Il giornalista Dan Rather accusa la sicurezza israeliana: “Ha umiliato la mia troupe”

«In vita mia non è mai capitato di venire perquisito e spogliato dalla polizia di uno Stato prima di fare un’intervista. Non mi è successo nemmeno con l’amministrazione di Saddam Hussein in Iraq».

Non è andata proprio giù a Dan Rather, uno degli anchorman più famosi al mondo, la serie di controlli a cui è stata sottoposta la sua troupe prima di registrare l’intervista al vice primo ministro Dan Meridor. E in una lettera – resa pubblica dall’agenzia Associated Press – si è lamentato direttamente con il primo ministro Benjamin Netanyahu.

Secondo l’accusa, scritta da Andrew Glanzer, produttore storico del giornalista e vincitore di un Emmy, il gruppo doveva seguire Rather in Israele e Palestina per realizzare un documentario sul difficile processo di Pace, soprattutto dopo l’arrivo di Avigdor Lieberman (destra nazionalista) al ministero degli Esteri. Ma una volta arrivato ai controlli del Parlamento, la polizia avrebbe portato la troupe in una stanza, dove – dopo diverse ore – avrebbe costretto i componenti a «calarsi i pantaloni per un’ispezione completa».

Dan Rather, 79 anni, storico giornalista ed ex conduttore dei programmi della Cbs americana “60 Minutes” e “Cbs Evening News”

 Non solo. L’esercito avrebbe bloccato anche l’accesso a un villaggio cisgiordano a uno dei cameraman, di origine palestinese, ma residente a Gerusalemme.

Glanzer ha confermato di aver inviato la stessa lettera a più persone del governo israeliano, ma ha anche preferito non rivelare né il contenuto, né quando sarebbero successe queste cose. Ha però ricordato che sono anni che quella troupe fa interviste in Israele e Palestina e mai le era successo qualcosa.

Non è il primo incidente con i media stranieri, questo. Basti ricordare l’imbarazzante vicenda della corrispondente di Al Jazeera, costretta a togliersi anche il reggiseno durante i controlli, prima di andare a registrare una conferenza stampa del premier Netanyahu.

Incidenti che hanno quasi sempre costretto lo Stato ebraico a chiedere scusa. Ma anche a ricordare che si tratta di un Paese sempre esposto agli attentati. Intanto il nuovo direttore dell’ufficio stampa del governo, Oren Helman, ha promesso una nuova era fatta di rapporti cordiali con le centinaia di giornalisti stranieri che lavorano in Israele.

25 mar 2011

© Leonard Berberi

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