Il Museo della Tolleranza di Gerusalemme ha poco a che fare con i musei o la tolleranza

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Articolo originariamente pubblicato su Haaretz e tradotto dall’inglese da Giuseppe Ponsetti per Zeitun

Di Nir Hasson

In contrasto con il Museum of Tolerance di Los Angeles, il museo di Gerusalemme costruito su un antico cimitero musulmano — non tratterà dell’Olocausto. Il grandioso progetto ospiterà invece convegni, sagre e concerti.

Negli ultimi 18 anni i gerosolimitani sono stati tenuti fuori dall’enorme complesso che si trova tra le strade di Hillel e Menashe Ben Yisrael, nel cuore della città. Solo dopo una serie infinita di lamentele – tra scandali, crisi e liti legali – l’enorme Museo della Tolleranza è stato finalmente completato e si è avuta una graduale risoluzione dell’enigma: qual è il vero scopo del grande edificio bianco?

Il termine “museo” qui è fuorviante. Anche i direttori del sito lo ammettono. Il complesso comprende due piccoli musei, ma costituiscono solo una piccola parte dello spazio assegnato e degli scopi designati per il centro. La maggior parte delle attività previste qui saranno culturali ed educative: spettacoli, convegni, proiezioni di film ed eventi legati al cibo. “Faremo rivivere il centro della città”, promettono i responsabili del museo. Nel frattempo, devono risolvere un’altra controversia con il comune.

La storia del Museo della Tolleranza è iniziata nel lontano 2004, a seguito di un accordo tra l’allora sindaco Ehud Olmert e il rabbino Marvin Hier per l’assegnazione di terreni per un nuovo progetto speciale. Hier è il direttore del Simon Wiesenthal Center e uno dei fondatori del Museum of Tolerance di Los Angeles. Ha ampi legami con donatori: politici e celebrità statunitensi. La visione originale era quella di costruire un museo progettato dal famoso architetto Frank Gehry su un lotto vuoto, tra Independence Park e la colloquialmente chiamata Cats’ Square.

Alla cerimonia di posa della pietra angolare partecipò l’allora governatore della California Arnold Schwarzenegger, che promise che i musei della tolleranza avrebbero promosso l’idea di tolleranza proprio come le palestre promuovono la salute. Ma, nonostante il fascino hollywoodiano, il progetto incontrò problemi sin dall’inizio: la posa delle fondamenta della struttura rivelò che il vecchio parcheggio era stato costruito su una parte dell’antico cimitero musulmano della città, con centinaia di scheletri che spuntavano. Ciò ritardò la costruzione del museo di diversi anni dopo che il Movimento islamico si rivolse all’Alta Corte di giustizia.

La corte alla fine permise la continuazione della costruzione. Gli scheletri furono rimossi con un controverso scavo archeologico e il museo iniziò a prendere forma. Poi arrivò la crisi economica del 2008 che fece sì che il Centro Wiesenthal incontrasse difficoltà finanziarie. Gehry decise di abbandonare il progetto a causa delle controversie finanziarie e venne sostituito dagli architetti israeliani Bracha e Michael Hayutin. Anche loro ebbero dissapori con gli impresari e abbandonarono il progetto, venendo sostituiti dall’architetto Yigal Levi. La costruzione riprese e il grande edificio bianco crebbe verso l’alto.

Il progetto ha subìto un’altra crisi in seguito allo scoppio del coronavirus. Mentre altre società di costruzioni hanno continuato a lavorare nonostante la pandemia, i lavori al museo si sono interrotti per quasi due anni perché veniva costruito senza l’utilizzo di una ditta appaltatrice. Gli impresari hanno acquistato una società di costruzioni israeliana e hanno costruito la struttura utilizzando lavoratori ed esperti provenienti principalmente dalla Cina. Quando è scoppiata la pandemia, i lavoratori erano bloccati in Cina, impossibilitati a tornare in Israele. L’anno scorso i lavori sono ripresi e l’edificio era quasi ultimato.

Nella costruzione del museo sono state utilizzate tecniche innovative e all’avanguardia. Ad esempio, dal Portogallo sono state importate decine di migliaia di pietre che ricoprono l’esterno. Rimangono appese con un sistema di ganci, con scale che sembrano sospese a mezz’aria. I direttori del museo sono orgogliosi dell’alta qualità della finitura, sconosciuta negli edifici pubblici israeliani.

Inoltre vengono utilizzati un intonaco acustico speciale importato dalla Germania, pavimenti laminati importati dagli Stati Uniti, eleganti bagni accessibili, con illuminazione all’ultimo grido, sistemi audio e multimediali all’avanguardia, nonché mobili esclusivi importati dall’Italia e dalla Spagna, finestre intelligenti, porte insonorizzate, un auditorium polifunzionale in grado di adattarsi a diversi scopi, soffitti mobili ed altro ancora. Fonti del Wiesenthal Center non dicono quali siano stati i costi totali fino ad ora, ma sono stimati in oltre mezzo miliardo di shekel (150 milioni di dollari).

Il carattere sfarzoso dell’edificio serve a sottolineare l’incertezza lunga anni sui suoi usi. In contrasto con il Museum of Tolerance di Los Angeles, dedicato principalmente allo studio dell’Olocausto, il museo di Gerusalemme, sulla base delle richieste di Yad Vashem, starà lontano dall’argomento. Con il proseguimento dei lavori i funzionari del municipio si sono resi conto che non si trattava di un normale museo, ma di una combinazione di un centro culturale, una sala congressi, un luogo di intrattenimento e una piazza cittadina.

In un’intervista con Haaretz i direttori del museo rivelano i loro progetti futuri, chiedendo un po’ più di pazienza ai residenti di Gerusalemme, promettendo che la sede diventerà il cuore pulsante della città. “Saremo una casa per tutti, dalla tenda di Abramo all’arca di Noè. Immagina di prelevare il Peres Center for Peace da Jaffa e trasportarlo a Gerusalemme”, afferma Jonathan Riss, il cui titolo è responsabile delle operazioni ma che segue questo progetto da 21 anni. “Il museo farà rivivere il centro della città”, promette.

Secondo il piano strategico preparato da Ayelet Frisch, ex consigliere di Shimon Peres, l’edificio fungerà da centro culturale con annesso luogo di intrattenimento. Nella parte anteriore c’è un giardino che commemora leader e premi Nobel. Dal giardino si accede ad un anfiteatro con una capienza di 1.000 persone.

Tra i sedili e il palco c’è un pavimento in vetro, che ricopre parti di un antico acquedotto scoperto durante i lavori. Sul palco c’è un sistema audiovisivo. L’anfiteatro si trasformerà in un cinema all’aperto, uno spazio per eventi e spettacoli e un’area meeting. All’interno dell’edificio si trova un altro teatro con 400 poltrone importate dall’Italia. Nelle pareti e nel soffitto è presente un sistema di illuminazione che può cambiare l’atmosfera nell’auditorium. L’auditorium, secondo i costruttori, sarà un centro conferenze che ospiterà eventi aziendali e allestimenti di spettacoli. Dietro il palco ci sono stanze per artisti. Altre destinazioni d’uso dell’edificio sono feste enogastronomiche, eventi per bambini e laboratori artistici.

L’edificio ha altri auditorium, aule per conferenze, uno spazio per un negozio di articoli da regalo, un ristorante, tre gigantesche cucine (carne, latticini e pareve [cibo non contenente né carne né latticini e quindi consumabile con uno degli altri due, ndt]), balconi con vista sul cimitero musulmano e sul Parco dell’Indipendenza, una sala di studio religioso con un piano separato per le donne e anche un’area per la polizia, destinata a contrastare possibili beghe provenienti da Cats’ Square. I livelli dell’edificio sono collegati tramite un sistema di scale sospese e un ascensore con una capacità di 80 persone. Le pareti dell’ascensore sono ricoperte da schermi a LED.

I due piani inferiori ospiteranno i due musei, il Museo della Tolleranza per i bambini e un Museo della Tolleranza per gli adulti. Conterranno ologrammi e sistemi multimediali che racconteranno la tolleranza nella società israeliana. Questi due spazi sono quelli più lontani dal completamento. I funzionari del museo affermano che anche se l’edificio verrà aperto presto, ci vorrà un altro anno e mezzo prima che parti del museo vengano aperte al pubblico. Il museo spera che il sito diventi una destinazione per alunni, soldati e poliziotti a Gerusalemme, un punto di riferimento per l’attività economica e culturale locale.

I funzionari del museo respingono le accuse secondo cui lo scopo dell’edificio è gradualmente cambiato nel corso degli anni e che, invece di un museo della tolleranza, Gerusalemme ha acquisito un elegante centro congressi. Dicono che tutti gli usi attualmente previsti fossero nei piani originali presentati quasi 20 anni fa. Ammettono che il nome “museo” è alquanto fuorviante e che i principali usi finali non saranno legati al museo.

“Volevamo diventare un luogo che attirasse Paul McCartney a Gerusalemme, un luogo che aprisse una porta culturale nella città. Se non fosse stato per i ritardi causati dalla pandemia e dalla burocrazia l’edificio sarebbe ormai frequentatissimo, con sagre gastronomiche, spettacoli ed eventi adatti a una madre ultraortodossa e a un bambino musulmano”, afferma Frisch.

Il museo respinge un’altra affermazione: che sia legato all’ala destra dello schieramento politico. Otto mesi fa vi si è tenuto il primo evento, una cerimonia che segnava l’istituzione del Friedman Center for Peace. David Friedman era l’ambasciatore degli Stati Uniti in Israele durante l’amministrazione Trump. All’evento c’era un elenco di alti funzionari di quell’amministrazione. Un corrispondente della CNN ha descritto l’evento come “cadere nello specchio di Alice nel Paese delle Meraviglie”, in una realtà alternativa in cui Trump è ancora presidente e Benjamin Netanyahu, che ha partecipato alla cerimonia, è ancora primo ministro.

Il fatto che il museo si sia impegnato ad affrontare la tolleranza nello sport e nei sistemi sanitari e educativi, sebbene apparentemente riluttante ad affrontare i problemi reali di Gerusalemme, come l’occupazione, la discriminazione e le violazioni dei diritti umani, ha contribuito alla sua immagine di istituzione di destra. “Non ignoro il problema arabo”, dice Riss.

“Il nostro obiettivo è aiutare le persone a comprendere il disagio degli altri. Non posso intraprendere la missione di cambiare la società israeliana, ma sto cercando di trovare un ponte per il dialogo culturale attraverso film e multimedia”. I direttori del museo promettono che ci sono alcuni progetti in cantiere che contrastano con la loro immagine destrorsa. Chiedono di non pubblicare i nomi delle persone che hanno l’intenzione di partecipare, solo di rilevare che provengono dal lato “liberal” dello schieramento politico americano.

Nel frattempo il museo si è trovato in un altro conflitto con il Municipio di Gerusalemme. Molte persone al comune sono stufe della lentezza del completamento del museo. Dicono che il Centro Wiesenthal ha ottenuto il terreno più desiderabile e costoso della città, ma che rimane chiuso dietro le recinzioni, inaccessibile ai gerosolimitani da troppo tempo. “Il divario tra le loro dichiarazioni e azioni è molto grande”, afferma un alto funzionario della Città.

A causa di questa frustrazione è scoppiato un conflitto su Cats’ Square, di fronte al museo. Il progetto originale prevedeva che questa piazza facesse parte del complesso museale, con un altro auditorium costruito su di essa. Ma questo avrebbe richiesto alla città di trasferire la piazza ai costruttori del museo, cosa che si rifiuta di fare. L’anno scorso il museo si è rivolto al tribunale distrettuale, chiedendo che ordinasse al comune di trasferire il terreno. Mentre continuano i procedimenti legali, la scorsa settimana la città ha approvato una dura mozione contro il museo.

La mozione rivendica la nullità dell’accordo con il museo per il trasferimento della piazza. Il consiglio comunale ha chiesto l’apertura del museo entro quattro mesi. I funzionari della Città ammettono che non possono costringere i costruttori ad aprire, ma hanno affermato che potrebbero rendere loro le cose difficili. Nel frattempo la Città si rifiuta di consentire lo svolgimento di ulteriori eventi nel luogo. Una grande festa per il Giorno dell’Indipendenza che era stata programmata lì è stata cancellata. Di fronte a questi problemi, le imprese non si impegnano a fissare una data di apertura, ma affermano che accadrà entro mesi, non anni.

“Il museo ha infranto una serie di impegni”, afferma la componente del consiglio comunale Laura Wharton (Meretz). “Non solo non hanno rispettato i tempi, hanno cambiato la finalità principale di costruire un museo, per la quale era stato concesso il terreno. I costruttori ora ammettono che l’edificio fungerà da centro congressi, con un possibile uso secondario come museo. Non c’è trasparenza sui contenuti, che fino ad ora rimangono segreti. Lasciando da parte la questione se un cimitero musulmano sia un luogo appropriato per un museo della tolleranza, che dire se un centro città sia adatto per un centro congressi o luogo per eventi sfarzosi?”

Gli impresari sono convinti che il conflitto con il municipio sarà risolto. Elogiano il sindaco Moshe Leon, promettendo che, dopo tutti questi anni, la costruzione dell’edificio è giunta alla fase conclusiva. “Ciò che rende una città una capitale è la sua attività sociale ed economica: questo è ciò che stiamo contribuendo a dare a Gerusalemme e sarà sorprendente”, afferma Riss.

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