I ricordi della guerra perseguitano i sopravvissuti di Al Wahda Street a Gaza

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Articolo pubblicato originariamente da Invictapalestina

13/05/2022 Invictapalestina

Nella notte del 16 maggio 2021 l’esercito israeliano colpì un edificio di tre piani in cui vivevano numerose famiglie. Morirono quaranta palestinesi.

Fonte: versiòn española

Palestina Libre – 8 maggio 2022

Immagine di copertina: Quattro bambini della famiglia Eshkountana furono uccisi in un attacco israeliano il 16 maggio 2021 a Gaza ( AFP ticker)

Nel maggio 2021, durante la guerra con Hamas, Al Wahda Street, nel centro di Gaza, venne bersagliata dagli attacchi israeliani. In una notte morirono quaranta palestinesi. E da allora, i ricordi perseguitano i sopravvissuti.

“Ricordo di essere rimasto sotto le macerie e di aver sentito la voce di mia figlia Dana che urlava ‘papà, papà’”, sospira Riad Eshkountana davanti all’aerea  vuota dove un anno fa si trovava l’appartamento di famiglia.

“Le risposi, ma lei non mi rispose più”, dice.

Nella notte del 16 maggio 2021, l’esercito israeliano attaccò l’edificio di tre piani in cui viveva la famiglia Eshkountana, in via Al Wahda, in attacchi mirati a colpire i tunnel del movimento islamista armato Hamas, da più di 15 anni al potere in questo microterritorio palestinese di 2,3 milioni di abitanti sottoposto al blocco israeliano.

Quella notte, quando il suo edificio venne attaccato, Riad era in soggiorno. “Corsi nella stanza dei ragazzi. Vidi mia moglie che cercava di afferrarli, ma il soffitto crollò improvvisamente su di loro e il pavimento  cedette sotto i miei piedi”, ricorda.

“Sotto le macerie, sentivo  mio figlio Zayn di due anni e mezzo gemere, prima che la sua voce si affievolisse e cessasse”, dice il palestinese di 43 anni.

In tutto, Riyadh ha perso quattro dei suoi cinque figli, così come sua moglie Abir. “Quando mi tirarono fuori dalle macerie, mi dissero che erano diventati martiri”, dice. “Li ricorderò sempre, anche tra 100 anni.”

“Tutti orfani”

Oggi Riyadh vive con la figlia di sette anni Suzy — miracolosamente sopravvissuta — sua madre e la sua nuova moglie in un appartamento che ha potuto acquistare con l’aiuto di un’organizzazione locale, non lontano da Al Wada Street .

“Penso sempre ai morti. Cerco di dimenticare, ma è impossibile”, dice quest’uomo che è cresciuto in Al Wahda Street. Le immagini dei suoi figli e della moglie “coperti di sangue” lo perseguitano ancora.

“Siamo martiri viventi (…) non c’è più alcuna differenza tra noi e i morti”, mormora.

“Incubi”

Alaa Abou al-Ouf, un altro sopravvissuto, ha deciso di interrompere le sedute psicologiche dei suoi figli perché, secondo lui, “fanno loro ricordare troppo quello che è successo”.

Questo palestinese di 49 anni ha perso 14 membri della sua famiglia negli attacchi israeliani, tra cui sua moglie Diana e le figlie Shaima e Rawan.

Ogni giorno torna nel luogo in cui si trovava la sua casa. “Non ho incubi di notte, li ho durante il giorno. Tutto qui mi ricorda la famiglia che ho perso”.

 

Traduzione di Grazia Parolari  “Tutti gli esseri senzienti sono moralmente uguali”  – Invictapalestina.org

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