IL CALVARIO DEI MALATI DI GAZA E DEI LORO PARENTI

Anche quando i malati di Gaza ottengono un permesso per curarsi in un ospedale della Cisgiordania o di Israele, il loro calvario non è finito. Interrogatori, vessazioni, proposte per diventare collaboratori, arresti. Come è accaduto a metà febbraio al fratello di Hanan, affetta da cancro.

DIBARBARA ANTONELLI

Gerusalemme 23 febbraio 2011, Nena News – Alle 10.30 di martedì 15 febbraio, agenti delle forze di polizia israeliana hanno arrestato MohammedMosa Zo’rob, di 28 anni, residente a Rafah (sud della Striscia di Gaza), mentre stava accompagnando sua sorella, Hanan, 42 anni, gravemente malata di cancro e affetta dalla sindrome Guillain-Barré (un’infezione di origine batterica che causa la progressiva paralisi degli arti) in Israele.  Il 10 di febbraio le condizioni di Hanan erano improvvisamente peggiorate: per questo dall’ospedale di Gaza le è stato consigliato di andare all’ospedale di Beilinson in Israele, per ricevere un trattamento urgente (non disponibile nella Striscia a causa del continuo assedio di Israele che non permette a sostanze utilizzate per la cura dei tumori e a macchinari medici di fare accesso a Gaza); il 14 ha ricevuto un permesso per poter attraversare il valico di Erez, l’unico punto di passaggio (controllato da Israele) per i malati di Gaza che ottengono permessi er curarsi fuori dal territorio assediato.

Accompagnata da suo fratello, che già in passato si era sottoposto per la sorella, a donazioni del midollo osseo e viste le condizioni gravi di salute di Hanan, i due hanno ricevuto il permesso di attraversare Erez su un’ambulanza palestinese dotata di ICU (Intensive Care Unit) il 15 febbraio. Dall’altra parte però, mentre Hanan è stata  trasferita su un’ambulanza israeliana e poi trasportata in ospedale, suo fratello Mohammed (pure se in possesso di regolare permesso) è stato arrestato dagli agenti israeliani, nonostante avesse già precedentemente – in almeno 5 occasioni – accompagnato la sorella in Israele per visite e trattamenti chemioterapici.

Un caso che non è isolato, ma che indica, che oltre alle costanti violazioni sul rilascio dei permessi per accedere a trattamenti specifici negli ospedali israeliani o dei territori palestinesi (inclusa Gerusalemme Est), Israele sottopone anche i parenti dei malati ad una vera e propria politica di intimidazione e manipolazione, come denunciano tre delle ONG che hanno seguito il caso di Mohammed e altri casi simili. E’ stata proprio l’organizzazione Al- Mezan, insieme al centro di avvocati Adalah e alla ONG di Medici per i diritti umani a denunciare in questi giorni la strumentalizzazione dei malati di Gaza e di chi li accompagna, il fatto che vengano sottoposti a lunghi e intensi interrogatori quando devono lasciare il territorio sotto assedio, intimiditi e minacciati al valico, tanto da evitare di concedere interviste alla stampa o informazioni alle organizzazioni che monitorano l’accesso dei malati Gazaui in Israele.  

Su richiesta della famiglia di Hanan e Mohammed, Al-Mezan ha contattato le autorità israeliane: Mohammed è ancora in stato di arresto nella prigione di Shikma, vicino Ashkelon e Hanan è rimasta in cura presso l’ospedale israeliano, senza che le sia consentito di aver accanto alcuno dei suoi familiari.

Oltre al complesso e farraginoso sistema che impedisce ogni anno a centinaia di palestinesi di uscire da Gaza per ricevere trattamenti medici necessari a tenerli in vita, mettendo a rischio la loro salute o destinandoli alla morte, la tendenza – in aumento negli ultimi mesi – ad arrestare i familiari dei pazienti che hanno già ottenuto permessi costituisce “una politica crudele, inumana, e degradante per il paziente stesso ” denunciano  le tre ONG in un comunicato congiunto fatto circolare domenica. Hanan è da 5 giorni in un ospedale israeliano, in condizioni gravi, sottoposta a trattamenti medici complessi e debilitanti, abbandonata ad uno stato psicologico di solitudine.

Secondo le tre ONG, le autorità israeliane usano il rilascio di permessi per sottoporsi a trattamenti medici fuori da Gaza, come mezzo di coercizione dei pazienti o dei loro familiari, costringendoli in alcuni casi a fornire informazioni o addirittura collaborare.

L’arresto ingiustificato di Mohammed Zo’rob, “indica che le autorità israeliane avevano già intenzione di arrestarlo prima che gli fosse concesso il permesso di accompagnare sua sorella in Israele”, dicono gli avvocati di Al-Mezan. Nena News

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