Il presente non ha alcuna possibilità rispetto al passato

31 gennaio 2012

di Robert Fisk

Sembra che i Palestinesi non siano soltanto un “popolo inventato” – per gentile concessione di Newt Gingrich – ma gli unici Arabi che vivono sulle sponde del Mediterraneo che non godano di una Primavera, di un risveglio o neanche di un inverno.

Benjamin Nethanyahu  ha continuato a vantarsi che aveva ragione riguardo all’Egitto, alla Tunisia e alla Libia. Non ha accolto bene le loro rivoluzioni presumibilmente democratiche dell’anno scorso e chi, ha continuato a  chiedersi, lo rimprovera ora per il suo silenzio?  E io  noto che il silenzio del primo ministro israeliano continua riguardo alla Siria. Tranne per le accuse che il regime era coinvolto nel tentativo di rifugiati palestinesi di attraversare il confine passando dal Golan l’anno scorso – Nethanyahu forse ha ragione al riguardo – e un suo commento passeggero in giugno che “i giovani siriani meritano un futuro migliore”; questo è tutto. Israele, il faro della democrazia in Medio Oriente, non ha altro da dire.

Per qualche motivo noi – sulla stampa, alla televisione, nei nostri parlamenti, – non discutiamo su questo silenzio. Però, come ha di recente fatto notare il Professor Ian Buruma, gli eredi politici di “tradizioni profondamente razziste” sono i nuovi campioni dello stato ebraico, le cui politiche ora devono più allo sciovinismo etnico del 19° secolo, che alle radici socialiste del Sionismo. Tutti i tipi di gente strana ora danno il loro appoggio a Israele. E’preoccupante  notare che l’omicida di Oslo, Anders Behring Breivik, che ha ammazzato decine di giovani, ha sostenuto la pulizia etnica dei Palestinesi cacciati dalla Cisgiordania. Non è colpa di Israele. Adesso, però, gli Americani stanno avvisando che prende piede negli Stati Uniti la legge islamica  sharia. (la legge divina).  E’ un’idea promossa,  secondo il New York Times, da un avvocato ebreo  che si chiama David Yerushalmi e dalla sua Società di Americani per l’esistenza nazionale, le cui opinioni sono ora riprese dall’ex direttore della CIA James Woolsey e dai repubblicani Newt Gingrich e Micahel Bachmann. Gli ultimi due hanno di fatto firmato una promessa di “rifiutare la legge islamica”.

Per che cosa? Anche Israele che in  passato era in grado di analizzare razionalmente gli eventi, anche se non sempre in modo corretto, sembra aver perso la sua capacità di comprendere subito gli eventi; il suo primo ministro si nasconde dietro i discorsi    quando invece dovrebbe rendersi conto del tifone che sta spazzando gli stati arabi intorno a lui. La gente che non sopporterà più i dittatori non accetterà dei trattati di pace con uno stato di Israele più espansionista che mai – altre 2.000 case di     colonizzatori, ha deciso Nethanyahu l’autunno scorso, sarebbero l’ultima punizione per i Palestinesi che osano richiedere il riconoscimento di essere uno stato.

Anche Obama resta in silenzio. Quando Nethanyahu e il re dell’Arabia Saudita potevano mettersi in fila per supplicare Obama di salvare Mubarak, si sapeva che c’era qualche cosa di terribilmente sbagliato. Gideon Levy, uno dei più raffinati giornalisti israeliani, scrive con eloquenza  penetrante,  della follia del suo governo, del fatto che esso non riesca a capire che la democrazia araba è una causa buona, non cattiva, che il suo rapporto con gli Stati Uniti è – in un modo spiacevole e quasi coloniale,  anche più pericoloso per Israele.  E per tutto il tempo, gli insediamenti continuano e questo è il motivo per cui i palestinesi non riprenderanno i colloqui con Israele con la ignobile  neutralità degli Stati Uniti.

Gli Ebrei liberali in America sono ancora più indignati per questo fenomeno. Hanno sempre visto qualche cosa di leggermente  fascista nel diritto di Israele.  In effetti, ho una lettera qui  vicino a me, intanto che scrivo, inviata al New York Times il 2 dicembre 1948, che avverte della visita negli Stati Uniti del giovane Menachern Begin il cui “Partito della libertà”, dicevano gli autori della lettera, era “molto simile nella sua organizzazione, metodi, filosofia politica e appello sociale, ai partiti nazisti e fascisti”. Tra gli autori di questa lettera c’era Albert Einstein. Oggi, i coraggiosi israeliani di sinistra come Miko Peled, figlio del leggendario generale israeliano Matti Peled, sono andati in giro per gli Stati Uniti, cercando di avvertire del pericolo che presenta Israele. In un recente discorso, Peled ha descritto il pauroso inizio del bombardamento di Gaza il 27 dicembre 2008 (1.300 morti palestinesi  e 13 israeliani in totale) come “una data che  rimarrà per sempre incisa nella nostra memoria come uno dei giorni più bui e più vergognosi nella lunga storia del popolo israeliano”.

Ora, ha detto Peled a Silwan, un villaggio adiacente a Gerusalemme Est, è possibile che migliaia di Palestinesi  vengano mandati via dalle loro case “in modo che Israele possa costruire un parco per celebrare una conquista che è avvenuta 3.000 anni fa, non importa che non esista uno straccio di prova scientifica che quel re (Davide) sia mai vissuto, non più che ci sia la prova che il mondo è stato creato in sei giorni. Il passato vince sul  presente in Israele, uno stato che vuole eliminare l’esistenza di un popolo che  vive sulla loro terra per consolidare il mito di un passato glorioso”. Davvero roba seria.

Ma per caso ci sorprende che i Palestinesi credano a questo quando il presidente che ha detto loro che meritano uno stato, mette il veto alla loro richiesta di essere uno stato, mentre il suo paese li priva di milioni di dollari perché osano credergli, ritira i finanziamenti dall’UNESCO  quando  conferisce una specie di diritto di essere uno stato  ai Palestinesi e poi rimane in silenzio quando Israele dice che si terrà i soldi che legalmente deve ai Palestinesi della Cisgiordania?  Poiché, però, la rielezione di Obama conta di più della “Palestina”, che possibilità di pace c’è in Medio Oriente? Forse Israele si sta assicurando che  il passato vinca sul presente anche negli Stati Uniti. Se solo potessimo fare delle domande all’unico rabbino che Nethanyahu ha scelto di citare nel suo discorso all’ONU dell’anno scorso contro la creazione dello stato palestinese! Proprio lo stesso rabbino che ha ispirato l’assassino Baruch Goldstein a uccidere così tanti Palestinesi 18 anni fa. Naturalmente, però restiamo in silenzio.

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http:://www.zcommunications.org/the-present-stands-no-chance-against-the-past-by-robert-fisk

Originale : The Indipendent

Traduzione di Maria Chiara Starace

http://znetitaly.altervista.org/art/3268

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