I veleni attorno ad Arafat

admin | November 18th, 2013 – 8:36 pm

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Com’è lontano quel novembre, vero? Nove anni fa, altrettanto uggioso, freddo, umido, come spesso capita in Palestina. Ricordava le stripes di Joe Sacco ambientate nella Palestina della prima intifada. L’ultima parte della vita di Yasser Arafat si stava consumando dietro i muri della Muqata, a Ramallah, così come dietro i muri sbrecciati si era consumata la sua parabola tra 2002 e 2004, durante l’assedio al compound presidenziale palestinese imposto da Ariel Sharon.
Tanto lontano, quel novembre, che la notizia recente sulle tracce di polonio trovate sui campioni biologici di Abu Ammar non ha poi suscitato grandi reazioni. È ora altamente probabile che Arafat sia stato avvelenato, ma questo non sposterà probabilmente di un millimetro le posizioni nei negoziati in corso tra israeliani e Autorità Nazionale Palestinese. Arafat è molto probabilmente morto a causa del veleno, e la riflessione dentro il panorama politico palestinese non sembra proprio muoversi dal solito stantio recinto in cui è ormai rinchiusa: Fatah versus Hamas, e tanto basta.
Forse è perché, tra i palestinesi, lo pensavano tutti, già allora, che Abu Ammar fosse stato avvelenato. Solo che non c’erano le prove, e in quel momento sembrava – da parte internazionale – che ci fosse ancora una volta molta dietrologia e complottismo, a Ramallah. Lo si pensava già da allora, che qualcosa non andava in quel veloce decorso che stava portando Arafat alla morte. Poi Abu Ammar è deceduto, lontano dalla sua terra, e subito dopo la transizione politica palestinese ha segnato alcune delle pagine più delicate e più tristi della storia recente del Medio Oriente. Così, Arafat e la sua strana morte sono rimasti lì, coperti dalla polvere dell’oblio, dal rumore degli spari delle brigate armate palestinesi che si scontravano tra di loro, dal fracasso dei bombardamenti israeliani su Gaza, e prima dallo stupore della vittoria elettorale di Hamas. Tutto troppo veloce, a volte imprevisto…
Ed ecco che il fantasma di Abu Ammar ritorna, grazie al risultato delle analisi sui suoi resti. Ma nessuno dei protagonisti ha interesse a riflettere su quella morte e le conseguenti responsabilità. Non ce l’hanno gli israeliani, i primi sui quali è caduto l’indice accusatore dei palestinesi. E d’altro canto, la storia israeliana ha inanellato altri casi di avvelenamenti, primo fra tutti il tentativo di avvelenare Khaled Meshaal da parte del Mossad, quando Meshaal era già capo dell’ufficio politico di Hamas. Se però – ipotesi – gli israeliani fossero stati i mandanti, la mano che ha agito contro Arafat deve necessariamente essere stata palestinese, vista la sicurezza che circondava l’allora presidente dell’Anp. Come che sia, è un brutto affare, per tutti, e nessuno ne uscirebbe indenne. Meglio, dunque, lasciare che la polvere continui a coprire il “caso Arafat”, ed evitare – per così dire – imbarazzi.

La foto è di Francesco Fossa. E per la playlist, che ritorna a commento sonoro del blog, propongo Asfour, con Marcello Khalife e Omayma.

 

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