IL GIOCO PIU’ PERICOLOSO. Ogni giorno più di 100 giovani afghani e siriani attraversano la Romania diretti in Europa

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tratto da: https://lungolarottabalcanica.wordpress.com/2021/03/29/il-gioco-piu-pericoloso-ogni-giorno-piu-di-100-giovani-afghani-e-siriani-attraversano-romania-diretti-in-europa/

Reportage pubblicato sul sito Libertatea, traduzione in italiano a cura dell’associazione Lungo la rotta balcanica

Hanno 11, 15, 18 anni e sono migliaia di chilometri lontani da casa e dalle loro famiglie. Nel gergo digitale della loro epoca, ricavato dal linguaggio dei giochi per computer, dicono “try a game“, “go for a game” quando cercano di attraversare il confine. Ma le esperienze che ne derivano sono reali, dolorose e illegali. Oggi Libertatea inizia a pubblicare una serie di articoli che raccontano le vite invisibili di questi giovani, spesso minori, che preferiscono affrontare rischi difficili da prevedere e da gestire piuttosto che vivere in mezzo alla guerra e al caos dei loro paesi. Molti migranti hanno subito violenze fisiche e verbali, così come altri abusi, da parte della polizia di frontiera rumena e della polizia locale di Timisoara. In un campo pieno di rifiuti dietro a un centro commerciale della capitale romena, una ventina di ragazzi si godono il sole la mattina del 25 febbraio. Si siedono sull’erba o stanno in piedi in piccoli gruppi, tenendo accanto a sè gli zaini, una bottiglia di succo o di bevanda energetica e un sacchetto di patatine. La maggior parte indossa mascherine. Sono tutti al telefono, con gli auricolari nelle orecchie.

Si potrebbe pensare che siano skateboarder o ragazzi appena usciti da scuola. Poi però basta notare che uno di loro sta dormendo su una scatola di cartone, avvolto in un sacco a pelo, a pochi metri di distanza. Si notano le giacche sporche, le scarpe da ginnastica infangate.

Un ragazzo si riposa in un prato di Timisoara durante il giorno

Il gioco

Hanno lasciato paesi lacerati dalla guerra, dalla povertà e dall’estremismo. Sono in viaggio da mesi o addirittura da anni. Sono riusciti ad attraversare illegalmente il confine tra la Serbia e la Romania e ora sperano di raggiungere l’Ungheria. Non è un caso che i migranti provenienti dall’Afghanistan, dalla Siria o dal Pakistan dicano di “provare un gioco” quando attraversano un confine – “go for a game“, “try a game“. “Gioco” è la parola che usano più spesso, direttamente in inglese, attorno alla quale organizzano tutto il loro percorso. È come un gioco al computer, dove ogni nuovo punto di confine è un nuovo ostacolo. Sei in trappola, game over. Il linguaggio è digitale, ma le esperienze sono reali.

– “Da dove viene questa espressione, ‘provare un gioco’? Sembra bello, come un’avventura”.

– “Non è bello. È pericoloso”, dice Ataur, un ragazzo di “circa 18 anni” dall’Afghanistan che è in viaggio da quasi un anno. Non sa di preciso quando è nato. Nel 2020, il numero di arrivi in Romania è aumentato in maniera esponenziale e il Paese è diventato un punto importante della rotta balcanica. Molti Stati hanno chiuso le loro frontiere a causa del COVID costringendo i migranti a trovare altre rotte. Timisoara è diventata un punto centrale di questo percorso.

“Di giorno, vengo qui per godermi il sole e per dormire. E per vedere cosa succede la sera. Se partire o meno per il game. Il game non è nelle nostre mani” racconta uno dei ragazzi

Rintracciati”

Nel 2020 sono stati registrati 45.252 migranti che hanno tentato il “game” al confine romeno, un numero di 4.4 volte superiore rispetto al 2019. Nel linguaggio della polizia di frontiera, sono stati “individuati mentre attraversavano/tentavano di attraversare illegalmente il confine”. Per la legge rumena, il “gioco” è un’attività criminale e questi giovani sono migranti illegali.

Vi immaginate ragazzi di 15 anni della Romania da soli a migliaia di chilometri di distanza da casa?”, chiede uno dei giovani migranti.

Secondo un rapporto della polizia di frontiera, degli oltre 45 mila persone del 2020, a 34.666 migranti, è stato impedito l’ingresso in Romania, un numero quasi cinque volte superiore dell’anno precedente.

I respingimenti collettivi illegali

Gli altri 10.586 sono stati “individuati nel momento dell’attraversamento/tentativo di attraversare illegalmente la frontiera”, cioè esattamente quando stavano cercando di attraversare il confine. Di questi, 3.641 hanno fatto domanda alla polizia di frontiera per ottenere l’asilo. Il rapporto non fa riferimento alle rimanenti 7.000 persone. Le espulsioni collettive – i cosiddetti push-backs – sono illegali, come dimostrano le sentenze della Corte europea dei diritti umani. Si riferiscono a gruppi di migranti che hanno appena attraversato il confine ma che vengono respinti dalle guardie di frontiera invece di poter richiedere asilo. Tuttavia, un rapporto pubblicato da due ONG serbe con il sostegno dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati in Serbia, di cui ha scritto Vice Romania, afferma che nel 2019 1.982 migranti sono stati espulsi dalla Romania alla Serbia. L’Ispettorato generale della polizia di frontiera ha dichiarato a Libertatea che se le guardie di frontiera notano gruppi di migranti che si muovono verso il territorio della Romania, avvisano le autorità serbe che intervengono per raccoglierli. Secondo le nostre autorità, i poliziotti romeni non entrerebbero in contatto con i gruppi di migranti “perché la maggior parte di loro non riesce a entrare in Romania”.

“I giovani hanno gambe forti”.

Dei migranti che incontriamo nel prato, il più giovane ha 11 anni. Ha già lo zaino sulle spalle ed è pronto a partire. “Vuoi provare il game stasera?”. Lui fa cenno di sì, sorridendo timidamente, poi si allontana. “I giovani hanno gambe forti. Questo ragazzo è più forte di me”, dice un migrante più grande di 12 anni.

Uno dei bambini afghani che cerca di raggiungere l’Europa ha 11 anni

Un altro ragazzo lì vicino ha 16 anni. Ha lasciato l’Afghanistan quando ne aveva 12 ed è rimasto in Turchia fino a pochi mesi fa, dove ha lavorato in una fabbrica di abbigliamento. Tra i migranti c’è anche un pugile professionista che vuole andare in Irlanda. Sulla sua scheda appare la data di nascita: 1 gennaio 1999. L’anno è corretto, il giorno no. Neanche lui sa quando è nato. “In Afghanistan, molte persone non conoscono la loro data di nascita esatta perché c’è stata una guerra. Quando ci viene chiesto, diciamo tutti il 1° gennaio”, spiega un altro migrante.

La madre del pugile ha problemi di salute, ma ha detto che non andrà a farsi curare in Pakistan, dove ci sono ospedali migliori, finché suo figlio non arriverà in Europa. La famiglia sta risparmiando tutti i soldi per il suo viaggio.

A piedi o nei camion

La maggior parte dei migranti cerca di entrare in Romania da ovest per poi continuare il viaggio verso l’Europa occidentale, attraversando il confine a piedi o dentro i camion. La polizia di frontiera di Timisoara ha rilevato 4.125 migranti che cercavano di entrare in Romania l’anno scorso, quasi quattro volte di più che nel 2019, come mostra il rapporto di valutazione dell’attività dell’Ispettorato territoriale della polizia di frontiera di Timisoara per il 2020.

Ogni notte, i migranti salgono sui treni dalla stazione di Timisoara verso diverse località per tentare il game

Alcuni ragazzi cercano di farcela da soli – vanno nei parcheggi vicino al confine e cercano di intrufolarsi nei camion quando gli autisti dormono. Ma se questi sentono qualche rumore, chiamano immediatamente la polizia. Altre volte possono essere presi alla frontiera quando i camion vengono controllati. Ma i migranti spesso usano facilitatori per raggiungere l’Ungheria. 363 persone sono state identificate nel 2020 dalle guardie di frontiera rumene. Per avere i soldi per pagare le guide, le persone vendono tutto ciò che possiedono – terreni, case, gioielli, persino i loro reni, se non hanno altro.

Database di migranti “illegali”

Foto e video di migranti vengono caricati quasi quotidianamente sul sito della polizia di frontiera, i loro volti sfocati, accanto a testi come “25 stranieri trovati nascosti in auto”. Vengono allineati per la foto o fotografati direttamente nei camion in cui si trovano.

Fonte foto: polizia di frontiera romena

Le immagini – un vero e proprio database con i volti di decine di migliaia di migranti – “mostrano il lavoro delle guardie di frontiera” e hanno uno “scopo preventivo”, “per scoraggiare le violazioni della legge e presentare i rischi a cui sono esposti, senza fornire dettagli identificativi delle persone coinvolte”, dice a Liberatatae l’Ispettorato generale della polizia di frontiera. I ragazzi che si godono il sole nel prato di Timisoara sono stati fotografati della polizia di frontiera. “Tutti sono molto timidi (quando ti fanno la foto, ndr). Hai i vestiti sporchi e hai paura che mettano le foto su Facebook o Google, e che tutti le vedano. Ti chiedono quante volte hai provato il game. Se non dici la verità, ti schiaffeggiano. Sanno se ci hai provato o no perché hanno tue foto”, dice Mahmood, un 23enne dell’Afghanistan che è in viaggio da quasi tre anni.

I migranti raccontano di essere stati picchiati dalle guardie di frontiera rumene

“Di cosa hai più paura nel tuo viaggio verso ovest?” chiede Mahmood. Del freddo, della deportazione in Serbia, delle botte della polizia e dei cellulari rotti”. Voglio mostrarvi alcune foto di me che vengo picchiato dalla polizia in Croazia e in Romania”, risponde.

“I pestaggi dei poliziotti croati a sinistra e quelli dei rumeni a destra”, spiega Mahmood

“Con cosa ti hanno colpito?” – “Con un bastone”. Quando ci prendono, pensano di aver catturato al-Qaeda o l’ISIS. Quando controllano i nostri zaini, trovano biscotti, acqua e bevande energetiche, non bombe” spiega Mahmood. “Abbiamo lasciato l’Afghanistan per colpa dei talebani. Ma quando mi hanno preso, i poliziotti rumeni mi hanno chiamato talebano” aggiunge. Quando la gente in Afghanistan sente parlare dell’Unione europea, la associa ai diritti umani. Ma quando arrivi qui e la polizia ti picchia, sei molto deluso. Dove sono i diritti umani?

A un certo punto dimenticherò i pestaggi della polizia. Ma non dimenticherò il giorno in cui ho perso mia madre. È molto difficile quando perdi qualcuno della tua famiglia e tu non ci sei”, dice Mahmood. Sua madre è morta di COVID-19 nell’estate del 2020

Altri ragazzi con cui parliamo descrivono aggressioni verbali e fisiche da parte delle guardie di frontiera rumene. Uno dice che gli agenti gli hanno rotto il suo telefono sei volte , un altro che è stato picchiato più volte cercando di raggiungere la Romania dalla Serbia. Un altro migrante riferisce che i poliziotti rumeni alla frontiera serbo-rumena “gli hanno preso tutti i vestiti, tranne una maglietta” anche se era inverno. “Quando trovano i telefoni, li rompono. Trovano euro e li prendono. I dinari invece no. Ti lasciano in maglietta e ti dicono di andartene. Perché lo fanno? Per spingerti a tornare in Serbia, per farti smettere di provare il game. Senza soldi, senza telefono, senza vestiti, si torna nel campo in Serbia. Si riprova nuovamente dopo 15, 20 giorni, dopo che la famiglia ti ha mandato nuovamente soldi” racconta.

Un gruppo di migranti che incontriamo davanti alla chiesa Bethel di Timisoara, dove viene loro offerto un pasto caldo la sera, hanno racconti simili sulla polizia di frontiera. Un ragazzo ci mostra quattro sue foto con segni di percosse ricevute dalla guardia di frontiera rumena quando ha cercato di passare dalla Serbia alla Romania.

 

Il gioco più pericoloso. Ogni giorno più di 100 giovani afghani e siriani attraversano la Romania diretti in Europa

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