Il Porrajmos in Italia, persecuzione, zingari e fascismo

 

Porrajmos, in romanes, la lingua di rom e sinti, indica la persecuzione e lo sterminio subito da quel popolo in Europa durante il nazifascismo.
-Traducibile anche il «devastazione», «grande divoramento». Oppure, parola più esplicita, Samudaripen, «genocidio».

Porrajmos -persecuzione
memoria a pensieri brevi

Il Porrajmos in Italia. Porrajmos in romanes, la lingua di rom e sinti, indica la persecuzione e lo sterminio subito da quel popolo in Europa durante il nazifascismo. Tradicibile anche con «devastazione», «grande divoramento». Oppure, parola più esplicita, samudaripen, «genocidio». I Rom derivano il nome dalla lingua ‘romani’, o romanes, mentre i Sinti derivano nome dalla religione Sind, un antichissimo credo panteistico praticato soprattutto in India. Porrajmos: in Germania, un memoriale ricorda le vittime zingare della politica razziale nazista, mentre in Italia il ruolo del fascismo nella persecuzione di rom e sinti rappresenta ancora una pagina di storia semi sconosciuta, se non, più spesso, negata. Qualche iniziativa ministeriale attuale ne è solo la conferma.

Le testimonianze dirette ed indirette raccolte all’interno del progetto europeo MEMORS (2012-2013) raccolte nel libro ‘Il Porrajmos in Italia’, di Luca Bravi e Matteo Bassoli, casa editrice: Odoya – I libri di Emil, documentano una politica razziale fascista verso gli ‘zingari’ in Italia, con una progressiva radicalizzazione dopo il 1938. Pulizia etnica alle frontiere, respingimenti ed espulsioni di rom e sinti stranieri, la creazione di campi di concentramento riservati anche a rom e sinti di cittadinanza italiana, fino alle deportazioni nei lager del Terzo Reich, con l’avvento della Repubblica sociale italiana.

Dal Film Schindler list

Zingari e Fascismo

Dello sterminio degli zingari si sa molto poco, troppo poco. Nonostante sia ormai appurato che, come gli ebrei, furono vittime della persecuzione e dello sterminio razziali praticati dai nazisti in Germania e nei paesi dell’Europa occupata, nel migliore dei casi, se ne accenna in lavori che si occupano del Terzo Reich o del sistema dei campi di concentramento e sterminio in generale includendoli tra le vittime per poi tralasciare cause e conseguenze della loro persecuzione.

Per molto tempo dopo la guerra lo sterminio del popolo zingaro non è stato riconosciuto come razziale ma lo si è considerato conseguenza di quelle misure di prevenzione della criminalità che si acuiscono in caso di guerra. La definizione di ‘asociali’ con la quale inizialmente gli zingari furono deportati. Ma, secondo le teorie nazionalsocialiste, gli zingari erano tali perché le caratteristiche loro attribuite dai nazisti erano nei loro geni, nel loro sangue, che li rendeva “irrecuperabili” condannandoli quindi allo sterminio, alla cosiddetta “soluzione finale”.

‘Soluzione finale’

Grazie alla studiosa ebrea Miriam Novitch , esiste oggi la documentazione a dimostrare che gli zingari sono stati tra le vittime dello sterminio razziale e che almeno 500.000 di loro sono morti nei Lager, dopo esser stati imprigionati, torturati e violentati come tutti gli altri prigionieri. Altri sono stati uccisi nelle esecuzioni di massa nei paesi dell’est, ma su questo i dati sono davvero scarsissimi.
Non si può invece parlare di ricerca per quel che riguarda l’Italia dove le conoscenze sulla persecuzione degli zingari durante il fascismo sono poche e contraddittorie e si basano quasi esclusivamente sulle testimonianze raccolte nel dopoguerra dai pochi studiosi.

L’11 settembre 1940 vengono emanate le prime disposizioni per l’internamento degli zingari italiani: una circolare telegrafica del Ministero degli Interni, firmata dal capo della polizia Bocchini fa esplicito riferimento all’internamento degli zingari italiani. Nella circolare è scritto che “sia perché essi commettono talvolta delitti gravi per natura intrinseca et modalità organizzazione et esecuzione, sia per possibilità che tra medesimi vi siano elementi capaci di esplicare attività antinazionale… est indispensabile che tutti zingari […] vengano rastrellati più breve tempo possibile et concentrati sotto rigorosa vigilanza in località meglio adatte ciascuna provincia…”.

Campi di internamento

I ricordi degli zingari sono frammentari, spezzati dalla riservatezza della memoria e dalla mancanza di una tradizione scritta che caratterizza la loro cultura, ma raccontano l’esistenza di luoghi di detenzione come Perdasdefogu, in Sardegna, il convento di San Bernardino ad Agnone, in provincia di Campobasso, Tossicia, in provincia di Teramo. Tossicia è l’unico campo di concentramento sul quale si hanno dati abbastanza certi. Testimonianze sparse ricordano altri luoghi di detenzione a Viterbo, Montopoli Sabina, Collefiorito, le isole Tremiti.

E’ anche documentata la presenza di zingari a Ferramonti di Tarsia, uno dei più grandi campi di concentramento italiani, esistito dal luglio 1940 al settembre 1943. Il rom abruzzese Arcangelo Morelli racconta di esser stato rinchiuso e torturato nel manicomio dell’Aquila, trasformato in quartier generale della Gestapo e sappiamo anche che a Gries di Bolzano, anticamera dei Lager nazisti, erano detenuti anche gli zingari.

Censimento e sterminio

Tra il 1938 e il 1940 le “leggi per la difesa della razza” dispongono che medici e antropologi siano chiamati a dare alla comunità zingara documentata, la patente di scientificità alle “tare” dei rom, altrimenti di origine ariana. Si stabilisce così che i rom sarebbero geneticamente affetti da asocialità e nomadismo, e per di più meticci. Tanto basta perché tra il 1938 e il 1942 si faccia pulizia etnica delle famiglie rom. Molti sono arrestati dalle milizie di Salò e spediti a Dachau.

La storia delle persecuzioni rom in Germania è molto più efferata e dolorosa: dal 1933 inizia una politica di sterilizzazione forzata delle donne di etnia rom. Nel 1942 nel campo di concentramento di Auschwitz il settore riservato agli zingari, chiamato B2E, era accanto al laboratorio di Josef Mengele. Il loro numero di matricola era preceduto dalla Z di zingari e nel campo ne sono stati uccisi 23.000. La notte del 2 agosto 1944, ad Auschwitz avviene la liquidazione di 3.000 rom. Gli ebrei, testimoni oculari, raccontano che capirono allora cosa fosse lo sterminio: il vuoto improvviso nel settore rom e il fumo incessante dalle ciminiere.

 

 

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