I muri uccidono la pace

Era l’estate del 2003 e nonostante la solita cortina di silenzio che copriva i sanguinosissimi giorni di assedio e coprifuoco a Nablus e in tutta la Cisgiordania, un coraggioso e tenace frate francescano si offriva di accompagnarmi nei luoghi più pericolosi per vedere con i miei occhi e immortalare in quello che sarebbe poi diventato il corto “Né muri né silenzi”, la violenza senza freno dell’esercito sui civili e i primi già mostruosi blocchi del muro di separazione. In realtà non era un francescano qualsiasi… l’avevano infatti invitato a parlare di violazioni di diritti umani ad una sessione delle Nazioni Unite… Ma giudicate voi, da questo suo recente studio, la competenza e la passione di PADRE MARCO MALAGOLA, esperto certamente, ma per noi soprattutto appassionato sostenitore di BoccheScucite.

Nandino Capovilla

  I muri uccidono la pace

di Padre Marco Malagola ofm

Commissione “Giustizia e Pace” della Custodia di Terrasanta

Lo scorso 9 novembre 2009 il mondo ha ricordato il ventesimo anniversario della caduta del Muro di Berlino. Il Muro che divideva in due la città di Berlino era stato costruito nel 1961 ed era severamente sorvegliato da torrette militari di osservazione che ne proibivano l’attraversamento. Due mondi paralleli vivevano a Berlino e il Muro li separava in due opposti modelli. Molte famiglie, al momento della costruzione del Muro, rimasero separate: al di qua genitori al di là i figli con le loro famiglie. È stato un evento storico del secolo quel 9 novembre 1989! Si sgretolava il Muro, uno sbarramento che misurava 150 chilometri di muro vivo, più qualche decina di chilometri di rete ad alta tensione. La libertà cominciava a far respirare nuovamente l’Europa a due polmoni.

Il muro israeliano viene spesso paragonato al muro di Berlino. Una certa similitudine c’è, e dovrebbe far riflettere i suoi costruttori e i suoi sostenitori, che sembrano ignorare l’immensa sofferenza del popolo palestinese, nonché i colpevoli silenzi delle diplomazie occidentali che sembrano voler dimenticare che le più gravi minacce ai diritti umani è il silenzio Anche il Muro di Berlino sembrava “eterno”, ma in una notte è crollato. E non è affatto una sorpresa se centinaia di palestinesi dei Territori occupati – che vivono da prigionieri in casa propria – in un legittimo e comprensibile sussulto di libertà, hanno celebrato le manifestazioni popolari di Berlino in solidarietà col popolo tedesco, tentando di abbattere un pezzo di Muro che gli israeliani hanno costruito intorno ai loro villaggi e alle loro città, isolando gruppi familiari e impedendo loro ogni movimento, anche solo per ragioni di salute, di studio e di lavoro.

Si tratta di un Muro (otto metri di cemento in altezza per circa 800 chilometri) ancora più massiccio e impenetrabile di quello di Berlino.

Come sempre succede, quei palestinesi sono stati immediatamente dispersi dall’energico intervento con gas lacrimogeni delle forze militari israeliane di occupazione. Purtroppo il Muro israeliano in Terra Santa non è ancora crollato e continua a stare in piedi nonostante le disapprovazioni e le condanne piovute da ogni parte del mondo a cominciare dalle numerose “Raccomandazioni” dell’Onu – ben oltre una settantina – e della Corte Internazionale dell’Aja che il 9 luglio 2004 dichiarava l’illegalità del Muro, invitando Israele ad arrestarne la costruzione e a smantellarlo. Anche l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha successivamente confermato la stessa condanna a grandissima maggioranza.

Così pure i solenni richiami vaticani e dei Capi delle Chiese cristiane di Terra Santa molto preoccupati per le disastrose conseguenze sulla popolazione palestinese. Condanne sempre e sempre puntualmente ignorate. Si è alzata pure la voce dei Francescani della Custodia di Terra Santa il 24 Marzo 2004 davanti alla Commissione dei Diritti Umani a Ginevra, e a Roma il 23 Marzo 2007 in occasione del Meeting internazionale delle Nazioni Unite per il rilancio del processo di pace israelo-palestinese.

Eppure la costruzione del muro non solo non è stata fermata, è anzi cresciuta, annettendosi sempre maggiori porzioni di terra palestinese, privando oltre 200.000 palestinesi di risorse vitali e riducendo sempre più la possibilità di costruire uno Stato palestinese indipendente e sovrano. E ciò, nonostante le testimonianze di nonviolenza attiva delle associazioni di volontari internazionali e le continue manifestazioni di protesta da parte dei comitati pacifisti israeliani e palestinesi che invocano l’abbattimento del Muro, la fine dell’occupazione e degli insediamenti.

Il 16 novembre 2003 Giovanni Paolo II, riferendosi al terrorismo mondiale e alla Terra Santa, ha pronunciato parole severe sul Muro che divide palestinesi e israeliani. Ha detto: “Non di muri ha bisogno la Terra Santa, ma di ponti”. Benedetto XVI, il 15 aprile di quest’anno 2009, al momento di far ritorno in Vaticano dopo il suo pellegrinaggio in Terra Santa, dall’aeroporto Ben Gurion, ha lanciato un messaggio di speranza per la pace in Terra Santa. “La pace in Terra Santa è possibile”, ha detto. “Sono amico di entrambi i popoli. Non posso fare a meno di piangere per le loro sofferenze. Il Muro che ho visto a Betlemme, è una delle visioni più tristi del mio viaggio”. Benedetto XVI è tornato a chiedere “un futuro in cui i due popoli della Terra Santa possano vivere insieme, in pace e in armonia, rinunciando a ogni forma di aggressione”.

Sono convinto che, prima o poi, anche questo Muro crollerà. Non crollerà per l’azione d’urto dei carri armati, ma per il cammino travolgente delle idee di libertà e di pace che albergano nel cuore di ogni uomo, e ovunque avanzano nel mondo. Dobbiamo esserne certi.

Non occorre essere profeti. Anche il Muro in Terra Santa, come quello di Berlino, crollerà.

Questo è il momento della speranza, o meglio del coraggio della speranza. Credo che l’antidoto alla violenza e all’ingiustizia da qualunque parte venga, sia creare speranza, iniettare speranza, generare speranza, educare alla speranza e alla pace. E credere con tutte le tutte le nostre forze al possibile del Dio dell’ impossibile.

Roma, 29 novembre 2009

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