IL PEGGIO E’ TRA NOI SE SI DISCRIMINA UN BAMBINO SOLO PERCHE’ HA LA PELLE NERA

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tratto da: RAIAWADUNIA

RaiawaduniaBY  · NOV 15, 2019

Vorrei dire che tutto è già successo se un bambino di otto anni è stato discriminato perchè non ha la pelle bianca come la neve.

Vorrei dire che tutto è già successo se una donna scosta la sua gamba infastidita da quella di un bambino che ha solo otto anni e pensa che in qualche modo lui non si “meriti” di stare lì come lei.

È la mancanza di politiche coraggiose verso i migranti, i diversi, i più deboli che ha permesso a quella donna di discriminare un bambino su quell’autobus un martedì mattina qualunque, che ha condannato Liliana Segre ad avere la scorta, che permette ad alcuni tifosi sugli spalti di insultare un giocatore solo perchè è nero, che permette atti di razzismo ovunque, ogni giorno, in Italia.

Noi insegnanti non siamo delle “eroine”, il nostro non è un atto straordinario e che sia pensato come tale mi preoccupa, lottare contro ogni forma di discriminazione è un nostro dovere, il dovere di ogni cittadino, non ci vuole coraggio, semplicemente non si può fare diverso.

Se quel bambino è stato lasciato solo, è responsabilità del vuoto che hanno lasciato i signori della politica, quello spazio in cui avviene l’indicibile, lo stesso, in cui un giornalaio in una piazza di Genova espone in bella vista un calendario su Mussolini e lo pensa lecito.

Detesto i politicanti che istigano all’odio, che dividono l’umanità e ci mettono gli uni contro gli altri, e chi di voi mi conosce sa quanto li condanni, ma c’è stato un prima.

Un prima senza lo ius soli, senza lo ius culturae, un vuoto legislativo che ha permesso le ultime politiche sui migranti, ed è imperdonabile.

Vorrei dire che tutto è già successo, vorrei dirlo a quella ( se ancora esiste) che chiamiamo “sinistra” che “quel prima gli italiani” e “rimandiamoli a casa loro” sono il risultato di ciò che non c’è stato. Un’assenza. Una presa di posizione.

Ci avete lasciate sole su quell’autobus, ci lasciate soli, ogni giorno, ognuno a difendere il proprio pezzo di dignitá.

Sapete perché, noi maestre, abbiamo trovato la forza di reagire? Perché la mia Scuola è una Comunità. É quella la forza, quella la risposta.

Volevo dire che tutto è già successo. Sono mancate politiche e investimenti non solo sui migranti, ma sull’istruzione, ad esempio.

Come cresceranno i ragazzi? Con quali idee? Pensando al Papete come un miraggio da raggiungere? A quel modello macista e padre con pancetta che da una parte protegge e dall’altra rassicura? Penseranno che urlare sia l’unico modo di discutere? Che modelli femminili avranno?

Come glielo spieghiamo che c’è una Costituzione e che tutti siamo uguali, che la paura dello straniero è una paura assurda, che il lavoro ce lo porta via la delocalizzazione delle industrie e non gli stranieri che puliscono le nostre case, accudiscono i nostri malati e i nostri vecchi?

Come gli facciamo capire che il rispetto per l’altro è risorsa e non limite, se non abbiamo la forza di politiche che vadano in quella direzione?

Ci preoccupiamo che gli insegnanti non facciano politica a scuola. Ma il nostro agire, mio e delle colleghe, su quell’autobus, non è stato un atto politico? Ogni azione sociale è politica e gli insegnanti devono lavorare sull’inclusione e garantire il diritto di studio, non sono una maestra se non lo sono di tutti e se ne lascio indietro anche solo uno hfallito.

Noi a scuola la pensiamo così. Si va avanti insieme.

Come insegnanti dobbiamo continuare a raccontare la guerra e l’odio per parlare di pace, dobbiamo denunciare, esporci e fare in modo che nessun bambino si senta inferiore all’altro, perchè alcuni la solitudine della disuguaglianza l’acquisiscono dalla nascita e se la trascinano per sempre.

Come insegnanti e come cittadini dobbiamo denunciare e reagire ai soprusi, perchè i nostri bambini e i nostri ragazzi impareranno da noi a essere uomini e donne capaci di umanità, ma quello che volevo dirvi è che tutto è già successo, dare la “colpa” al fascismo che avanza, vuol dire appunto, come dice Chimamanda Ngozi Adichie, raccontare una storia unica, vuol dire semplificare, noi, invece, abbiamo bisogno di comprendere la complessità e affrontarla.

Volevo dire che tutto è già successo. Ora si tratta di metterci una pezza e bella grossa e pure in fretta.

Grazie a tutti per la vicinanza.

Penny

 

Il peggio è tra noi se si discrimina un bambino solo perché ha la pelle nera

Il peggio è tra noi se si discrimina un bambino solo perché ha la pelle nera

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