IL CONTROLLO ISRAELIANO AL CHECKPOINT DI QALANDIYA SI TRASFORMA PER I PALESTINESI IN UN PERVERSO GIOCO DI UMILIAZIONE E FRUSTRAZIONE

giovedì 12 dicembre 2013

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‘Tutta la strada per l’ Olanda’: la routine al Qalandiya Checkpoint

11 dicembre 2013 / 12:52

By Tamar Fleishman – Qalandiya Checkpoint, West Bank

“Questi sono solo controlli di routine”, ha detto un soldato che stava rassicurando un altro soldato donna mentre stava addestrando un cane, per usarlo con i veicoli di proprietà di palestinesi.

Per loro questa è una routine. Basta routine.

Ma per coloro che hanno avuto la sfortuna di essere scelti, e che sono costretti a lasciare il loro veicolo, farsi da parte e guardare un cane portato alla loro auto, mentre annusa i pneumatici, fa giri all’esterno, salta sulla vettura, entra nel portabagagli e all’interno della macchina, sporca i sedili con le zampe, striscia sotto i sedili, sgocciola dappertutto e non si ferma finché non trova la palla profumata che l’educatore gli ha riservato, per queste persone questa non è routine. Per loro questa è una umiliazione, un’invasione nel loro spazio personale e un atto di profanazione secondo la loro religione. Perché secondo l’Islam il cane è impuro.

Né era routine il caso della donna che era stata dimessa da un ospedale di Ramallah quella mattina.
Secondo la lunga lista di malattie di cui questa donna soffriva, che suo marito ha enumerato davanti a me una ad una, poteva essere definita come una “paziente complicata”.
Il marito e la moglie stavano lì da ore.

E ‘difficile uscire dalla striscia di Gaza, ma non è neanche una brezza tornarvi dentro.

Il marito era ansioso che sua moglie non potesse prendere la medicina in tempo, era preoccupato che non avrebbero ricevuto il permesso prima che chiudesse il checkpoint di Erez, dove avrebbero passare la notte? E lui era preoccupato per loro figlio che era stato ricoverato questa mattina a Gaza dopo aver perso conoscenza – ha detto a me, una sconosciuta, e non a sua moglie, perchè lui non ha voluto aggiungere altro alla sua sofferenza: “Con il tempo per arrivare a casa, lei già lo saprà “, ha detto.

E quando il percorso si è aperto davanti a loro, il marito ha preso la moglie per un braccio, l’ha guidata e sostenuta perché lei, le cui gambe erano gonfie e zoppicava, non poteva veramente vedere la strada. La donna ha usato il resto della sua forza per concentrarsi sul posare un piede e poi l’altro, un passo alla volta era come i due camminavano avanti.

Era la prima volta che questo uomo ha visitato il Qalandiya checkpoint, si è guardato intorno e ha detto, con grande disgusto: “non tornerò mai più qui. Neanche se devo camminare fino a … “, poi ha smesso di cercare la parola giusta e dopo averla trovata, ha aggiunto:” tutta la strada per l’ Olanda “

(Tradotto da Ruth Fleishman)

Tratto da:  Il Popolo Che Non Esiste

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ARTICOLO ORIGINALE

http://www.palestinechronicle.com/all-the-way-to-holland-the-routine-at-qalandiya-checkpoint/#.UqmQcNLuL2M

‘All the Way to Holland’: The Routine at Qalandiya Checkpoint

Dec 11 2013 / 12:52 pm

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‘These are just routine inspections.’ (Photo: Tamar Fleishman)

By Tamar Fleishman – Qalandiya Checkpoint, West Bank

“These are just routine inspections” said a soldier who was securing another soldier while she was training a dog, using vehicles owned by Palestinians.

To them this is a routine. Just routine.

But to those who had the misfortune of getting picked, and were forced to leave their vehicle, stand aside and watch a dog being led to their car, how it sniffs the tires, circles the exterior, jumps on the car, enters the trunk and the inside of the car, gets the seats dirty with his feet, crawls under the seats, drools everywhere and not stopping until it finds the scented ball that the trainer left for it, for these people this isn’t routine. For them this is a humiliation, an invasion to their personal space and an act of desecration according to their religion.  Because according to Islam the dog is impure.

Neither was it the routine of the woman who had been discharged from a hospital in Ramallah that morning.

According to the long list of illnesses this woman suffered from, which her husband enumerated before me one by one, she could be defined as a “complicated patient”.

The husband and his wife stood there for hours.

It’s hard to exit the Gaza strip but it’s also no breeze getting back in.

The husband was anxious that his wife might not take her medicine on time, he was concerned that they wouldn’t receive the permit before Erez checkpoint closes- where would they spend the night? And he was worried about their son who had been hospitalized that morning in Gaza after losing consciousness- he told this to me, a stranger, and not to his wife, as he didn’t want to add to her suffering: “By the time we get home, she’ll already know” he said.

And when the path opened before them, the husband took his wife by the arm, leading and supporting her, because she, whose legs were swollen and had a limp, couldn’t really see the way. The woman used the remaining of her strength to focus on raising one foot and then the other, one step at a time was how the two walked forward.

It was the first time this man visited Qalandiya checkpoint, he looked around and said with great disgust: “I’m never coming here again. Not even if I have to walk all the way to…” then he stopped to search for the right word and upon finding it he added: “all the way to Holland!”

(Translated by Ruth Fleishman)

– As a member of Machsomwatch, once a week Tamar Fleishman heads out to document the checkpoints between Jerusalem and Ramallah. This documentation (reports, photos and videos) can be found on the organization’s site: www.machsomwatch.org. The majority of the Spotlights (an opinion page) that are published on the site had been written by her. She is also a member of the Coalition of Women for Peace and volunteer in Breaking the Silence. She contributed this article to PalestineChronicle.com.

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