Il ‘patto definitivo’di Trump



 

Di Jonathan Cook

21 novembre 2017

La lunga attesa per “il patto definitivo” di Trump sembra stia arrivando alla fine, accordo presumibilmente in grado di sbloccare lo stallo tra Israele e i Palestinesi.

L’iniziativa di pace degli Stati Uniti potrebbe essere svelata in gennaio, segnando il primo anniversario dell’insediamento di Trump alla presidenza  (20 gennaio 2017, n.d.t.). Altri rapporti indicano che potrebbe essere rimandata fino a marzo, ma tutti sembrano sicuri che ci sarà presto.

Né il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu né Mahmoud Abbas, il presidente palestinese, sembrano entusiasti di in un’altra fase di dialoghi infruttuosi.

Per buone ragioni, però, Abbas è di gran lunga più reticente.

Questo mese, in dichiarazioni presumibilmente dirette a Washington, Abbas ha insistito che non accetterebbe uno stato palestinese senza Gaza, o uno limitato a Gaza. Ha anche avvertito che, in assenza di una soluzione con due stati, Israele dovrebbe affrontare le richieste dei Palestinesi di pari diritti in un solo stato.

Questo era presumibilmente il contesto per cui Abbas era stato invitato a Riyadh all’inizio di novembre, senza dubbio dopo che la Casa Bianca aveva sollecitato l’Arabia Saudita a usare la sua influenza con il leader palestinese per portarlo dalla sua parte. Secondo fonti palestinesi citate dal giornalista israeliano Ben Caspit, ad Abbas è stato detto senza mezzi termini che doveva replicare in modo positivo all’iniziativa di pace imminente.

L’uso delle maniere forti con Abbas è stato indubbiamente il motivo che era dietro alle minacce americane del weekend di chiudere quelle che effettivamente è l’ambasciata dei Palestinesi a Washington, a meno che il leader palestinese non accetti colloqui di pace.

Lo sdegno dei funzionari palestinesi che definivano la mossa della Casa Bianca “estorsione”, era un’indicazione della loro esasperazione crescente.

Dato che Abbas che è coinvolto esclusivamente in diplomazia, la sua opposizione a questa fase accordi di pace guidati dagli Stati Uniti, dovrebbe servire come avvertimento sufficiente di quanto una pace di Trump è probabile che si dimostri.

Durante il weekend i media israeliani hanno offerto i primi sostanziali indizi di quello che potrebbe esserci in offerta.

La notizia in prima pagina non è del tutto brutta – fintanto che si ignorano le clausole scritte in piccolo. Principalmente, se i resoconti sono accurati – e Washington e Israele dichiarano che non lo sono, si dice che gli Stati Uniti siano pronti a riconoscere uno stato palestinese.

E’ una mossa caratterizzata dal genere di stronzaggine che è il marchio di fabbrica di Trump e che ha lasciato nell’ansia Netanyahu, ma ogni altra cosa dovrebbe rassicurarlo.

A quanto pare gli Stati Uniti sono d’accordo che nessuno sarà trasferito con la forza dalla propria casa. Questo potrebbe dimostrarsi la risposta alle preghiere di Israele. Finalmente avranno la benedizione degli Stati Uniti per tutti i suoi insediamenti illegali, che hanno eroso la maggior parte della Cisgiordania, trasformandola in un mosaico di enclave palestinesi.

Dopo cinque decenni di sgombri della maggior parte della popolazione palestinese dalla stessa area, rinchiudendola nelle città, il patto di Trump non offrirà alcun risarcimento.

Il problema più difficile da gestire, Gerusalemme, si presume che per ora sarà escluso dall’ordine del giorno. I resoconti, però, dicono che a Israele sarà permesso di continuare il suo potere assoluto sulla vasta spina dorsale agricola della Cisgiordania, nella Valle del Giordano.

Ogni altra cosa sarà in palio, oppure, come ha osservato un funzionario americano, il suo ruolo sarebbe “di non imporre nulla” ai due partiti. In pratica, questo significa che la parte più forte, Israele, può imporre la sua volontà con la forza.

Tutto questo indica che lo “stato” che gli Stati Uniti riconoscono, sarà un arcipelago demilitarizzato di mini-Palestine. Questa versione Trumpiana di concetto di stato potrebbe essere la più strana che si sia mai concepita.

Questo non dovrebbe sorprenderci. In un incontro tenutosi questo mese a Londra per ricordare il centenario della Dichiarazione di Balfour, Netanyahu ha fatto capire che i Palestinesi erano un esempio di un popolo non adatto alla “sovranità”.

E’ impressionante quanto poco la prospettiva di un processo di pace abbia portato scompiglio nel governo di estrema destra di Israele.

Questo in parte è il motivo per cui hanno messo in atto le misure per legare le mani di Netanyahu. Gli viene impedito di negoziare con un governo palestinese di unità che comprende Hamas e dovrebbe ricorrere a un referendum per qualsiasi proposta di pace. E se esagera a controllare la lealtà dei suoi colleghi, questi possono sempre far crollare la coalizione.

La loro migliore speranza, però, è che l’accordo di Trump sarà così smoderatamente separato dalla realtà che Abbas non potrebbe mai firmarlo, anche se Washington assicura il denaro arabo per pagare la sua attuazione.

Il pericolo più grosso potrebbe risultare lo stesso presidente degli Stati Uniti. I tentativi precedenti di fare la pace, seppure rivolti verso gli interessi israeliani, erano per lo meno fondate su un accordo consensuale.

E’ nella natura di Trump negoziare spietatamente e poi fare un accordo rapido. In questo contesto, qualcosa deve accadere.

In uno scenario, questo potrebbe essere l’interesse del presidente degli Stati Uniti per risolvere il problema israelo-palestinese. Potrebbe, però essere Abbas e la sua Autorità Palestinese sempre più dispotica.

Costretto all’angolo dall’amministrazione Trump cocciuta, Abbas potrebbe affrontare una scelta difficile: o accetta una serie di piccoli stati non fattibili, dominati da Israele, o si dimette  e smantella il governo palestinese potenziale.

In queste circostanze, abbattere il castello di carte che è l’Autorità Palestinese potrebbe essere l’opzione migliore, anche se rallegra molte persone nel consiglio dei ministri  di Netanyahu. Lascerà un vuoto che dovrà essere riempito da una nuova generazione di Palestinesi non più distratta da vuote promesse di diventare uno stato.

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/trumps-ultimate-deal

Originale: The National

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2017 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

 

Il ‘patto definitivo’di Trump

http://znetitaly.altervista.org/art/23692

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