Il migliore amico di Israele di Luca Galassi

Si è celebrato al Palazzo della Borsa di Milano il Forum economico Italia-Israele. Non deve essere stato un bel biglietto da visita, per la più importante delegazione istituzionale e imprenditoriale israeliana mai giunta in Italia. Ai loro occhi, il dito medio di marmo in piazza Affari avrebbe potuto essere un’installazione anti-israeliana preparata nottetempo da qualche attivista. Invece è un’opera d’arte di Maurizio Cattelan, e i pochi i attivisti filo-palestinesi presentatisi in Piazza Affari sono stati portati via coi loro volantini, e con la forza, dai gorilla della sicurezza. Poteva così iniziare, nel Palazzo della Borsa di Milano, il Forum economico Italia-Israele, celebrazione dei legami economici e di amicizia tra i due Paesi.
Il foro si è svolto all’ombra della più vasta manifestazione ‘Unexpected Israel’, la kermesse organizzata per promuovere l’immagine di Israele a Milano. Il capoluogo lombardo è gemellato con Tel Aviv da oltre vent’anni, e la Lombardia contribuisce per un terzo all’interscambio economico con Israele, nell’ordine di tre miliardi di euro a livello nazionale. Novecentomila le piccole e medie imprese che fanno affari con Israele.
Tra gli altri intervenuti, il presidente della Provincia Guido Podestà ha ricordato che anche l’Haganà, da lui definita ‘organizzazione militare clandestina’, da altri ‘gruppo terroristico’, aveva base a Milano, e riuscì a far arrivare in Palestina 75mila ebrei. Podestà ha detto che “se da un lato è necessaria l’apertura verso altri popoli, non possiamo considerare tutti allo stesso modo. Con il popolo ebraico vi è un rapporto intimo e stretto”. Il ministro israeliano per lo Sviluppo, Shalom Simhon, ha ribadito la vicinanza con la più sviluppata regione italiana, sottolineando il ‘profondo amore per Israele’ manifestato dal suo presidente, Roberto Formigoni. Quest’ultimo ha sottolineato l’importanza di Israele nel settore tecnologico, in special modo in campo sanitario. “La Regione ha sottoscritto un accordo bilaterale di collaborazione nei settori della sanità nel 2008, oltre ai numerosi gemellaggi tra ospedali israeliani e lombardi. La nostra amicizia di italiani con Israele è senza se e senza ma, non ha tentennamenti né incertezze”.
(…)Dopo i saluti, gli encomi di benvenuto, le manifestazioni di reciproca stima e affetto, il Forum è entrato nella sua dimensione operativa, quella degli affari, con incontri cosiddetti ‘business-to-business’ tra i 550 imprenditori israeliani e quelli italiani. Punta d’eccellenza di Tel Aviv, oltre ai moderni sistemi di gestione dell’acqua, i nuovi media e le tecnologie sanitarie, la sicurezza. Gli israeliani hanno presentato i loro sistemi integrati per la gestione delle emergenze e la difesa di strutture, infrastrutture sensibili e mezzi di trasporto. Ascoltatori attenti e interessati sono stati i potenziali acquirenti: Aeroporto di Malpensa, Polizia di Milano, Atm, A2A. L’azienda dei trasporti milanesi, per esempio, è cliente della Nice Systems, leader nella sicurezza delle telecomunicazioni con 25mila clienti in tutto il mondo, dalle istituzioni alle agenzie di intelligence. Il comandante della polizia di Milano, Tullio Mastrangelo, che è anche responsabile del sistema di gestione dei rischi per la città, ha espresso la necessità per Milano di un sistema che si avvalga di un software come quello operante a Tel Aviv: “La polizia israeliana ha un’esperienza notevole nell’affrontare particolari eventi, come quelli terroristici”, ha spiegato Mastrangelo a PeaceReporter. “Per questo non solo a Milano, ma in Europa e in tutto il mondo bisogna confrontarsi con le loro procedure, le loro tecnologie e la loro formazione del personale”.
Gli amministratori delegati delle compagnie di sicurezza israeliane sono tutti ex militari o ex membri dell’intelligence. Come Dan Ronen, patron della H.a.s.h., ex generale e comandante della polizia nell’area settentrionale del Paese durante la guerra del Libano. O come Nahshon Eyal, della Eyenet Advance Security, intervistato da PeaceReporter a margine del forum. Cosa fate? “Tutto, dalla A alla Z. Dalle previsioni, alla localizzazione degli obiettivi da proteggere, costruzione del sistema di sicurezza, implementazione, addestramento del personale, gestione delle emergenze, anti-terrorismo e via dicendo”. Qual’è la ragione della vostra superiorità nel settore? “Siamo i migliori non perché siamo più intelligenti di altri. Ma perché siamo dei poveri bastardi con un mucchio di esperienza. Abbiamo imparato molto dal nostro passato”. Dal conflitto? “Dalle guerre e dal terrorismo”. Quali sono i prodotti che utilizzate? “Telecamere di sicurezza, sensori, recinzioni elettroniche, intelligence preventiva e sul campo”. Avete un background militare? “Tutti lo hanno”. Intendo, quale tipo di operazioni ha svolto lei? “Non posso rispondere. Siamo stati in azione come quasi tutti gli israeliani”. Nei Territori palestinesi? “Ovviamente. Anche prima dell’intifada”. Non era nell’intelligence. “Non posso rispondere”. Chi sono i suoi clienti qui a Milano? “Chiunque. Aeroporti, porti, industrie, istituzioni, privati. Tutto il mondo ha bisogno di noi. Tutto il mondo è sotto la minaccia terroristica”. Il suo Paese insegna che il miglior attacco è la difesa. “Certamente. Anzi, il mio Paese insegna che la miglior difesa è l’attacco”.

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