I monasteri di Sant’Antonio Abate e San Paolo l’ Eremita

A 140 km a sud-est del Cairo, nel deserto orientale vicino al Mar Rosso, ci sono a poca distanza l’uno dall’altro, due antichissimi monasteri copti, uno dedicato a Sant’ Antonio Abate e l’altro a San Paolo l’Eremita. I due monasteri sono la viva testimonianza che l’Egitto, prima di diventare un paese a maggioranza musulmana, era un paese cristiano, un paese evangelizzato già nel primo secolo dopo Cristo.

Questi monasteri sono dedicati a due santi con molti tratti in comune, entrambi vissuti nel terzo secolo, entrambi egiziani, giovanissimi lasciarono tutte le loro proprietà per dedicarsi ad una vita di completa solitudine, vivendo in preghiera e povertà.

Sant’ Antonio Abate  è stato uno dei più famosi eremiti nella storia della Chiesa. Nato in Egitto a vent’anni consegnò i propri bene ai poveri e si ritirò a vita solitaria nel deserto.  In seguito si spostò in una zona del Monte Pispir (oggi la località è conosciuta con il nome Wadi el–Arab) e vi rimase per vent’anni nutrendosi con il pane che gli veniva portato due volte l’anno. Morì alla veneranda età di 107 anni. Nella iconografia classica è spesso raffigurato con degli animali, soprattutto maiali e cinghiali. Nel mondo contadino il 17 gennaio, il giorno dedicato al santo, è usanza benedire le stalle e gli animali domestici. Sant’Antonio Abate è anche il patrono di quanti lavorano con il fuoco, come i pompieri, perché guariva dal fuoco dell’herpes zoster (Fuoco di Sant’Antonio).

 Anche San Paolo l’ Eremita visse tutta la sua vita nel deserto in completa solitudine, secondo la narrazione agiografica nutrito solo dal pane che un corvo regolarmente gli portava. All’ avvicinarsi della sua morte fu visitato da Sant’ Antonio Abate che lo seppelì avvolgendolo con un mantello in una fossa scavata, secondo la leggenda, da due leoni. Nella iconografia tradizionale è spesso ritratto assieme ad Antonio, con il corvo, i due leoni e la sua tunica fatta di foglie di palma intrecciate.

I due monasteri hanno una struttura simile, delle alte mura che li circondano, con porte aperte solo recentemente, perchè una volta per entrare o uscire bisognava usare dei saliscendi, con una struttura centrale a forma di fortino, con tanto di ponte levatoio e al suo interno tutto quello che poteva servire in caso di assedio. Questi fortini di colore ocra come la sabbia del deserto, che si staccano in modo incredibile dal blu del cielo egiziano, riportano con la memoria ai vecchi film in stile “beau geste” con Garry Cooper come protagonista, vedendoli ci si aspetta da un momento all’altro l’assalto dei beduini!. Non succederà, tanto vale quindi approffitare dell’ospitalità dei monaci del monastero di Sant’ Antonio Abate che a tutti i pellegrini offrono senza limitazioni: fave, thè e pane arabo.

Albus

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