a rivivere questo incubo nella loro prigione a cielo aperto. Non possono né ricostruire le loro case distrutte, importare i beni di prima necessità, né avere accesso all’energia elettrica e all’acqua pulita, su base regolare.

“Gaza, però, continuerà   ad aggrapparsi  alla vita e a non cadrà nella disperazione. I nostri giovani continueranno a perseguire l’istruzione superiore e lavoreranno sodo    per raggiungere i loro obiettivi, indipendentemente dai problemi. Continueranno a usare la loro immaginazione per superare tutti gli ostacoli, come abbiamo fatto per molti anni. Il coraggio e la determinazione sono le nostre qualità più preziose.”

Nella foto: protesta contro l’azione militare di Israele contro Gaza, nel luglio 2014.

Yousef Aljamal, scrittore e dottorando di Gaza, ha collaborato a questo  articolo.

Ramzy Baroud è un giornalista, scrittore e direttore di Palestine Chronicle. Il suo prossimo libro è: ‘The Last Earth: A Palestinian Story’ (Pluto Press). Baroud ha u dottorato in Studi Palestinesi dell’Università di Exeter ed è Studioso  Non Residente presso il Centro Orfalea per gli Studi Globali e Internazionali all’Università della California. Visitate il suo sito web: www.ramzybaroud.net

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/gaza-youth-speak-out

Originale: non indicato

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2017 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

 

 

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