Il blocco rimane

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Pubblicato il  da Admin2

8 settembre – Charlie Andreasson – Gaza, Palestina occupata

E’ passata più di una settimana da quando è iniziato il cessate il fuoco e ancora non si è visto alcun significativo allentamento del blocco. I droni circolano ancora sopra i tetti, forse portando con sé un carico mortale. E’ stato sparato ai pescatori sia a nord che a sud, due di loro sono stati arrestati e le loro barche sequestrate. Carri armati e bulldozer hanno passato i loro rulli ben bene sul confine orientale di Rafah e distrutto terreni agricoli. In Cisgiordania, 4000 km quadrati di proprietà privata palestinese sono stati annessi allo stato di Israele.immagine1

Il primo ministro Benjamin Netanyahu dice che sta considerando di non inviare una delegazione al Cairo per i dialoghi di pace -che si terranno fra tre settimane da adessoe- e che Hamas non otterrà nessuna delle sue richieste – tutte richieste che fanno parte degli Accordi di Oslo e accordi successivi, approvate dai precedenti governi israeliani. Non sembra una buona prospettiva per il futuro.

A Gaza le persone provano a tornare alla vita di tutti i giorni. Quelli le cui case non sono state completamente distrutte, rimuovono i vetri in frantmi, mobili rotti, calcinacci e polvere di guerra. Le bombe inesplose vegono dissotterrate dalle macerie e portate via, per essere ditrutte. Vengono effettuate delle riparazioni nelle case di coloro che riescono ad avere materiali da costruzione.

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Nell’aria si respirano un senso di libertà, la fine del blocco, una Plaestina politicamente unita. Si cominciano a vedere bandiere arancioni – il colore di Mustafa Barghouti, il candidato nel 2010 per il premio Nobel- in contrasto con quelle verdi dei movimenti di resistenza, e poi bandiere nere, rosse, del colore giallo di Fatah. Il suo partito, PNI (Palestinian National Initiative) – che è per lo più una coalizione democratica, è aperto ai movimenti e agli individui laici di sinistra,organizzazioni di donne e della società civile. Si basa sulla resistenza non violenta e sulla giustizia sociale, che vede sia la soluzione a due stati – basata sui confini del ’67 – che la soluzione con uno stato unico, in cui ognuno ha uguali diritti, con strade per la pace e la giustizia e la fine dell’occupazione.Si tratta di un elemento di speranza in un dibattito altrimenti polarizzato con toni militari su entrambi lati del confine.
Ci sono molte cose in gioco al Cairo, tra tre settimane da adesso. Tuttavia, se Israele continua a porre ostacoli di fronte alla fusione politica tra Gaza e la Cisgiordania, inclusa Gerusalemme est, i sogni e le speranze verranno spazzati via, come le migliaie di edifici residenziali, gli ospedali, le infrastrutture pubbliche qui a Gaza. E’ altamente probabile che il rombo della guerra echeggi di nuovo.
Sono già state spiegate operazioni militari contro pescatori e contadini.

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I movimenti di resistenza potrebbero guadagnare più popolarità a scapito di movimenti più sfumati, l’estrema destra nazionalista in Israele annuserà odore di sangue e si leccherà i baffi, il mondo esterno…già, come reagirà il mondo là fuori? L’Euroopa, ne avrà avuto abbastanza di Israele che si pone costantemente al di sopra del Diritto Internazionale e che viola sistematicamente le Convenzioni dell’ONU? I fedeli Stati Uniti continueranno a sostenere il loro cliente? Il movimento BDS avrà finalmente un impatto travolgente tra i cittadini del mondo? Israele continuerà ad isolarsi e nascondersi all’ombra del suo muro?
Ci sono molte cose in gioco al Cairo, tra tre settimane da adesso. Potrebbe essere scritto un nuovo capitolo nei libri di storia. Ma da quello che vediamo dall’attuale cessate il fuoco e dalle dichiarazioni di Netanyahu, non sembra bello.

trad. F.S.

 

http://reteitalianaism.it/public_html/index.php/2014/09/09/il-blocco-rimane/

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