Il Ministero del Turismo israeliano annette oltre il 60% della Cisgiordania

di Jonathan Cook – 2 novembre 2012

Israele si sta preparando ad annettere l’Area C, come un crescente numero di studiosi hanno recentemente ipotizzato?

Questa settimana, durante una visita all’ufficio del turismo israeliano a Nazareth, mi sono imbattuto in una brochure ufficiale, “La tua prossima vacanza; Israele”, che suggerisce la risposta. La brochure viene data in dotazione agli agenti di viaggio nel mondo come anche a centinaia di migliaia di turisti che arrivano in Israele ogni anno.

All’interno (della brochure, n.d.t.) c’è una mappa, edita dal Ministero del Turismo, che mostra sia Israele che i Territori Occupati. In modo molto utile, contiene l’interpretazione israeliana della demarcazione territoriale creata dagli Accordi di Oslo a metà degli anni ’90.

Gli Accordi di Oslo hanno diviso la Cisgiordania in tre parti, temporaneamente – per un periodo di 5 anni – periodo nel quale Israele e i Palestinesi avrebbero dovuto negoziare un accordo finale che, secondo una opinione diffusa, avrebbe portato alla creazione dello Stato palestinese in Cisgiordania, Gaza e Gerusalemme Est.

 

L’ Area A, la parte più piccola della Cisgiordania e principalmente ristretta intorno alle principali città palestinesi, fu posta sotto il pieno controllo della neonata Autorità Palestinese.

L’ Area B, che comprende principalmente le zone intorno alle città, fu posta sotto il controllo congiunto dell’Autorità Palestinese e di Israele, con responsabilità israeliana per le questioni inerenti la sicurezza e i palestinesi responsabili degli affari civili.

Oggi, le Aree A e B comprendono circa il 39% della Cisgiordania.

 

Ma la porzione di gran lunga maggiore di Cisgiordania, l’Area C, venne consegnata al totale controllo israeliano. Molti osservatori erano convinti che questo territorio, il 61% della Cisgiordania, avrebbe in seguito costituito la gran parte del futuro Stato palestinese.

Nel corso degli ultimi 20 anni, tuttavia, Israele ha usato il controllo sull’Area C – e la mancanza di un accordo, a causa della sua stessa intransigenza – per consolidare ed estendere i propri insediamenti su quel territorio.

Oggi ci sono circa 350.000 coloni israeliani che vivono in più di 250 insediamenti e avamposti sparpagliati in tutta l’Area C (altri 200.000 coloni vivono a Gerusalemme Est). Questi coloni, spalleggiati dai soldati israeliani e da una rete di burocrati civili e militari, hanno creato un regno del terrore che ha gradualmente spinto i palestinesi dell’Area C a migrare verso le città, ancora sulla carta sotto il controllo dell’Autorità palestinese.

Una volta c’erano centinaia di migliaia di palestinesi nell’Area C, la maggior parte dei quali viveva di agricoltura. Oggi, secondo alcune stime, ne sono rimasti meno di 100.000, ma la popolazione non supera sicuramente i 150.000. Di questi, la maggior parte vive in stato di estrema povertà e insicurezza:

  • le loro case rischiano di essere demolite in ogni momento:
  • possono avere accesso all’acqua a costi molto alti e in modo discontinuo, esclusivamente da cisterne;
  • i loro mezzi di sussistenza in quanto comunità contadine sono sotto costante minaccia per carenza d’acqua, confisca dei terreni e per i muri e le barricate che Israele erige costantemente per separare le loro proprietà;
  • e la loro sicurezza fisica è minacciata dagli attacchi di coloni ultrafanatici che vivono nei dintorni.

Inoltre, quello che secondo gli Accordi di Oslo era previsto come controllo temporaneo da parte di Israele sull’Area C è diventato un controllo permanente – parte di quello che la Corte Suprema Israeliana ha recentemente riconosciuto come la “prolungata occupazione” israeliana della Cisgiordania.

Tutto ciò significa che il dibattito sul se Israele stia per annettere l’Area C è in gran parte accademico. L’annessione è già in atto, solo che non lo è formalmente. Il vantaggio di questo metodo “riservato” di annessione – quello che Moshe Dayan una volta definì “annessione strisciante” – è che Israele non è sottoposta ad alcuna pressione per conferire la cittadinanza ai pochi palestinesi che rimangono in Area C.

 

La mappa della brochure fornisce un’utile illustrazione del pensiero israeliano. E’ stata creata dal Ministero del Turismo nel 2007, prima che il governo di destra di Benjamin Netanyahu salisse al potere con un programma di annullare gli accordi di Oslo. Era il periodo del governo di Ehud Olmert, che si pensava fosse impegnato nel trovare un accordo con i palestinesi sulla base della soluzione dei due Stati.

La mappa offre una chiara indicazione di come anche i supposti “pacificatori” di Israele immaginano il futuro della Palestina.

La mappa non riesce a delineare alcun territorio identificabile come Cisgiordania, riferendosi ad essa invece con i regni biblici di Giudea e Samaria. Questo è il modo in cui anche i libri di scuola israeliani hanno presentato la Cisgiordania ad intere generazioni di studenti: come un’unica unità territoriale della Grande Israele, governata da Israele. La Green Line è stata cancellata dalle mappe ebraiche dal momento in cui è iniziata l’occupazione.

La mappa turistica, però, è stata redatta non per un pubblico israeliano, ma per un pubblico estero.

Ciò che più sorprende è che la mappa riconosce gli Accordi di Oslo, ma solo parzialmente. Traccia le aree A e B, segnalandole rispettivamente in rosa e in giallo.

Ma dov’è l’Area C sulla mappa? Secondo la legenda, non esiste un’Area C. E’ scomparsa. Non è segnalata ed è mostrata sulla mappa con gli stessi colori utilizzati per l’”Israele autentica”.

Quando i funzionari israeliani chiedono ai turisti all’aereoporto internazionale israeliano se questi hanno intenzione di attraversare il confine con i territori occupati, pare che non si riferiscano alla maggior parte della Cisgiordania – Area C.

La mappa ci fornisce uno sguardo acuto su come anche il campo della pace preveda il futuro più roseo che si possa immaginare: i palestinesi rinchiusi in un piccolo pseudo-stato su circa il 9% della Palestina storica, suddiviso tra due gabbie, la Cisgiordania e Gaza, e con il divieto di una capitale a Gerusalemme Est. Questo è il quadro che Israele presenta implicitamente a milioni di turisti.

Dal punto di vista degli israeliani più di linea dura, ovviamente, ci sono scenari peggiori – anche se, possiamo concludere, il Ministero del Turismo non è ancora pronto a pubblicizzarli.

 

 

Jonathan Cook ha vinto il Premio Speciale per il Giornalismo Martha Gellhorn. I suoi ultimi libri sono “Israel and the Clash of Civilisations: Iraq, Iran and the Plan to Remake the Middle East” – “Israele e lo scontro di civiltà: Iraq, Iran e il Piano di Ricostruzione del Medioriente” (Pluto Press) e “Disappearing Palestine: Israel’s Experiments in Human Despair” – “Palestina in via di estinzione: gli esperimenti di Israele sulla Disperazione Umana” (Zed Books). Il suo nuovo sito è jonathan-cook.net

 

Fontehttp://mondoweiss.net/2012/11/israeli-ministry-of-tourism-map-annexes-over-60-of-the-west-bank.html

Foto di Jonathan Cook

 

Traduzione di Elena Bellini

We are all on the Freedom Flotilla 2

https://www.facebook.com/pages/We-are-all-on-the-Freedom-Flotilla-2-News/157392614337212?fref=ts

 

http://www.facebook.com/notes/we-are-all-on-the-freedom-flotilla-2-news/il-ministero-del-turismo-israeliano-annette-oltre-il-60-della-cisgiordania/387440894665715

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