I troll anonimi sono patetici come le “fonti” anonime che contaminano il giornalismo vigliacco…………

REDAZIONE 14 GENNAIO 2013

I troll anonimi sono patetici come le “fonti” anonime che contaminano il giornalismo vigliacco del New York Times, della BBC e della CNN.

di Robert Fisk

12 gennaio 2013

Riconoscete questo tizio? E’ un “bugiardo”, un “idiota”, un “simpatizzante dei terroristi”, un  “disonesto”,  una “vergogna”, uno stupido liberale folle”, è “sulla lista paga dei Fratelli Musulmani”. E’ mad (matto), (la stessa parola in arabo e in inglese). Aspettate, però. Questo povero tizio è anche un inutile  pezzo di merda ignorante che odia gli ebrei il cui “odio si può vedere nei suoi occhi”. “La pipì di maiale possa cadere su di lui quando sarà all’inferno”, è una delle maledizioni dirette a lui.

Dice “bugie su bugie”, tutte direttamente o indirettamente mirate alla distruzione di Israele”. E ha ricevuto il seguente messaggio: “I taglia gole islamisti con i quali simpatizzi sarebbero contenti di tagliare il tuo collo sottile da un orecchio all’altro soltanto perché non vuoi inchinarti al loro profeta pedofilo [sic] assetato di sangue. E adesso un indizio. In questa stessa lista di sconcezze di un  sito web  inviato due giorni fa – uno scrittore anonino aggiunge: “Robert Fisk potrebbe essere il prossimo?”

 

Persone malate

Il mio peccato – e le cose scritte prima, credetemi, sono la parte pulita degli insulti – è stato di aver scritto un articolo sul Medio Oriente nel 2013, la settimana scorsa. Ai vecchi tempi, quando qualcuno infilava qualche cosa di  ingiurioso nella buca delle lettere, si sarebbe andati alla stazione di polizia   in un lampo, brandendo le lettere scritte con l’inchiostro verde in faccia al sergente del commissariato.  Per lo meno un comportamento minaccioso. Ora, invece, soltanto lamentarsi di questo genere di materiale incendiario vi segna come un tipo strambo. “E’ a causa del tuo profilo,” mi ha detto un amico. E questo, quindi, quello che mi merito?  Ho sempre detto che se si fanno servizi sul Medio Oriente, bisogna prendersi le bastonate e le sassate. A volte in senso letterale.

Ma  qualche cosa va storto, in questo caso. Sicuramente non è quello a cui serve internet? Ora, in tutto il mondo, l’anonimato  – il tormento  di qualsiasi redattore della rubrica Lettere dei giornali –  è accettato dal giornalismo cibernetico, il più odioso, il più comprensibile. Sono uscito da numerosi programmi radio di interviste nel bel mezzo della trasmissione, a causa dell’assoluto rifiuto dei conduttori di spiegarmi perché non contestano gli aggressivi  utenti  di Twitter o chi scrive le mail. I siti web e i blog e i siti per le chat non sono stati mai destinati a  trattare  delle crudeltà simili a quelle di Breivik fatte da queste persone malate.

L’ex diplomatico statunitense Christopher Hill, un uomo le cui opinioni mi fanno rabbrividire – era ambasciatore in Iraq, inviato speciale in Kosovo e negoziatore a Dayton – ha osservato questi pericoli. “L’accesso istantaneo all’informazione non significa accesso istantaneo alla conoscenza, ancora meno alla saggezza,” ha scritto di recente. “In passato l’informazione era integrata con l’esperienza.  Oggi è integrata con l’emozione…La tecnologia digitale ha avuto un ruolo importante nel promuovere questa atmosfera di brutte maniere, di attacchi personali violenti, di intolleranza, di mancanza di rispetto…La prepotenza è diventata virtuale…”

Proprio prima di Natale, un ministro di stato Irlandese, Shane McEntee, si è suicidato dopo aver ricevuto una serie di mail piene di odio. Al funerale, suo fratello Gerry è stato applaudito quando ha attaccato i media sociali: “Vergogna, vigliacchi senza volto che gli avete inviato messaggi orribili su internet e sul telefonino, vergogna.” Shane McEntee era stato particolarmente disapprovato per aver difeso i tagli del governo irlandese al programma di respite care** e, comunque sono sicuro che le e-mail anonime non uccidano. Anche i giornali perseguitano le persone, ma almeno i direttori hanno un indirizzo.

Il vice primo ministro di Irlanda ha parlato ora di una nuova legge contro le ingiurie su internet, una    legge equivoca, dato che ex-ufficiali dell’IRA siedono a Dáil Eireann (la Camera Bassa del parlamento irlandese) e le ingiurie  possono funzionare in due modi. Anche il governo francese sta considerando nuove regole per impedire commenti razzisti, antisemiti, e omofobi su Twitter. Hashtag*** razzisti e anti-ebraici sono stati rimossi in ottobre in Francia, ma Twitter ora sostiene che non può rivelare le loro vere identità – in altre parole – i colpevoli – dal momento che sono stati schedati in California e quindi la legge francese non si può applicare.

Permettetemi di tornare al giornalista irlandese John Waters, che l’anno scorso si è lamentato del “veleno sproporzionato dei commenti in rete” e del modo in cui i blogger ricorrono a “forme di comunicazione precedenti alla civiltà”. Con una parodia in stile cyber , ha scritto che preferirebbe che il creatore di Twitter venisse arrestato e la sua  società chiusa. Poi ha aggiunto, piuttosto deliberatamente,  usando il linguaggio e la grammatica  dei repellenti messaggi che noi tutti riceviamo: “io mi auguro che brucino il creatore di Twitter nell’olio e lascino fuori  la sua carcassa per gli avvoltoi.”

Veleno

E che cosa è successo? Un rappresentante di Twitter ha chiamato il datore di lavoro del giornale di Waters – sul telefono fisso – per lamentarsi che la sua ultima frase aveva “superato il limite”. Quale limite, mi chiedo? E quando Waters, un uomo con quale non sono spesso d’accordo, ha più tardi voluto contattare Twitter per rimuovere un post diffamatorio, ha scoperto che poteva farlo soltanto…. iscrivendosi a Twitter! Non, non siamo Luddisti, ****ha detto Waters.

Sono d’accordo.  I siti di chat e la sezione dei commenti sui giornali  on line spesso sostengono di avere un “moderatore” – un’espressione vile,  dal momento che indica che chi è ingiuriato e che ingiuria è ugualmente colpevole o innocente  – che può rimuovere il materiale “inappropriato”. E’ un poco come dire che Hitler poteva fare talvolta osservazioni “inappropriate”.  In effetti, mentre leggevo un libro nel periodo natalizio, sull’ascesa al potere del nazismo, ho scoperto che molte minacce del NDAP (partito nazista) negli anni ’30 assomigliavano agli insulti sulla rete.

Che cosa fare, quindi? I commenti on line sono spesso concretamente sbagliati, ma l’anonimato permette agli scrittori di usare un linguaggio volgare e ingiurioso per appoggiare le loro bugie. Spesso mancano di quello che è stato chiamato “il test della qualità” – applicato rigorosamente, per esempio, quando i direttori del giornale rifiutano di pubblicare lettere senza un nome e un qualche tipo di indirizzo. Parliamo di commenti verificabili.

L’anonimato sulla rete è patetico quanto le “fonti” anonime che hanno contaminato il giornalismo vigliacco del New York Times, o della CNN o della BBC da decenni. E gli innocenti devono essere capaci di cercare un risarcimento sia nello spazio cibernetico che nella stampa. Le lettere velenose scritte a penna sono illegali. E lo sono anche i messaggi elettronici offensivi, se si deve credere alla Legge  delle Comunicazioni  Calunniose  del 1988. Perché allora dovremmo essere costretti a bere veleno sulla rete?

*it.wikipedia.org/wiki/Troll_(Internet)

** respite care – “tregua nell’assistenza”: un periodo in cui famiglie o istituzioni forniscono assistenza ad anziani, disabili, bambini, per permettere una pausa o una vacanza  a chi di solito si prende cura di loro (n.d.t.)

***http://it.wikipedia.org/wiki/Hashtag

*** *http://it.wikipedia.org/wiki/Luddismo

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://www.zcommunications.org/anonymous-trolls-are-as-pathetic-as-the-anonymous-sources-that-contaminate-the-gutlee-journalism-of-the-new-york-times-bbc-snd-cnn-by-robert-fisk

Originale: The Indipendent

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2012  ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC  BY – NC-SA  3.0

http://znetitaly.altervista.org/art/9324

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