Il campo profughi di Aida: un assedio continuo

23 Lug 2013

Il campo profughi di Aida, a Betlemme, è noto per la resistenza indefessa dei suoi residenti e per le attività culturali del Centro Lajee. Situato in Area A, ma vicino all’Area C, Aida subisce frequenti invasioni da parte dell’esercito israeliano, invasioni che contribuiscono a delegittimare l’Autorità Palestinese.

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Il fotografo di 23 anni, Mohammad Al-Azza, colpito dai soldati israeliani al volto durante una manifestazione ad Aida, il 9 aprile 2013 (Foto: Ryan Rodrick Beiler)

Il campo profughi di Aida è noto in Palestina: creato nel 1950 dall’UNRWA, ad Aida vivono oltre 4.700 rifugiati registrati in uno spazio di 0.71 km². Il campo ha vissuto condizioni durissime soprattutto durante la Seconda Intifada, quando la scuola è stata gravemente danneggiata e oltre 300 residenti sono stati arrestati dalle forze israeliane. A quel tempo, si dice, tutte le famiglie hanno perso un figlio. La visita del 2009 di Papa Benedetto XVI ha mostrato al mondo le condizioni di oppressione e la realtà dei ripetuti raid e arresti israeliani nel campo.

Il Centro Lajee (“rifugiato”) è una comunità culturale di base che lavora con le nuove generazioni mentre prosegue nella lotta per la giustizia e i diritti di tutti i palestinesi. Qui abbiamo incontrato il diretto, Salah Ajarma.

Aida offre un modello particolare di lotta nei campi profughi, con innovative strategie di resistenza. Il campo si trova in Area A (dove l’Autorità Palestinese dovrebbe detenere pieno controllo civile e militare), ma è geograficamente vicino all’Area C e alla Tomba di Rachele, amministrata dall’esercito israeliano. Inoltre, il Muro di Separazione circonda il confine Nord di Aida con torrette militari che controllano tutto il campo. Questi elementi annullano i confini ufficiali e la giurisdizione del campo e danno all’esercito israeliano carta bianca per venire e andare quando vuole, nonostante la mancanza di autorità legale.

Quando chiediamo se il Centro Lajee promuove manifestazioni e resistenza, Ajarma risponde: “Lajee promuove una lotta culturale. Crediamo che insegnando ai bambini la loro storia, la cultura palestinese e il diritto al ritorno e educandoli ai propri diritti, la resistenza culturale emergerà”. E una delle caratteristiche della resistenza di Aida è l’aspetto culturale e artistico delle sue azioni, dal fare un buco nel Muro di Separazione all’organizzazione tour internazionali di dabka, fino a costruire forti relazioni con i campi profughi palestinesi all’estero.

Le parole di Salah rientrano in un delicato sistema di potere in Palestina, nel quale i campi profughi sono il campo di battaglia di relazioni complesse tra Autorità Palestinese e Israele, una battaglia che a volte pone i rifugiati ai margini della società palestinese.

La gente parla di una Terza Intifada, “ma non ce ne sarà una con l’attuale Autorità. Abbiamo bisogno di dare indietro la responsabilità del popolo palestinese a Israele, perché ad oggi ci occupano gratis”. E infatti, come spiega Salah, “nessuno davvero conosce gli accordi tra l’ANP e Israele, ma la ANP risponde agli ordini. Nelle ultime tre settimane i soldati sono entrati nel campo senza che la polizia palestinese facesse nulla. Vediamo la polizia palestinese che stringe le mani dei militari. E magari quel soldato il giorno prima ha ucciso un bambino. Israele sta distruggendo l’ANP attraverso la delegittimazione”.

Il campo sembra invischiato in una situazione politica ambivalente e senza speranza: “Aida non è l’unico campo che subisce raid frequenti da parte dell’esercito. Negli ultimi mesi siamo stati sotto i riflettori perché i bambini venivano colpiti alle manifestazioni. Ma si deve capire che Israele usa la violenza per i propri scopi. La pace ucciderebbe Israele, per questo ci usano”.

 

 Noemie Amar

Alternative Information Center

Inviato da aicitaliano il Mar, 23/07/2013 – 10:59

http://www.palestinarossa.it/?q=it/content/aic/il-campo-profughi-di-aida-un-assedio-continuo

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