I pericolosi stati canaglia che operano in Medio Oriente: Stati Uniti e Israele

REDAZIONE 9 DICEMBRE 2013

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di Noam Chomsky

 

8 dicembre 2013

Il 24 novembre è  stato annunciato un accordo ad interim sulle politiche nucleari iraniane che concederà un periodo di sei mesi per negoziati importanti.

Michael Gordon, un inviato del New York Times, ha scritto: “E’ stata la prima volta in quasi un decennio, hanno detto i funzionari americani, che è stato raggiunto un accordo per fermare gran parte del programma nucleare iraniano e per ridurre alcuni dei suoi elementi.

Gli Stati Uniti si sono mossi subito per imporre  penalizzazioni severe a una ditta svizzera che aveva violato le sanzioni imposte dagli Stati Uniti.” Il tempismo dell’annuncio sembrava in parte inteso a inviare il segnale che l’amministrazione Obama considera ancora l’Iran soggetto a isolamento in campo economico,” ha spiegato Rick Gladstone sul Times.

“L’accordo storico” in effetti comprende significative concessioni iraniane – anche se nulla di paragonabile da parte degli Stati Uniti, che hanno semplicemente accettato di limitare temporaneamente la loro punizione nei riguardi dell’Iran.

E’ facile immaginare le  probabili concessioni degli Stati Uniti. Per citarne soltanto uno: gli Stati Uniti sono l’unico paese che viola chiaramente il Trattato di non-proliferazione nucleare (e ancora più gravemente la Carta dell’ONU), mantenendo la sua minaccia di uso della forza contro l’Iran. Gli Stati Uniti potrebbero anche insistere che il loro cliente israeliano si astenga da questa grave violazione della legge internazionale – che è soltanto una delle tante.

Nei discorsi ordinari, è considerato naturale che solo l’Iran debba fare delle concessioni. Dopo tutto gli Stati Uniti sono il Cavaliere Bianco che guida la comunità internazionale nei suoi tentativi di arginare l’Iran – che è considerato essere la più seria minaccia alla pace mondiale – e di costringerlo ad astenersi dall’aggressione, dal terrore e da altri crimini.

C’è una prospettiva diversa, di cui si sente parlare poco, anche se meriterebbe almeno una citazione. Inizia rifiutando l’asserzione americana che l’accordo interrompe 10 anni di indisponibilità da parte dell’Iran di parlare di questa presunta minaccia nucleare.

Dieci anni fa gli Stati Uniti si erano offerti di risolvere le loro divergenze con gli Stati Uniti sui programmi nucleari, insieme a tutti gli altri problemi. L’amministrazione Bush ha rifiutato l’offerta con rabbia e ha rimproverato il diplomatico svizzero che l’aveva comunicata.

L’Unione Europea e l’Iran hanno allora cercato un accordo in base al quale l’Iran avrebbe sospeso l’arricchimento dell’uranio, mentre l’Unione Europea avrebbe fornito assicurazioni che gli Stati Uniti non avrebbero attaccato. Come Selig Harrison ha riferito sul Financial Times, “l’Unione europea, trattenuta dagli Stati Uniti…ha rifiutato di discutere i problemi di sicurezza,” e il tentativo morì.

Nel 2010 l’Iran ha accettato una proposta dalla Turchia e dal Brasile per spedire il suo uranio arricchito in Turchia per immagazzinarlo lì. In cambio, l’Occidente avrebbe forniti isotopi per reattori iraniani usati per le ricerche mediche. Il presidente Obama, ha denunciato con rabbia il Brasile e la Turchia per essere usciti dai ranghi e ha rapidamente imposto sanzioni più severe. Irritato, il Brasile ha diffuso  una lettera da parte di  Obama in cui aveva proposto questo accordo, presumibilmente immaginando che l’Iran l’avrebbe rifiutato. L’incidente è rapidamente scomparso dalla vista.

Sempre nel 2010, i membri del Trattato di non-proliferazione nucleare hanno richiesto una conferenza per realizzare un’iniziativa araba di vecchia data per istituire una zona libera da armi di distruzione di massa nella regione, da tenersi ad Helsinki nel 2012. Israele si è rifiutata di partecipare. L’Iran ha acconsentito  a partecipare, in maniera  incondizionata.

Gli Stati Uniti hanno annunciato che la conferenza era stata cancellata, ripetendo le obiezioni di Israele. Gli stati arabi, il Parlamento europeo e la Russia hanno richiesto una rapida riconvocazione della Conferenza, mentre l’Assemblea generale dell’ONU ha votato con 174 a 6 per chiedere a Israele di entrare nel Trattato di non-proliferazione nucleare, e di aprire i suoi impianti per farli ispezionare.

A votare “no” sono stati Israele, il Canada, le Isole Marshall, la Micronesia e Palau  e gli Stati Uniti – un risultato che suggerisce un’altra possibile concessione degli Stati Uniti, oggi.

Un tale isolamento degli Stati Uniti nell’arena internazionale è molto normale, rispetto a una vasta gamma di argomenti.

Al contrario, il movimento dei paesi  non-allineati (la maggior parte del mondo), al suo incontro dello scorso anno a Teheran, ha sostenuto di nuovo vigorosamente il diritto dell’Iran, in quanto  firmatario del Trattato di non-proliferazione nucleare, di arricchire l’uranio. Gli Stati Uniti rifiutano quell’argomento, sostenendo che il diritto è condizionato un certificato di controllo rilasciato  dagli ispettori, ma nel trattato non c’è questa clausola.

La grande maggioranza degli arabi appoggiano il diritto dell’Iran a perseguire il suo programma nucleare. Gli arabi sono ostili all’Iran, ma a grande maggioranza considerano gli Stati Uniti e Israele come le principali minacce che hanno di fronte, come ha riferito di nuovo Shibley Telhami nel suo recente ed esauriente esame delle opinioni nel mondo arabo.

“I funzionari occidentali sembrano sconcertati dal rifiuto dell’Iran di abbandonare il diritto ad arricchire l’uranio, osserva Frank Rose sul New York Times, offrendo una spiegazione psicologica. Ne vengono in mente altre se abbandoniamo un poco gli schemi.

Si può essere d’accordo che gli Stati Uniti guidino la comunità internazionale,  soltanto se quella comunità  è definita come Stati Uniti e come chiunque si trovi ad essere d’accordo con loro, spesso tramite intimidazioni, come viene tacitamente ammesso.

Alcuni critici del nuovo accordo, come David E.Sanger e Jodi Rudoren riferiscono sul New York Times, avvertono che astuti intermediari, i cinesi, avidi di fonti di energia,  e gli Europei che cercano un modo per tornare indietro ai vecchi tempi, quando l’Iran era una fonte importante di commerci, vedranno la loro possibilità di saltare le barriere.” In breve, attualmente accettano gli ordini americani soltanto per paura. E infatti la Cina, l’India, e molti altri hanno cercato i loro modi di evitare le sanzioni degli Stati Uniti all’Iran.

La prospettiva alternativa contesta il reso della versione standard degli Stati Uniti. Non passa sopra al fatto che per 60 anni, senza un’interruzione, gli Stati Uniti hanno torturato gli iraniani. Questa punizione è iniziata nel 1953 quando il golpe gestito dalla CIA ha destituito il governo parlamentare dell’Iran e ha installato lo Scià, un tiranno che regolarmente compilva dei peggiori rapporti  sui diritti umani del mondo come alleato degli americani.

Quando lo stesso Scià è stato deposto  nel 1979, gli Stati Uniti hanno rivolto la loro attenzione ad appoggiare la sanguinosa invasione dell’Iran intrapresa da Saddam Hussein, infine ci sono entrati    direttamente registrando con la nazionalità e la bandiera  statunitense le petroliere del Kuwait, alleato dell’Iraq, in modo che potessero rompere il blocco iraniano. Nel 1988 un vascello  statunitense ha anche abbattuto con un missile un aereo iraniano di linea nello spazio aereo commerciale, uccidendo 290 persone, poi ha ricevuto onori presidenziali al suo ritorno in patria.

Dopo che l’Iran è stato costretto a capitolare, gli Stati Uniti hanno rinnovato il loro appoggio al loro amico Saddam, perfino invitando gli ingegneri nucleari iracheni negli Stati Uniti per un addestramento avanzato nella produzione di armi. L’amministrazione Clinton ha poi imposto sanzioni all’Iran, che sono diventate molto più dure in anni recenti.

Ci sono infatti due stati canaglia che operano nella regione, facendo ricorso all’aggressione e al terrore e violando a piacere la legge internazionale: gli Stati Uniti e il loro cliente israeliano. L’Iran in effetti ha attuato un atto di aggressione: la conquista di tre isole arabe nell’epoca dello Scià che era appoggiato dagli Stati Uniti. Ma qualsiasi atto di terrore attribuito in modo credibile all’Iran, impallidisce in confronto a quello degli stati canaglia.

E’ comprensibile che quegli stati dovrebbero strenuamente opporsi a un deterrente nella regione, e che dovrebbero condurre una campagna per liberarsi da qualsiasi vincolo di quel tipo.

Soltanto, fino a che punto si spingerà lo stato canaglia minore per eliminare il temuto deterrente con il pretesto di una ‘minaccia esistenziale’? Alcuni temono che si spingerà molto lontano. Micah Zenko del Consiglio per le relazioni estere avverte, su Foreign Policy che Israele potrebbe ricorrere alla guerra nucleare. L’analista di Foreign Policy, Zbigniew Brzezinski esorta Washington a chiarire a Israele che  l’aviazione   statunitense li fermerà se tenteranno di bombardare.

Quale di queste alternative  contrastanti   è più vicina alla realtà? Rispondere alla domanda è più che soltanto un esercizio utile. Le conseguenze globali importanti suscitano la riposta.

© 2012 Noam Chomsky  Distributed  by The New York Times Syndicate

Noam Chomsky è professore di linguistica e filosofia al MIT di Boston.

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://www.zcommunications.org/the-dangerous-rogue-states-operating-in-the-mideast-u-s-and-israel-by-noam-chomsky

Originale: New York Times Syndicate

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2013  ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC  BY – NC-SA  3.0

 

http://znetitaly.altervista.org/art/13416

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