Il minore dei due mali: autodemolizioni a Gerusalemme Est

3 GIU 2012

 La scorsa settimana due case a Gerusalemme Est sono state demolite: la conseguenza, lo sfratto di due famiglie, compresi sei bambini. In entrambi i casi i proprietari sono stati obbligati a distruggere le proprie abitazioni da soli. Se avessero rifiutato di farlo, la magistratura israeliani avrebbe ordinato all’esercito di demolire le due case e avrebbe imposto ai proprietari il pagamento di un’ingente multa.

I ricercatori di Al Haq hanno individuato sei casi di autodemolizioni a Gerusalemme Est nel corso di quest’anno, ma molte altre sono avvenute senza che siano state denunciate. Le autodemolizioni forzate stanno aumentando e vengono usate come tattica da parte delle corti israeliane per evitare la pressione internazionale sulla fine della politica delle demolizioni di case a Gerusalemme Est.

Una famiglia di otto persone cacciata dalla Città Vecchia di Gerusalemme

Il 19 maggio ‘Azzam, insieme alla moglie e ai sei figli, è stato sfrattato dalla sua  casa, situata vicino alle mura che circondano la Moschea di Al Aqsa, nella Città Vecchia di Gerusalemme. ‘Azzam e la sua famiglia sono stati costretti a demolire la propria abitazione a causa di una sentenza della corte: vivevano lì da 16 anni.

La corte ha dato ad ‘Azzam due opzioni: o demolire da solo la casa di 500 metri quadri o farla demolire dalle autorità israeliane pagando una multa di 100mila shekel (20mila euro). Se non avesse demolito la sua casa, avrebbe anche rischiato di finire in prigione.

Nel 2010, la magistratura israeliana ha dichiarato illegale la proprietà di ‘Azzam perché sarebbe stata costruita senza permesso; in quell’occasione la corte non emise alcun ordine di demolizione. Da allora, ‘Azzam è stato costretto a pagare due multe di 10mila shekel l’una (2mila euro). Nonostante le abbia pagate, il 17 maggio il giudice ha emesso l’ordine di demolizione e ‘Azzam non ha avuto altra scelta: ha distrutto la sua casa con le sue mani. Ci ha impiegato una settimana intera.

‘Azzam e la sua famiglia vivono ora in un’altra zona di Gerusalemme Est, ad Al-Eisawiya, e pagano un affitto di 1.800 shekel al mese (quasi 360 euro). ‘Azzam è l’unico a ricevere uno stipendio in famiglia, un salario mensile di 4.200 shekel (circa 840 euro), e deve lottare per sfamare i suoi cari.

Casa autodemolita a Sour Baher

Un caso simile si è verificato il 25 maggio: Walid ‘Adnan Bkeirat ha demolito la sua casa situate a Sour Baher, a Gerusalemme Est. La casa di 100 metri quadri era stata costruita nel 1998 e aveva un valore di oltre 200mila shekel (circa 40mila euro). Come ‘Azzam, Walid ha dovuto scegliere il male migliore: autodemolire l’abitazione per evitare che lo facessero le autorità israeliane. In questo secondo caso, Walid avrebbe dovuto pagare una multa di 50mila shekel (10mila euro) e altri 150mila shekel (30mila euro) per i costi di demolizione.

Nel 2010, Walid era stato costretto da un giudice israeliano a pagare una multa di 25mila shekel (5mila euro) perché la sua casa era stata costruita senza permesso. Ha allora fatto domanda per ottenere quel permesso che avrebbe evitato un futuro ordine di demolizione, ma gli è stato negato. Il 5 marzo, la corte ha emesso la sentenza: Walid aveva due mesi di tempo per demolire la sua casa o la demolizione sarebbe stata implementata dalle autorità israeliane, dietro il pagamento dei costi di demolizione.

Così, Walid e sua moglie, sposata nel dicembre 2011, non sono stato in grado di trasferirsi nella casa in cui avrebbero costruito la propria famiglia. Ora vivono in un’altra abitazione di proprietà delle famiglie.

Costruire a Gerusalemme Est

I palestinesi di Gerusalemme sono autorizzati a costruire solo sul 7% della terra della città, anche se rappresentano oltre il 30% della popolazione. Nonostante la mancanza di circa 25mila unità abitative a Gerusalemme Est, dal Comune arrivano solo dai 50 ai 100 permessi di costruzione l’anno a favore di palestinesi.

La popolazione palestinese di Gerusalemme Est, inoltre, è vittima della discriminazione nella pianificazione urbana: Israele ha dichiarato le terre che circondano i quartieri palestinesi “aree verdi” o “zone non edificabili”, dove le costruzioni sono proibite. Inoltre, il costo dei permessi e dell’assistenza legale necessaria ad ottenerli spesso va oltre le capacità finanziarie medie della popolazione palestinese di Gerusalemme Est.

Le politiche discriminatorie per l’ottenimento dei permessi di costruzione costringe molti palestinesi, come ‘Azzam e Walid, a costruire le proprie case senza la necessaria autorizzazione da parte israeliana, nel tentativo di evitare di essere forzatamente trasferiti dalla città dalle forze israeliane.

Al Haq

 

http://www.palestinarossa.it/?q=it/content/il-minore-dei-due-mali-autodemolizioni-gerusalemme-est

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