Il bulldozer di Rachel

PER RICORDARE RACHEL CORRIE .

“E’ come se lo stesso bulldozer che ha schiacciato Rachel stesse ancora demolendo le nostre case”

Giornata carica di emozioni contrastanti nel giorno della sentenza della Corte di giustizia di Haifa sulla morte di Rachel Corrie, la pacifista americana schiacciata da un bulldozer dell’esercito israeliano mentre cercava di impedire la demolizione delle case palestinesi il 16 marzo 2003.

Oggi i bulldozer israeliani sono in funzione dalle prime ore della mattina nel villaggio palestinese di Suseya, dove vengono abbattute due tende, e poi nei pressi del villaggio di Khirbet Zanuta dove il bilancio è molto più grave e non vengono risparmiate grotte, ricoveri per animali e pozzi costruiti più di cent’anni fa. A nulla serve la resistenza delle donne che si siedono sulle pale delle ruspe per impedire invano la distruzione progressiva della loro vita.

Al villaggio di Al Mufaqarah, intanto, palestinesi e internazionali cominciano ad arrivare. E’ quasi mezzogiorno e il corteo si muove in direzione dell’avamposto israeliano di Avigail, uno dei simboli dell’occupazione nell’area. Poche ore prima su questa terra coloni e soldati hanno scacciato i pastori che portavano il pascolo le loro greggi. Come ogni mattina non c’è stato nulla da fare, come ogni mattina si cerca di pascolare un po’ e se la situazione si complica si torna a casa evitando di farsi arrestare.

Ma ora no. Il vento soffia e gonfia le bandiere palestinesi e della pace che si mischiano ai ritratti di Rachel in mano a donne, bambini e anziani. I soldati israeliani cercano di fermare il corteo ma dove fermarsi lo scelgono i palestinesi. Ci si ferma alle porte dell’avamposto, si arriva dove di solito non si può arrivare e si dice quel che di solito non si può dire.

Di fronte ai coloni, di fronte ai soldati, di fronte all’avamposto, di fronte alle telecamere. Di fronte all’occupazione le idee sono chiare: dignità e giustizia per Rachel e e per le comunità palestinesi che vivono nell’area, stop alla politica di demolizioni e di evacuazione portata avanti nell’area dal governo israeliano – otto villaggi e 1500 persone sono attualmente a rischio di evacuazione – e il diritto di vivere su questa terra.

Terra di quotidiane ingiustizie, nei confronti dei palestinesi e nei confronti di Rachel Corrie, uccisa due volte dalla sentenza che solleva l’esercito israeliano da ogni responsabilità sulla sua morte.

Ma la resistenza nonviolenta continua. La denuncia dei comitati popolari nei villaggi palestinesi continua: “Lo stesso bulldozer che ha schiacciato Rachel sta ancora demolendo le nostre case!”.

28 agosto 2012, South Hebron Hills – West Bank

Approfondimento http://tuwaniresiste.operazionecolomba.it/
Foto http://snipurl.com/24tgzt3

Articoli Correlati

Invia una Risposta

Attenzione: la moderazione dei commenti è attiva e questo può ritardare la loro pubblicazione. Non inoltrare più volte lo stesso commento.

Protected by WP Anti Spam