Il Patriarca Twal: prima di tutto l’occupazione

il Sinodo non potrà dimenticarlo…

Popoli e Missione: In Medio Oriente la Chiesa di Terra Santa riveste un ruolo tutto particolare: è la terra di Gesù, benedetta dalla presenza divina ma anche martoriata da un conflitto che sembra non avere fine. Nel difficile quadro israelo-palestinese, come si colloca la presenza cristiana, anche in un possibile ruolo di ponte tra musulmani ed ebrei?

Patriarca Twal: Il primo problema che vediamo con certezza, con chiarezza e senza voler fare politica, è l’occupazione militare israeliana, che toglie ogni libertà in ogni momento della giornata e rende la vita quotidiana delle famiglie molto pesante, una croce: il marito di Ramallah non può raggiungere la famiglia che sta a Gerusalemme; la moglie che sta in Giordania non può vedere la sua famiglia che sta in Israele. Questi fatti non li possiamo negare, nonostante la nostra volontà di essere amici di tutti, degli israeliani e dei palestinesi. L’occupazione è però una cosa odiosa che fa molto male all’occupante e molto male all’occupato.

Da un’intervista di Chiara Pellicci, Popoli e Missione, ottobre 2010

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