I POLIZIOTTI ISRAELIANI PENSAVANO CHE IL PASTORE PALESTINESE AVESSE RUBATO UN’AUTO. COSI’ GLI HANNO SPARATO ALLA TESTA – di Gideon Levy e Alex Levac

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tratto da: https://frammentivocalimo.blogspot.com/2020/09/gideon-levyalex-levac.html

Abd al-Rahman Jabarah before the violent encounter.Credit: Courtesy of the family

 Sintesi personale

Nel cuore della notte la polizia di frontiera ha fermato un’auto che trasportava tre giovani palestinesi e senza una parola ha sparato a uno di loro alla testa, a bruciapelo. Ora potrebbe perdere la vista

di Gideon Levy e Alex Levac

Abd al-Rahman Jabarah giace su un fianco, tremante, debole, il suo viso un’immagine di tormento, le sue palpebre apparentemente incollate. Tubi sporgono dal naso e dal corpo, una cicatrice gli adorna la fronte. La sua sofferenza è manifesta. È difficile parlare con lui. Chiede di non essere fotografato. Si è svegliato pochi giorni fa, dopo un mese di coma.

Jabarah, 22 anni, è un paziente del reparto neurochirurgico dello Sheba Medical Center, a Ramat Gan. Al momento, è cieco da entrambi gli occhi: la prossima settimana subirà un ulteriore intervento chirurgico nel tentativo di salvarne uno.

Jabarah, un pastore, è stato colpito a sangue freddo e senza dire una parola, da una distanza di un metro, mentre viaggiava su un’auto che lo aveva raccolto nel cuore della notte nel suo villaggio, Salim, a est di Nablus. Coloro che hanno cercato di farlo fuori, ufficiali dell’unità speciale antiterrorismo della Polizia di Frontiera (Yamam, secondo il suo acronimo ebraico), presumibilmente la gloria della forza, lo hanno scambiato per suo fratello, A’amar, che è sospettato niente di meno del furto di un auto. Tuttavia, nulla può spiegare o giustificare un tentativo criminale di liquidare un giovane palestinese disarmato che non stava mettendo in pericolo nessuno, che viaggiava in macchina con altri due giovani, che conosceva a malapena, nel buio della notte.

L’incidente è avvenuto tra le 2 e le 3 del mattino del 5 agosto. Jabarah si era svegliato nel cuore della notte per portare il suo gregge di circa 50 pecore al pascolo. Suo padre è il preside di una scuola a Nablus. Suo fratello Anas, 25 anni, che non si alza dal letto da un mese e mezzo, lavora, con un permesso, in un ristorante a Tel Yosef Junction nella valle di Jezreel. Jabarah aveva portato la mandria a poca distanza da casa quando improvvisamente ha notato un gran numero di soldati che si muovevano a Salim, il suo villaggio. Ha avuto paura: nessuno vuole essere per strada quando le forze israeliane invadono.

Fortunatamente, è passata un’auto palestinese. Gli occupanti erano due giovani uomini, cugini, Abdallah e Izz al-Din Ash’ar, di Nablus, le cui famiglie hanno una casa nel villaggio di Al-Aqrabaniya, vicino a Salim. Spaventato, Jabarah li ha fermati con una torcia e ha chiesto se poteva salire in macchina spiegando le motivazioni della sua paura. Si è seduto al centro del sedile posteriore. La macchina ha girato lentamente per allontanarsi ed evitare di mettersi nei guai.

Questa settimana l’autista, Abdallah Ash’ar, ha detto a Salma a-Deb’i, una ricercatrice sul campo dell’organizzazione israeliana per i diritti umani B’Tselem: “Avevo guidato solo pochi metri, quando una jeep bianca Toyota è apparsa improvvisamente di fronte a me e si è fermata. Tre soldati in uniforme, ma non con le uniformi dell’esercito regolare sono scesi. Uno stava a destra vicino alla parte anteriore della nostra macchina; un secondo si è avvicinato al finestrino dalla mia parte. Non ricordo dove fosse il terzo. Il soldato ha sparato immediatamente un proiettile. Ho sentito qualcosa di caldo passare vicino alla mia testa e un dolore acuto al collo e alla testa. Pensavo che il proiettile mi avesse colpito.

Suo cugino, Izz al-Din, ha dato una testimonianza simile: “Il soldato era di fronte all’auto sul lato destro e ci ha puntato la sua arma. Ho subito alzato le mani, perché pensavo che mi avrebbe sparato. Ho sentito uno sparo, solo uno; il rumore era tremendo. Ho avuto le vertigini. Il finestrino anteriore dell’auto dalla mia parte è andato in frantumi. Mi sono bloccato e non sono riuscito a pronunciare una parola.

Abdallah continua: “Il soldato che era in piedi accanto a me ha sbattuto il fucile sul finestrino anteriore. L’ho aperto velocemente e poi ha puntato il fucile contro di me e ha detto in ebraico: “Alza le mani!” L’ho fatto, e anche mio cugino, Izz al-Din, l’ha fatto. I due soldati hanno aperto le porte della macchina e poi qualcuno è sceso dalla jeep bianca ed è venuto da noi. Ha chiesto in arabo: “Chi è la persona che è stata colpita?” Ho detto: “Non lo conosco“. Mi ha chiesto: “Qualcuno che non conosci è seduto nella tua macchina?” Ho risposto: ‘Lo conosco solo di vista. Vive qui intorno. L’ho visto vicino a casa mia, ma non so come si chiama». Mi ha detto: “Chiedigli il suo nome“. Mi sono voltato per chiedere al ragazzo come si chiamava e ho visto che la sua faccia era coperta di sangue. Sembrava fosse stato colpito in un occhio. Sembrava in condizioni molto gravi. Ha risposto che il suo nome era Abd al-Rahman Jabarah.

Sono passati circa 10 minuti e un gran numero di soldati è arrivato sulla scena. A questo punto, Jabarah stava ansimando e vomitando. Abdullah voleva aiutarlo, ma uno degli ufficiali gli ha gridato di non muoversi. Le truppe lo hanno portato via. Ero così spaventato che non mi sono nemmeno accorto di come lo hanno portato via“:

Gli agenti hanno chiesto le carte d’identità ai due cugini, poi li hanno tirati fuori dal loro veicolo con la forza e li hanno ammanettati. Jabarah è stato portato in ambulanza al checkpoint di Jalameh a nord di Jenin, dove un elicottero militare lo ha portato al Sheba Medical Center. A quel punto le forze apparentemente si erano rese conto di aver sparato a una persona innocente …

I cugini Shaar sono stati portati per l’interrogatorio al checkpoint di Al-Hamra. Uno degli interrogatori si è scagliato contro Abdullah:Potevi morire a causa di qualcuno con cui non hai alcun legame, perché hai trasportato un criminale. È un crimine punibile con una pena detentiva di due anni, ma sarò gentile con te e lascerò andare te e tuo cugino. Ti è andata bene perché tutti in macchina sarebbero potuti morire e il soldato che stava sparando è un professionista.

L’unità d’élite della polizia di frontiera stava cercando A’amar Jabarah, 33 anni, ricercato in Israele per furto d’auto. L’unità del portavoce delle forze ci ha così risposto:

Nel corso dell’attività operativa delle forze di sicurezza nella regione della Valle del Giordano contro i ladri di automobili, sono stati sparati colpi di arma da fuoco contro un palestinese dopo la sua fuga insieme ad altri“. Il caso è stato trasferito all’unità del ministero della Giustizia che indaga sugli agenti di polizia, per esaminare le circostanze della sparatoria.

Non è ancora chiara l’entità dell’infortunio subito da Abd a-Rahman. Questa settimana ha potuto, con un aiuto, sedersi brevemente su una poltrona per la prima volta. Avrebbe dovuto sposarsi questo mese e anche la sua fidanzata, Tala Hamadan, è al suo fianco in ospedale, insieme a suo fratello, Amid. Hanno affittato una camera d’albergo che costa loro 200 shekel (58 dollari) al giorno, più il cibo, una spesa che non possono permettersi.

Questa settimana Abd al-Rahman per la prima volta ha raccontato a suo fratello Anas quello che ricorda di quella notte. Ha detto che quando è uscito con le pecore ha sentito improvvisamente i cani abbaiare, il primo segnale che stava succedendo qualcosa nei vicoli di Salim. Ciò lo aveva spaventato. Non poteva tornare a casa, perché le forze erano già posizionate tra lui e la sua casa, e così è salito su una macchina di passaggio. Il proiettile sparato dall’agente gli è penetrato in fronte ed è uscito sotto l’occhio.

Per quanto riguarda A’amar, il fratello ricercato per aver rubato macchine, da allora la famiglia non ha più sue notizie e non ha idea di dove sia. Aggiunge che A’amar lavora a Nablus, facendo lavori di ristrutturazione, e nega che suo fratello sia ricercato: solo il giorno prima dell’incidente, ha detto, la sua carta d’identità è stata esaminata a un posto di blocco sulla strada per Nablus senza alcuna conseguenza

È difficile trovare una somiglianza tra le fotografie di prima dell’incidente del giovane di bell’aspetto: una scattata sullo sfondo del suo villaggio, un’altra di lui che culla un gatto, e il cieco che lotta in agonia su un letto in ospedale.

La madre Hala, 59 anni, ha avuto paura di recarsi in ospedale, dopo essere crollata quando ha visto le fotografie del figlio ferito. Dice che ha paura di non essere in grado di poter sostenere una tale prova.

Abd a-Rahman è il mio quinto figlio [su un totale di sei figli e due figlie] e il più bello“, ha detto a a-Deb’i, di B’Tselem, all’inizio di questa settimana. “Non riesco più a dormire bene, non sono in grado di fare niente. Dall’incidente non ho messo una pentola sul fornello. Ogni volta che immagino mio figlio con gli occhi coperti, crollo. Ho visto le foto che mio marito mi ha mandato con il cellulare e sono crollata. Ho pianto e pianto finché non ho più potuto respirare. Non riesco a capire perché hanno fatto questo a mio figlio. Quale crimine ha commesso? Perché si sono comportati con tanta violenza?

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