I gruppi per i diritti umani si rivolgono agli esperti delle Nazioni Unite per affrontare la politica israeliana di trattenere i resti mortali dei palestinesi

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tratto da: INVICTA PALESTINA

29/06/2020

Dal 2015, le autorità israeliane hanno trattenuto i corpi di oltre 250 palestinesi uccisi o giustiziati in circostanze extragiudiziali.

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Al-Haq – 27 Giugno 2020

Il 22 giugno 2020, tre organizzazioni palestinesi e regionali per i diritti umani hanno presentato una richiesta congiunta al meccanismo di esperti delle Nazioni Unite (ONU) sui diritti delle popolazioni native (EMRIP), nonché ai relativi mandati delle procedure speciali, in merito alla decennale pratica illegale israeliana di trattenere i resti mortali dei civili palestinesi. Inviato per conto del Jerusalem Legal Aid and Human Rights Center (JLAC), Al-Haq, Law in the Service of Man e il Cairo Institute for Human Rights Studies (CIHRS), la presentazione è stata preparata in risposta all’invito del meccanismo di esperti a fornire informazioni sulla sua prossima relazione sul rimpatrio di reliquie e resti umani ai sensi della Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti delle popolazioni native. La versione finale della relazione sarà presentata al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite nella sua 45a sessione ordinaria nel settembre 2020.

Le organizzazioni hanno chiesto all’EMRIP di affrontare la politica illegale di Israele nel loro prossimo rapporto e hanno sollecitato il meccanismo per raccomandare l’immediato restituzione dei corpi di palestinesi deceduti trattenuti da Israele, porre fine a questa politica e revocare tutte le restrizioni ai funerali palestinesi e ai rituali di lutto,  che violano i loro diritti fondamentali ai sensi del diritto internazionale.

La presentazione si basa sulla documentazione di 12 anni del JLAC nel rappresentare le famiglie palestinesi, i cui corpi dei propri cari continuano ad essere trattenuti, sono scomparsi o sono stati fatti sparire con la forza dalle autorità di occupazione israeliane, davanti all’Alta Corte di Israele. Esso integra inoltre il lavoro di difesa internazionale svolto da JLAC, Al-Haq e CIHRS nel richiamare l’attenzione sulle misure punitive collettive illegali attuate dalle autorità di occupazione israeliane contro il popolo palestinese e chiedere giustizia internazionale e la responsabilizzazione di Israele per crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Tali sforzi sono particolarmente urgenti alla luce dell’approvazione da parte della magistratura israeliana della politica di trattenere i corpi dei palestinesi, sottolineando l’importanza di attivare meccanismi di responsabilità internazionali.

Divisa in due sezioni, la prima sezione della presentazione offre un contesto storico della politica israeliana di trattenere i corpi nelle sue varie fasi negli ultimi cinquant’anni di occupazione militare israeliana. Traccia l’evoluzione della pratica da un’applicazione incoerente ad una sospensione temporanea, quindi al suo ripristino, che culmina negli attuali sforzi per regolarla e sistematizzarla attraverso la legislazione e le sentenze dei tribunali israeliani. La seconda sezione della presentazione delinea il quadro giuridico che istituzionalizza la pratica di trattenere i corpi dei palestinesi e il modo in cui la magistratura israeliana ha gestito i ricorsi palestinesi contro questa politica attraverso un calendario legale dettagliato che traccia gli sviluppi più importanti che la politica ha subito.

Le organizzazioni sostengono che le pratiche israeliane di trattenere i corpi dei civili palestinesi, nei “cimiteri dei numeri” o negli obitori militari, e l’imposizione di restrizioni e condizioni ai funerali e ai riti di lutto violano l’articolo 12, paragrafo 2, della Dichiarazione delle Nazioni Unite sui Diritti delle popolazioni native. Esse violano inoltre le consuete norme di diritto umanitario internazionale in materia di smaltimento dei corpi delle vittime di guerra, oltre ai diritti umani alla dignità, alla vita familiare, alla libertà religiosa e ai costumi culturali, e il divieto di maltrattamenti o pene crudeli, disumane o degradanti. Inoltre, trattenere le spoglie mortali e imporre condizioni severe ai funerali equivale a una punizione collettiva illegale, vietata ai sensi dell’articolo 50 dei regolamenti dell’Aia (1907) e dell’articolo 33 della Quarta Convenzione di Ginevra (1949).

In determinate circostanze, la pratica israeliana di trattenere i morti e di non comunicare alle famiglie il luogo in cui si trovano possono ulteriormente soddisfare la definizione del crimine di sparizione forzata come stabilito nella Convenzione internazionale per la protezione di tutte le persone dalle sparizioni forzate (ICPPED).

Dal 2015, le autorità israeliane hanno trattenuto i corpi di più di 250 palestinesi uccisi o giustiziati in circostanze extragiudiziali dalle forze di occupazione israeliane. Alla fine di maggio 2020, 62 di questi corpi rimangono “detenuti” in custodia israeliana con il pretesto di essere usati come “moneta di scambio” in potenziali negoziazioni di prigionieri. Inoltre, 253 corpi continuano a languire nei cosiddetti “cimiteri per combattenti nemici”, in alcuni casi per decenni.

La versione completa della presentazione all’EMRIP e ad altre pertinenti procedure speciali delle Nazioni Unite è disponibile a questo link.

Trad: Beniamino Rocchetto – Invictapalestina.org

 

rivolgono agli esperti delle Nazioni Unite per affrontare la politica israeliana di trattenere i resti mortali dei palestinesi

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