Il “bakbuk-gate” potrebbe affossare le ambizioni di Netanyahu

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02 feb 2015

Lo scandalo dei vuoti a rendere intascati dalla first lady Sara Netanyahu rischia di affossare le speranze del primo ministro israeliano di ottenere il 17 marzo un nuovo mandato dagli elettori.   Un contesto legale ben diverso da quello che i palestinesi vorrebbero per Netanyahu: sul banco degli imputati  per crimini di guerra, davanti ai giudici della Corte Penale Internazionale.


JAPAN-ISRAEL-DIPLOMACY

di Michele Giorgio

Gerusalemme, 2 febbraio 2015, Nena News – Il Likud, il partito di maggioranza relativa, a proposito del “bakbuk-gate”, parla di campagna orchestrata dalle opposizioni per provocare con ogni pretesto la sconfitta elettorale di Benyamin Netanyahu. E un ministro ha accusato i laburisti di ricevere, attraverso cinque fonti diverse, finanziamenti illeciti dall’estero, anche per diffamare il premier. Comunque sia il “bakbuk-gate”, il bottiglia-gate, come viene chiamato in Israele, rischia di travolgere il primo ministro ad un mese e mezzo dal voto.

  Ieri sera il procuratore dello stato Yehuda Weinstein ha chiesto al revisore del conti Yosef Shapira di passargli il doddier con le informazioni sulle spese eccessive che sarebbero in atto della residenza di Stato del premier e sulla possibile appropriazione di fondi pubblici da parte di Sara Netanyahu, la moglie del primo ministro. Dovesse Weinstein considerare concrete le accuse e gli elementi racconti, per il primo ministro israeliano sarebbe messo sotto una indagine formale con il rischio di essere rinviato a giudizio.

Un contesto legale decisamente diverso da quello che i palestinesi vorrebbero per Netanyahu che desiderano vedere sul banco degli imputati non per truffa, appropriazione indebita o per le malefatte vere e presunte di sua moglie, ma per crimini di guerra, davanti ai giudizi della Corte Penale Internazionale.

Il “bakbuk-gate” nasce dalla denuncia di Meni Naftali, l’uomo che ha gestito il palazzo ufficiale tra il 2011 e il 2012. Naftali sostiene che Sara Netanyahu – già in passato al centro di accuse per il suo comportamento isterico e le angherie nei confronti del personale di servizio – pretendeva che i suoi assistenti riportassero i vuoti a rendere al supermercato e le consegnassero i 10 centesimi del deposito. Fin qui nulla di strano. Ma quelle bottiglie erano state acquistate con i soldi dei contribuenti israeliani. In questo modo la moglie del premier sarebbe riuscita ad intascare 4000 shekel, poco più di 900 euro. Secondo alcuni giornali la somma sarebbe decisamente più alta. E sensibilmente alte risulterebbero anche le spese, sempre con fondi pubblici, per l’acquisto, sempre con denaro pubblico, di vino e bevande da parte dei coniugi Netanyahu. Elevate, peraltro, da lungo tempo. Un paio di anni fa una studentessa aveva costretto il governo a rendere pubblica la lista delle spese per la famiglia del premier, compresi 2000 euro l’anno per 14 chili di gelato.

Netanyahu cerca parare i colpi, il suo avvocato sta cercando di evitare il peggio, ma il “bakbuk gate” potrebbe contribuire alla sconfitta elettorale del suo partito, il Likud, già dato dai sondaggi dietro all’opposizone laburista. Nena News

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