Il filmmaker sudafricano si ritira dall’Israele Film Festival

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28 May 2017

 

Rispettando il boicottaggio BDS  palestinese di Israele, il pluripremiato regista sudafricano John Trengove si è ritirato dal prossimo ‘LGBT Tel Aviv Film Festival’​ israeliano e ha chiesto che il suo lungometraggio “The Wound” non venga proiettato all’apertura della serata di gala  del festival.

Il controverso film di Trengove, The Wound (Inxeba), ambientato nel contesto del rituale di iniziazione della circoncisione del popolo  Xhosa (ndt. Gli xhosa sono un gruppo etnico di origine bantu), è stato presentato per la prima volta quest’anno al  Sundance Film Festival e al Berlin film festival, è prevista la sua programmazione nelle sale del Sud Africa per il 2017. Trengove, figlio del noto avvocato Wim Trengove, ha ricevuto i premi  Loerie, SAFTA e Rose d’Or, oltre ad avere una nomination all’International Emmy per le sua acclamata miniserie Hopeville.

La scorsa settimana il BDS Sudafrica, oltre a diversi video makers  ebrei sudafricani pro-BDS, aveva lanciato un appello a Trengove invitandolo a non partecipare al festival. Una delle questioni sollevate è stata l’uso del “Pinkwashing” da parte di Israele – tattica israeliana di public relations che cinicamente sfrutta l’appoggio alle persone LGBT per coprire i suoi crimini contro il popolo palestinese e normalizzare la sua occupazione, oppressione e le politiche di apartheid. Inoltre, gli attivisti hanno sottolineato che la Ministra della Cultura israeliana Miri Regev sarebbe stata presente al festival. Regev aveva suo tempo parogonato gli africani a un cancro della società.

La società civile palestinese ha accolto “calorosamente” il suo ritiro ringraziando Trengove per i suoi “principi di solidarietà” e il rispetto della “linea” palestinese. Dopo la sua cancellazione, un rappresentante del PACBI (Palestinian Campaign for the Academic and Cultural Boycott of Israel ) , Hind Awwad, ha invitato altri a seguire l’esempio: “Speriamo che gli artisti internazionali seguano il suo esempio e annullino la loro partecipazione, negando al governo israeliano l’opportunità di utilizzare il loro nome per coprire e lavare i suoi crimini “.

Trengove ha scritto una lettera commovente (trascritta qui di seguito) agli organizzatori israeliani spiegando la sua decisione:

Con sincero rammarico devo informarvi che  la prossima settimana non parteciperò a TLV fest. Negli ultimi giorni sono stato avvicinato da attivisti di organizzazioni e da membri della comunità cinematografica sudafricana, che mi hanno invitato a rispettare il boicottaggio culturale contro Israele e in particolare il TLVfest. Con il dolore della lotta all’apartheid  ancora fresco nella nostra coscienza collettiva, il problema è, come si può immaginare, un tema molto sensibile per molti sudafricani.

Mi è stata anche sottolineata  la questione del pinkwashing. Mentre apprezzo che gli organizzatori del TLV fest possano essere ben intenzionati e progressisti, è impossibile trascurare il fatto che il festival (e la mia partecipazione ad esso) potrebbero servire come diversivo rispetto alle violazioni dei diritti umani commesse dallo Stato di Israele.

Capisco che è molto tardi per me prendere una decisione del genere e me ne dispiaccio sinceramente. Non per ingenuità, alcune settimane fa ho accettato  il vostro invito col desiderio di far vedere a un pubblico più ampio possibile il mio film e le questioni umane che promuove. Purtroppo, sapendo ciò che ora so, sento che è imperativo per me ritirare la mia  partecipazione.

Capisco anche che il film è già stato venduto, non solo per la visione ma anche per la distribuzione in Israele. Pertanto accetto questa condizione che non dipende da me, anche se il mio desiderio è che il film non sia proiettato in Israele mentre persistono le attuali condizioni.

Spero che accetterete lo spirito della mia decisione, che non è intesa come un attacco personale a voi o al vostro staff, ma motivata dalla realizzazione di ciò che convinzioni profondamente personali e politiche mi richiedono.

In una lettera di accompagnamento al festival ha scritto:

Permettetemi di ribadire che non ho dubbi sul fatto che il vostro Festival sia  progressista e aperto. Sono tuttavia convinto che finché   in Israele prevalgono le attuali condizioni, è necessario un rigoroso boicottaggio contro tutte le iniziative finanziate dal governo. Se non altro, sono un modo per segnalare agli israeliani che la comunità internazionale non può perdonare ciò che viene fatto in loro nome. Come sudafricano ho esperienza in prima persona su come i boicottaggi hanno contribuito a creare una trasformazione democratica e perciò ho deciso di aggiungere il mio nome e la mia voce alle iniziative di boicottaggio verso Israele.

Dopo la lettera, Ronnie Barkan, co-fondatore del gruppo israeliano “Boycott From Within”, ha scritto a Trengove dicendo: “Come cittadino israeliano, vorrei esprimere il mio più profondo apprezzamento e ringraziamento per il tuo sostegno e per la meravigliosa lettera che hai condiviso con noi “.

Ci uniamo ad altri sudafricani che amano pace e giustizia nel ringraziare Trengove che ora si unisce ad una lista crescente di artisti internazionali, filmmakers, autori e altri che hanno annullato i concerti israeliani e rispettato l’appello del BDS palestinese, tra cui Roger Waters dei Pink Floyd, il professor Stephen Hawking, Stevie Wonder, Lauryn Hill, Talib Kweli, la scrittrice Alice Walker e Angela Davis, i film makers Mira Nair, John Greyson, Ken Loach, Mike Leighe altri.

 

Fonte: http://www.bdssouthafrica.com/cultural-boycott/south-african-filmmaker-withdraws-israeli-film-festival/

 

Il filmmaker sudafricano si ritira dall’Israele Film Festival

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