I messaggi di Panetta

admin | October 4th, 2011 – 9:52 am

Non succede spesso che un segretario alla difesa statunitense invii così tanti messaggi in così poco tempo. Non succede spesso che un politico esperto, del calibro di Leon Panetta, esterni messaggi politici così poco in linea con l’aria che si respira non solo nel Congresso americano, ma anche all’interno dell’amministrazione Obama. Eppure così è successo. Panetta, ex capo della Cia e ora segretario alla Difesa, ha lanciato molti sassi nello stagno della politica americana in Medio Oriente. E questi sassi nello stagno sembrano diretti anche a chi, all’interno del mondo politico americano, tra il Congresso, la Casa Bianca e i ministeri, ha spinto perché gli Stati Uniti facessero la voce grossa nei confronti dei palestinesi. Il bersaglio di Panetta sembra soprattutto la linea che dice: o i palestinesi ritirano la richiesta di riconoscimento dello Stato di Palestina e ritornano a più miti consigli, oppure noi tagliamo i fondi. Muro contro muro, insomma.

Prima di partire per il suo tour mediorientale, invece, Panetta dice esattamente il contrario. Dice a Israele: non si può pensare di sostenersi in Medio Oriente, nel pieno della Primavera araba, solo con lo strumento militare. Con l’idea, dunque, che la potenza militare israeliana – che è tale perché sostenuta dall’alleato americano – possa salvare Israele e farle attraversare il periodo più difficile e confuso della storia del Medio Oriente dell’ultimo mezzo secolo.

Un ballon d’essai decisamente sorprendente, per un segretario alla Difesa, politico di lunga esperienza, e per giunta ex capo della CIA…

In a blunt assessment made as he was  traveling to Israel, Panetta said the ongoing upheaval in the Middle  East makes it critical for the Israelis to find ways to communicate with  other nations in the region in order to have stability. “There’s not much question in my mind that they maintain that  (military) edge,” Panetta told reporters traveling with him. “But the  question you have to ask: Is it enough to maintain a military edge if  you’re isolating yourself in the diplomatic arena? Real security can  only be achieved by both a strong diplomatic effort as well as a strong  effort to project your military strength.”

E non sono  affermazioni estemporanee, quelle che hanno preceduto la partenza di Leon Panetta  dagli Stati Uniti in direzione Medio Oriente e Nord Africa. Oggi Panetta sarà al Cairo, a pochi giorni dalla visita in Egitto del segretario di Stato Hillary Clinton, che in una delle fasi più delicate e complicate della transizione egiziana, mentre tutti  i movimenti che hanno partecipato alla rivoluzione aumentano la loro pressione sul Consiglio Militare Supremo, ha pensato bene di esternare il suo appoggio alle alte gerarchie militari… Il segretario alla difesa, dicono fonti del Pentagono citate dalla France Presse, sarà invece più cauto: He will also “encourage the transitional government to take the  necessary and irreversible steps to clear the way for democracy,” said a  senior defence official, who spoke on condition of anonymity.

Dopo aver incassato l’interessato sostegno del turco Recep Tayyep Erdogan, Panetta ha detto che non si risolvono i problemi tagliando i fondi all’Autorità Nazionale Palestinese, come ha deciso il Congresso. Fondi che, in effetti, sono già stati congelati. E a rischio è anche un programma sanitario da 85 milioni di dollari: la domanda è, a questo punto, perché mai dovrebbe saltare un programma sanitario, sulla questione del riconoscimento dello Stato di Palestina da parte dell’ONU? Chi deve pagare per una richiesta di questo tipo? E i malati palestinesi, a questo punto, dove dovrebbero farsi curare? Immagino negli ospedali più vicini, quelli israeliani.

A questo punto, una riflessione sull’amministrazione Obama. Le frasi di Panetta sono molto interessanti, ma è difficile capire dove si voglia arrivare. Panetta esprime, ancora una volta, la compresenza di due linee e di due scuole di pensiero all’interno dell’amministrazione? Oppure Panetta fa la parte della colomba in una strategia che prevede bastone e carota nei confronti degli arabi, e in particolare dei palestinesi? Le due risposte non sono in alternativa, certo. Ma le affermazioni di Panetta segnalano, in ogni caso, un disagio profondo in alcuni circoli democratici, a Washington. E anche un po’ di disagio nei circoli militari. Il muro contro muro non facilita le cose agli americani in Medio Oriente. Per nulla… E la risposta a distanza di Erdogan, che condivide con Panetta l’idea che Israele si stia isolando, vuol dire una sola cosa: gli USA non possono sottovalutare non solo quello che sta succedendo a sud di Israele, ma anche a ovest e a nord. Inasprire ancor di più i toni con la Turchia – non solo per la questione della Freedom Flotilla, ma anche con la storia dei sondaggi per la ricerca del gas che coinvolge Cipro – non aiuta nessuno. Non aiuta Israele. E non aiuta di certo Washington, che nel teatro mediorientale – è meglio non dimenticarlo – ha ancora parecchie truppe. L’alleanza con Israele è solida, non c’è dubbio, ma è probabile che al Pentagono qualcuno pensi che non si può sacrificare – per quest’alleanza – il rapporto con la Turchia.

L’immagine è la Mappa di Madaba.

 

 

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