Il doppio standard della giustizia israeliana

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02 apr 2016

Il soldato che ha ucciso a sangue freddo Abd al-Fattah al-Sharif aspetterà il processo in una base militare in detenzione “aperta”, nonostante il procuratore militare lo reputi colpevole

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Il 21enne palestinese ucciso dal soldato israeliano a Hebron – Fonte: Ma’an News

della redazione

Gerusalemme, 02 aprile 2016, Nena News – Il soldato che ha ucciso a sangue freddo un ferito palestinese, il 21enne Abd al-Fattah al-Sharif, a terra con un colpo alla testa è stato rilasciato. Accusato di omicidio colposo e non volontario, perché “non mosso da intenzionalità”, ieri sera è stato condotto in una base militare in Valle del Giordano dove sconterà una detenzione “aperta”. La corte militare che lo ha giudicato, inoltre, gli ha concesso di ricevere subito visite familiari.

Martedì si terrà una nuova udienza nella quale gli avvocati difensori porteranno prove per chiederne il rilascio definitivo. Diversa, almeno in parte, la posizione del procuratore militare che ha lamentato una scarsa collaborazione da parte del soldato: “Ha dato risposte evasive a domande sorte dalla sua versione dei fatti. I suoi continui cambiamenti di versione hanno sollevato dubbi sulla credibilità delle richieste della difesa”, ha detto il procuratore Zagagi-Pinhas.

A parlare basterebbe il video girato da un membro dell’associazione israeliana per i diritti umani B’Tselem che mostra un’esecuzione a sangue freddo di un uomo impotente e già ferito. Parlare di autodifesa o di protezione della sicurezza di Israele, come fatto da innumerevoli parlamentari e politici israeliani, nega palesemente quelle immagini e le parole registrate: un soldato dice “Questo cane è ancora vivo”, lui risponde “Merita di morire”.

Lo stesso procuratore parla di “quadro molto chiaro, su cui basano i sospetti contro di lui”: “Il soldato ha detto più volte che il terrorista ha provato a raggiungere il coltello mentre il video mostra una situazione diversa, con il coltello ha una distanza significativa dal terrorista che era in grave condizioni. Il video parla da solo. Il terrorista non rappresentava alcuna minaccia: nessuna delle altre persone sulla scena erano allarmate. Il soldato ha mostrato indifferenza nel colpire il terrorista e lo ha fatto senza avvertire prima i commilitoni e i comandanti”.

Nonostante ciò, a pagare per ora è solo Imad Abu Shamsiyeh, l’attivista di B’Tselem che ha girato il video: ieri l’organizzazione ha chiesto alla polizia e all’esercito israeliano di proteggerlo dopo le minacce di morte ricevute questa settimana.

Palese è la differenza di trattamento con i prigionieri palestinesi, che scontano pene severissime anche se il reato commesso è il lancio di pietre (fino a 20 anni di carcere dal novembre 2014) e che vivono in condizioni detentive pessime. Se le visite familiari sono un lusso – molto spesso i palestinesi della Cigiordania vengono detenuti in prigioni in Israele, in violazione del diritto internazionale – ai prigionieri è imposto di pagarsi le spese della detenzione e quando escono raccontano e denunciano torture e umiliazioni fisiche e psicologiche da parte delle guardie carcerarie israeliane.

Ma come accade in tanti altri settori della vita quotidiana, dell’economia, dei diritti fondamentali, la legge nei Territori Occupati non è uguale per tutti. A preoccupare è, ancora una volta, l’humus razzista in cui si muove la società israeliana: se sondaggi hanno dimostrato chiaramente come buona parte degli israeliani difenda l’operato del soldato, se petizioni online per il suo rilascio hanno subito raccolto vasta eco, quelle immagini dicono qualcosa in più. Tre ambulanze israeliane accorse sul posto si lanciano sul soldato lievemente ferito da un coltello, in piedi e senza alcun danno grave, in grado di camminare e parlare perché l’entità della ferita è minima. A terra ci sono però due uomini, palestinesi, che – seppur responsabili di un attacco – prima vengono lasciati dissanguare senza che gli sia prestata alcuna cura e poi muiono, uno nel disinteresse dei medici e l’altro freddato da un uomo in uniforme. Nena News

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