Il Muro assedia il vino e le terre di Beit Jala

adminSito    giovedì 7 febbraio 2013 08:58

immagine1

A destra il monastero di Cremisan, a sinistra le terre minacciate di confisca

Il percorso della barriera israeliana taglierà in due la collina che ospita il monastero e la vineria di Cremisan. Oltre 50 famiglie perderebbero le loro terre.

di Emma Mancini*

A pochi chilometri dal caos frenetico di Gerusalemme, la verde collina di Cremisan colora la vallata che divide la Città Santa dalla cristiana Betlemme. Da oltre un secolo, il monastero salesiano di Cremisan ha goduto della pace della pineta e dei vigneti nel villaggio palestinese di Beit Jala, una pace oggi minacciata dalla costruzione del Muro di Separazione israeliano.

“Il monastero di Cremisan è sorto nel 1885 – ci spiega George Abu Eid, giovane attivista palestinese di Beit Jala – Nella vineria dei frati salesiani lavorano venti persone che producono vino rosso e bianco con l’uva proveniente dalle terre di Betlemme e Hebron. Cremisan ha anche una scuola elementare e un asilo per 400 studenti, che seguono il metodo Don Bosco. Ma tutto cambierà dopo la costruzione del Muro: il serpente di cemento taglierà in due le terre di Cremisan, metà finiranno nel lato israeliano e metà in Cisgiordania”.

Secondo il progetto presentato dalle autorità israeliane nel 2002 – e più volte modificato nell’obiettivo di annettere le nuove colonie sorte negli ultimi dieci anni in Cisgiordania – il percorso della barriera di separazione lascerà la scuola in terra palestinese, mentre il monastero e la vineria finiranno in terra israeliana. Con loro, saranno confiscati cinquantacinque dunam di terre agricole (un dunam è pari ad un km²) appartenenti al monastero e a cinquantotto famiglie di Beit Jala.

“L’obiettivo delle autorità israeliane – prosegue George Abu Eid – è quello di collegare definitivamente le tre colonie israeliane che circondano Beit Jala: Gilo, Har Gilo e Givat Hamatos. Così, Betlemme e il villaggio di Beit Jala sono finiti dentro un prigione chiusa dal Muro di Separazione, da tre checkpoint e dalle colonie. Con la barriera di separazione, Israele confischerà altre terre e anche questa bellissima pineta, dove le famiglie di Betlemme e dei villaggi vicini vengono a fare picnic, passeggiate, a trascorrere il tempo libero”.

“Il Muro partirà dalla colonia di Har Gilo, chiuderà completamente il villaggio di Al Walaje e poi proseguirà verso Cremisan, ricongiungendosi con la barriera che già circonda Betlemme. A Beit Jala, 58 famiglie non potranno più accedere ai propri appezzamenti di terra, ai vigneti e agli uliveti. Non potranno più lavorare la propria terra, perdendo così la loro principale fonte di sostentamento”.

Ma il villaggio di Beit Jala, sostenuto dai frati salesiani di Cremisan, non intende arrendersi ad un destino scritto da altri. Ogni venerdì la cittadinanza si riunisce nella pineta del monastero per la Messa, insieme a delegazioni internazionali provenienti da tutto il mondo. Lo scorso ottobre il villaggio ha presentato una nuova petizione alla Corte Suprema israeliana perché blocchi la costruzione del Muro, un percorso legale cominciato dalle famiglie di Beit Jala nel 2006 e a cui nel 2010 si sono uniti i frati salesiani. La sentenza è attesa per il prossimo febbraio. “Continuiamo a pregare e a lottare perché la nostra terra abbia giustizia – conclude George – Esistere nella propria terra è una forma di resistenza, anche attraverso la preghiera comune. Ritrovandoci qui ogni venerdì mandiamo un chiaro messaggio a Israele: non ce ne andremo mai”.

A muoversi per Cremisan e per il villaggio di Beit Jala, è intervenuto anche il vescovo di Gerusalemme, Monsignor William Shomali: “L’obiettivo del Muro non è affatto la sicurezza di Israele, ma la confisca di terre palestinesi: il tratto che attraversa Cremisan non passa per la Linea Verde (confine ufficiale tra Israele e Cisgiordania, ndr), ma va al di là, in piena terra palestinese”. In un’intervista dello scorso ottobre, commentando l’intenzione israeliana di confiscare terre nella collina di Cremisan, il vescovo Shomali ha detto: “Sono convinto che con il sostegno delle Chiese e dei governi stranieri sia possibile fare un passo avanti verso la pace. Le confische di terre graveranno su 58 famiglie di Beit Jala, il cui sostentamento dipende da questi terreni, e sul vicino villaggio di Al Walaje. Senza un reddito fisso e un futuro per il loro figli, molte famiglie decideranno di lasciare la regione”.

Uno schiaffo in faccia alle politiche israeliane è giunto un paio di settimane fa anche dalla delegazione dei vescovi cattolici, inviata in rappresentanza del Vaticano, che ha fatto visita ai Territori Occupati: dopo Gaza e il resto della Cisgiordania, gli otto alti prelati hanno raggiunto Betlemme e Beit Jala: “Nella valle di Cremisan siamo venuti a conoscenza delle lotte legali per proteggere le terre del villaggio e delle istituzioni religiosi dalla costruzione del Muro di Separazione. Promettiamo di continuare a fare pressione sui nostri rispettivi governi perché agiscano contro questa ingiustizia”, ha scritto la delegazione in un comunicato ufficiale.

L’obiettivo è salvare Beit Jala. Il villaggio palestinese, alle porte di Betlemme, è stato diviso in due dagli Accordi di Oslo firmati nel 1994 da Israele e dall’Organizzazione per la Liberazione della Palestina: il 34,6% delle terre si trova in Area A, sotto il controllo civile e militare palestinese, mentre il restante 65,4% è in Area C, sotto il totale controllo israeliano. A Beit Jala vivono 15mila persone, il 60% di religione cristiana. Intorno alla collina, sorgono imponenti tre colonie israeliane: Gilo, costruita tra il 1971 e il 1979 su terre confiscate ai villaggi di Beit Jala e Al Walaje, è casa per circa 40mila coloni israeliani; Har Gilo, costruita nel 1976 su terre confiscate ad Al Walaje, dove risiedono 500 coloni; e Givat Hamatos, dove potrebbero essere costruite a breve costruite altre 2.500 unità abitative.

“Betlemme è un vivido esempio dei duri effetti che la colonizzazione israeliana ha prodotto e produce in Palestina – spiega il Dipartimento per i Negoziati dell’OLP – Confische di terre, espulsione di famiglie e incessante costruzione di colonie. Oggi, su terre appartenenti al governatorato di Betlemme sorgono ventidue colonie israeliane. Dagli anni Sessanta in poi, Israele ha illegalmente confiscato 22mila dunam di terre, di cui 18mila sono stati annessi al Comune di Gerusalemme. Altri 4mila dunam sono stati presi con la costruzione del Muro di Separazione. Beit Jala ha perso il 70% delle proprie terre a favore delle colonie di Gilo e Har Gilo. Oltre la metà degli uliveti di proprietà delle famiglie di Beit Jala finirà dall’altra parte del Muro, una volta che la barriera sarà costruita nella collina di Cremisan”.

Tra gli alberi della pineta e i vigneti della collina di Cremisan, sorge il monastero salesiano. L’edificio principale, in pietra, risale al 1885. Accanto sta la vineria, di cui si prendono cura i frati salesiani con l’aiuto di venti lavoratori palestinesi. La vineria produce ogni anno circa 220mila bottiglie: il vino rosso e bianco di Cremisan è venduto in tutto il mondo, fiore all’occhiello della produzione vinicola palestinese. E oggi è in pericolo. A minacciarlo un serpente di cemento alto otto metri, quattro in più del Muro di Berlino.

*Pubblicato su L’Indro

 

http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=50503&typeb=0&Il-Muro-assedia-il-vino-e-le-terre-di-Beit-Jala

Contrassegnato con i tag: , ,

Articoli Correlati

Invia una Risposta

Attenzione: la moderazione dei commenti è attiva e questo può ritardare la loro pubblicazione. Non inoltrare più volte lo stesso commento.

Protected by WP Anti Spam