Il Muro israeliano distruggerà il mio paese, Battir (con video)

12 gennaio 2013

Battir è salito all’attenzione delle cronache perché il Muro di Separazione che Israele ha iniziato a costruire qualche anno fa ora minaccia di distruggere la natura unica di questo villaggio palestinese in Cisgiordania.

 

Sia il The Guardian che l’Washington Post hanno pubblicato recentemente degli articoli in cui parlano dei danni che il Muro causerebbe al sistema sociale ed ecologico di Battir, alle sue terrazze di epoca romana, al sistema idrico, all’agricoltura e alla gente che se ne è presa cura per innumerevoli generazioni. Negli articoli si raccontano gli sforzi degli abitanti del villaggio e delle organizzazioni locali nel lanciare l’allarme sull’ultimo piano vandalico dell’occupazione israeliana (“West Bank barrier plan threatens ancient farming landscape” The Washington Post, 23 December 2012; “Israeli separation barrier threatens Battir’s ancient terraces,” the Guardian, 11 December 2012).

Battir è il luogo dove sono nato e dove ho i miei ricordi d’infanzia. Oggi, da anziano, ho dimenticato molte delle mie esperienze passate, avendo avuto l’opportunità di viaggiare e di passare lunghi periodi all’estero, ma non ho dimenticato nulla dei miei anni a Battir, dove ho fatto la scuola elementare, partecipato alla vita della comunità, sofferto le difficili condizioni di vita e da cui sono stato costretto a fuggire per un periodo durante la guerra del 1948. Alla fine, da Battir mi ha separato la guerra del 1967.

Molti libri di storia descrivono il villaggio, a poche miglia a Sud Ovest di Gerusalemme, come il luogo della sconfitta della rivolta ebraica contro i romani (132-136 d.C.) e dove le comunità bizantina e islamica si sono successivamente instaurate.

Frutteti

Il villaggio è costruito su due alte colline che fanno angolo. La parte più bassa è ricca di bellissimi terrazzamenti che da secoli la gente del villaggio ha piantato con vegetali di ogni sorta e frutteti, grazie all’irrigazione dalle sorgenti d’acqua del villaggio.

Oltre ad un vasto assortimento di verdure, è la melanzana di Battir la più famosa, per il suo sapore e la sua qualità, che l’hanno resa nota in Palestina e Giordania. Nel 2011, Battir ha vinto il premio Melina Mercouri dell’Unesco per il suo paesaggio naturale.

Il villaggio in passato riforniva il mercato di Gerusalemme con grandi quantità di uva, olive, fichi, mele, albicocche, pere e pesche, ma anche con tutte le verdure di stagione. Le donne del villaggio camminavano per ore fino al mercato della Città Vecchia di Gerusalemme, trasportando grandi cesti e vendendo poi i loro prodotti. Anche gli asini e i muli erano usati per trasportare i prodotti della terra.

Una delle colline da cui si vede tutto il villaggio è chiamata nei libri di storia “Kirbhet al-Yahoud”, le rovine ebraiche. È conosciuta così anche dal villaggio di Battir. Non ci sono rovine visibili nella collina, che è per lo più piantata a alberi di ulivo e frutteti. A volte la gente scavava e trovava vecchie monete che portava a Gerusalemme e vendeva agli antiquari.

Il versante del villaggio si affaccia ad Ovest ed è separato dalle altre colline dalla valle nel quale passava la ferrovia palestinese che collegava Gerusalemme alla costa e poi correva verso l’Egitto. I treni si fermavano nella stazione di Battir per far scendere o far salire i passeggeri e per riempire la locomotiva d’acqua. La stazione era un sito estremamente attivo, circondato da alberi da frutto e verdura. Ma era anche pieno di vita, grazie alla scuola costruita poco lontana e agli edifici dove vivevano i ferrovieri.

Il trucco

Questo capitolo della storia del villaggio fu drammaticamente interrotto quando nel 1947 cominciò la pulizia etnica della Palestina. La ferrovia smise di operare e la stazione di Battir fu distrutta. Il villaggio non fu occupato ma si svuotò a causa del fuoco aperto dalle milizie ebraiche dalle colline occupate. Quando nel 1949 si giunse alla tregua, Battir si ritrovò nel lato arabo, insieme alla linea ferroviaria che attraversava la la valle.

Quando i confini dell’armistizio furono disegnati, fu messo in atto un trucco di cui Battir paga il prezzo ora, 65 anni dopo.

A quel tempo, dato che la maggior parte della linea ferroviaria da Gerusalemme alla costa era sotto il controllo israeliano, eccetto per la sezione di Battir, fu inclusa una speciale condizione nell’accordo di armistizio tra Giordania e Israele che permetteva ad Israele di estendere la linea del confine 182 metri ad Est, all’interno delle terre del villaggio: la linea correva lungo la ferrovia in terreni che erano necessari a garantire la sicurezza dei treni che Israele avrebbe utilizzato.

Agli abitanti del villaggio fu assicurato che non sarebbero stati separati dalle loro terre e dalle loro case, né dalla scuola che cadeva al di là del filo spinato che divideva dal lato israeliano. Questa sovrapposizione funzionò bene – con alcuni tragici incidenti – fino al 1967 quando l’intera Cisgiordania fu occupata. Il filo spinato, che era stato piantato lungo il villaggio nel 1949, non durò a lungo e venne tolto. Israele non lo ha più piantato.

Ma nella realtà non scomparve mai, visto che oggi gli israeliani stanno usando quei terreni per costruire il Muro di Separazione. Se la costruzione del Muro proseguirà, distruggerà il villaggio come avvertono molti rapporti internazionali. Distruggerà il particolare carattere umano e comunitario del villaggio, che vive da secoli in pace e armonia.

Potete vedere Battir e ascoltare le voci dei suoi abitanti in un documentario online girato dall’organizzazione palestinese Badil e intitolato

The villagers on the line.

Dolore profondo

Da nativo di quel grande villaggio, che dal 1966 ho visitato solo una volta per pochi giorni, sento un dolore profondo per la devastazione in corso. Ma io che ho vissuto la pena di vedere l’intera storia della Palestina andare distrutta, che ho conosciuto l’immensa ingiustizia che il mondo ha imposto al popolo palestinese e che sono testimone dell’ipocrisia e del silenzio del mondo civilizzato di fronte all’aggressione israeliana, io vedo la storia di Battir come un esempio. Battir è la vittima di questa mostruosa atrocità, ma non è l’unica vittima.

Il Muro è illegale e sbagliato non solo perché divide e distrugge Battir. Battir, se soffrirà di questo terribile destino, sarà l’ultimo di una lunga serie di villaggi come Bil’in, Nilin, Nabi Saleh, dove i palestinesi continuano a lottare per tenersi la loro terra.

L’occupazione è sbagliata. Lo sradicamento del popolo palestinese è sbagliato e così lo è la colonizzazione della Palestina e delle altre terre arabe. Ci sono cose più sbagliate del muro. Dobbiamo continuamente ricordare che dovremmo vedere la foresta e non solo l’albero. Anche se siamo stati noi a crescere con cura e amore quell’albero.

Hasan Abu Nimah per Electronic Intifada

Hasan Abu Nimah è l’ex rappresentante della Giordania alle Nazioni Unite. Questo articolo è apparso per la prima volta su The Jordan Times

http://electronicintifada.net/content/israels-wall-will-destroy-my-birthplace-battir/12070

 

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