IL CASO LIBIA. L’Onu accusa Malta e Frontex: «RESPINTI PROFUGHI ILLEGALMENTE»

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tratto da: Avvenire.it

Nello Scavo martedì 17 marzo 2020

Anche la Corte penale dell’Aia esamina il caso

Reuters

Gli investigatori della Corte penale internazionale dell’Aia hanno preso nota della denuncia dell’Oim, l’agenzia Onu per le migrazioni, che accusa Malta e l’Europa di essere i mandanti del respingimento di 49 migranti verso l’inferno la libico sotto il coordinamento di La Valletta e Frontex, l’agenzia Ue per i confini.

La denuncia, inizialmente diffusa attraverso una serie di riscontri raccolti da Alarm Phone, è stata confermata proprio da Oim secondo cui nei giorni scorsi sarebbe avvenuta «una violazione del diritto marittimo internazionale». Perciò fa appello all’Unione Europea e alla comunità internazionale «per un’azione immediata che eviti il ritorno di persone vulnerabili in Libia e che rispetti il principio di non respingimento».

La faccenda rischia di creare non pochi imbarazzi ai Paesi coinvolti, a Frontex e alla presidente Ursula von der Leyen. I fatti risalgono allo scorso fine settimana. «Malta ha coordinato un’operazione di respingimento dalla zona di ricerca e soccorso (Sar) maltese verso la Libia, in cooperazione con l’agenzia di frontiera dell’UE Frontex e la cosiddetta guardia costiera libica», si legge in una nota del servizio di allerta per i naufraghi nel Mediterraneo. Come già era avvenuto il 18 ottobre 2019, «le autorità maltesi hanno incaricato la cosiddetta guardia costiera libica di entrare in una zona Sar europea per sequestrare 49 persone e costringerle a tornare in Libia». Paese che secondo le Nazioni Unite in alcun modo può essere ritenuto «luogo sicuro di sbarco». Da ieri, inoltre, sia il premier di Tripoli al–Sarraj, che il generale della Cirenaica Haftar hanno chiuso tutte le frontiere (comprese quelle aeree e marittime) per il rischio Coronavirus, alimentando nuovi interrogativi sul ruolo che eventualmente avranno i guardacoste libici se dovessero catturare migranti in mare.

La dinamica della cattura è stata ricostruita anche attraverso fonti confidenziali, tracciati aerei, registrazione delle rotte navali. Un velivolo di Frontex, sostiene e Alarm Phone, aveva individuato la barca con i migranti già alle 6.00 di mattina di sabato scorso, quando era ancora nell’area di ricerca e soccorso di pertinenza libica. Dodici ore dopo, alle 18.04, la nave della guardia costiera libica Ras Al Jadar ha intercettato i migranti nella zona Sar maltese. «Ciò significa che l’agenzia di frontiera europea Frontex, il coordinamento dei soccorsi di Roma e quello di Malta erano tutti consapevoli», si legge in una nota riassuntiva, «e hanno cooperato con le autorità libiche per farle entrare nella zona Sar maltese e intercettare l’imbarcazione». Le numerose prove raccolte sono state giudicate come attendibili dai funzionari Onu, che non a caso hanno ricordato come «salvare vite umane deve rimanere la priorità numero uno e che rispondere a chiamate di soccorso in mare è una responsabilità legale e morale».

Le accuse sono rese ancora più gravi da un’altra denuncia dell’Oim: «Solo nelle ultime 48 ore oltre 400 uomini, donne e bambini sono stati riportati a Tripoli dalla guardia costiera libica. La maggior parte sono stati portati in un centro di detenzione gestito dal Ministero dell’Interno. Almeno 600 migranti riportati in Libia e trasferiti in questa struttura risultano dispersi da gennaio». Alle richieste di chiarimenti, il governo del premier al–Sarraj non risponde più neanche all’Onu.

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