Il caso. “MA LA SOLIDARIETA’ NON ACCETTA RICATTI”. La società civile sfida il governo

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Paolo Lambruschi martedì 30 aprile 2019

Acli e Caritas: un gravissimo attacco alla sussidiarietà, che pure sta scritta nella Costituzione

Solidarietà in azione. Giovani e minori, italiani e stranieri, durante una delle giornate di lavoro alla Colonia Don Bosco di Catania

Non solo Terzo settore ed economia civile. Sotto attacco da tempo da parte della maggioranza di governo ci sono i valori della solidarietà e sussidiarietà. Non solo un’offensiva culturale, ma politica, come rilevato dal professor Zamagni nell’intervista di domenica scorsa a Diego Motta. Perché i due principi sono cardini della Costituzione e capisaldi delle società occidentali mature, che hanno da tempo eliminato la diarchia Stato-mercato valorizzando i corpi intermedi, le reti della società civile che arrivano prima della politica e in genere lavorano bene. E che reagiscono.

«Partiamo dal “buonismo” – sbotta Roberto Rossini, presidente delle Acli, un milione di iscritti –. È un termine coniato e usato in senso spregiativo, che insinua nell’opinione pubblica il sospetto che chi fa del bene lo faccia solo per interesse personale. Concordo con Zamagni, è in atto una precisa strategia per svalutare il terzo settore e l’economia civile. Mai visto un attacco simile. Predomina in questa maggioranza un’idea statalista. Ignorano che ci sono soggetti che da decenni lavorano per la solidarietà attraverso la sussidiarietà, che viaggiano insieme».

Quanto alla “mangiatoia“, Rossini è netto. «È l’ultimo attacco ai soggetti dell’economia civile. Mettiamo in fila i fatti. Oltre alle accuse gravissime alle Ong e alle ricadute del decreto sicurezza in termini occupazionali, segnalo il provvedimento sui consigli di amministrazione degli enti di volontariato e Terzo settore nel decreto crescita, poi ritirato. Era ridicolo, li equiparava ai partiti. Forse qualcuno li equipara all’opposizione, ma non si può leggere tutto con logica partitica. Poi a inizio anno c’è stata la vicenda dell’Ires e stiamo ancora aspettando i decreti sul terzo settore. Domani è il Primo maggio, ricordo i milioni di lavoratori del terzo settore, tutti in regola. Basta una scorsa ai bilanci per vedere con quanta fatica portiamo avanti patronati e cooperative, altro che business della solidarietà». Senza contare che quando è stato elaborato il reddito di cittadinanza, nessuno ha chiamato l’Alleanza per la povertà – di cui il leader aclista è portavoce – che per anni ha chiesto ai governi un reddito di inclusione e che aveva avuto parte decisiva nel Rei del governo Gentiloni. «Volevano eliminare la povertà, ma rischiano di fomentare una guerra tra ultimi e penultimi. Solo il premier Conte ha dimostrato apertura quando ha deciso di istituire una cabina di regia per il Terzo settore».

Rossini raccoglie la proposta del Civil Compact di Zamagni. «Per raccontare quel che l’economia civile ha fatto e fa per questo Paese, si organizzi un festival in ogni città».

Francesco Marsico, responsabile dell’area nazionale della Caritas italiana, presente in 218 diocesi, parte dalla questione educativa. «Se questi slogan semplici e violenti fanno breccia e rompono la coesione sociale, vuol dire che c’è un problema nelle periferie dove si saldano disagio sociale, bassi livelli di reddito e senso di abbandono. E quindi rancore e insicurezza. Dobbiamo prepararci ad agire con una strategia di medio e lungo termine sanando le ferite. Sull’immediato vince la semplificazione, sul lungo periodo vincono i progetti. Ora guardiamoci dentro e troviamo i cambiamenti necessari di linguaggi e presenze. Accorciamo le distanze con le persone che hanno questi bisogni».

Marsico non è stupito dall’attacco alla sussidiarietà. «Queste forze politiche al governo sono per storia e cultura estranee alla narrazione costituzionale della sussidiarietà. Sono valori patrimonio del cattolicesimo politico e dei socialdemocratici. Identificano il Terzo settore e i soggetti sociali, per loro un’anomalia, in uno pseudosoggetto di mercato, la “mangiatoia”, schiacciano tutto sulla dimensione liberista con il metro esclusivo dell’interesse economico o su quella statalista».

La Caritas viene attaccata per l’impiego di operatori professionali accanto ai volontari. «Conseguenza dell’ostilità alla sussidiarietà. Non si riconosce ai soggetti sociali la capacità di arrivare prima e meglio su fenomeni nuovi. Ma la politica non ha i tempi della sofferenza delle persone. Ci sono emergenze cui si può rispondere con il volontariato. Ad esempio distribuire un panino ai senza dimora. Per risposte più strutturate e durature, occorrono le competenze degli operatori. Bisogna leggere la complessità del sociale, altrimenti nascono equivoci. Agli scettici consiglio di venire in parrocchia ad ascoltare e vedere come lavora la Caritas. Ha ragione il papa Francesco, la realtà supera l’idea».

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Il caso. «Ma la solidarietà non accetta ricatti». La società civile sfida il governo

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