I quattro errori di Trump a un anno dall’elezione

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La Casa Bianca, Washington, maggio 2017. (Carolyn Kaster, Ap/Ansa)

L’8 novembre ricorre l’anniversario della sua elezione, ma Donald Trump esercita le sue funzioni solo da nove mesi. Se pensiamo all’intero corso della storia sono appena una manciata di secondi, ma a Trump sono bastati per peggiorare nettamente lo stato del mondo.

Il primo dei suoi misfatti è quello di essersi preso gioco della libertà e dello stato di diritto. Gli Stati Uniti hanno ancora contropoteri efficaci, ma ora che hanno scelto come presidente un lunatico rispetto al quale Silvio Berlusconi sembra una persona saggia, non sono certo nella posizione di dare lezioni al resto del mondo. Dopo esserne stata il baluardo, l’America sta umiliando la democrazia. Ma non è tutto.

Il secondo errore di quest’uomo deprecabile è quello di aver messo in dubbio l’alleanza tra le grandi democrazie. Fino all’elezione di Trump, l’alleanza formata dall’Europa e dagli Stati Uniti sembrava indistruttibile, ma facendo presente che ai suoi occhi l’indipendenza dell’Estonia non è necessariamente un casus belli per Washington, Trump ha indebolito lo strumento di difesa comune delle democrazie che è l’Alleanza atlantica, la Nato.

Trump ha rafforzato il nazionalismo a scapito del multilateralismo e del negoziato

Potremmo dire (senza sbagliare) che in questo modo gli Stati Uniti hanno convinto gli europei a dotarsi di un esercito comune, ma resta il fatto che, dopo aver umiliato la democrazia, Trump l’ha anche disarmata.

La sua terza malefatta è quella di aver rafforzato il nazionalismo a scapito del multilateralismo e del negoziato. Facendo di America first, l’America prima di tutto, il nuovo credo degli Stati Uniti, Trump ha riabilitato l’egoismo nazionalista, l’attenzione prioritaria all’interesse immediato dello stato, l’ognuno per sé e il tutti contri tutti. In questo modo il presidente americano ha reso il mondo ancora più instabile di quanto non fosse prima del suo avvento.

Il suo quarto sbaglio, il più inquietante di tutti, è quello di aver messo la stupidità alla guida degli Stati Uniti. Ogni giorno i suoi tweet rappresentano un insulto all’intelligenza, tanto che i suoi collaboratori passano il tempo a cercare di impedirgli di fare passi falsi irreparabili.

Ma i passi falsi arrivano comunque. Gli aiutanti di Trump, per esempio, non sono riusciti a convincerlo a evitare di denunciare il trattato sul nucleare con l’Iran, di mettere in dubbio la parola degli Stati Uniti e di compromettere la possibilità di approvare un accordo simile con la Corea del Nord. Il 7 novembre Trump dovrebbe chiarire, in Corea del Sud, come intende gestire la crisi e come intende evitare, senza mandare l’esercito, che Pyongyang costruisca la bomba atomica destabilizzando profondamente l’Asia e scatenando un’inarrestabile corsa all’arma nucleare.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

 

I quattro errori di Trump a un anno dall’elezione

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