Il presidente dell’Iran, Rohani e le nuove speranze per la diplomazia

REDAZIONE 23 SETTEMBRE 2013

 

 immagine1

Di Juan Cole

21 settembre 2013

 

Da quando ha assunto la carica in agosto, il presidente Hassan Rohani ha fatto di tutto per spiegare chiaramente la profonda differenza esistente tra la sua amministrazione e quella precedente. No, l’Iran non è ancora una democrazia liberale, ma ciò di cui siamo testimoni oggi è un viaggio straordinario di una nazione che lotta con barriere, ostacoli, e ideologie e pratiche contrastanti verso un futuro migliore, e verso un certo tipo di coesistenza con il mondo circostante.

La campagna di Rohani si è basata sulle stesse idee che professa ora come presidente. Dialogo con l’occidente, compromesso sui problemi del nucleare, ripresa dell’economia, e infine qualsiasi azione per abolire le sanzioni. I critici hanno sostenuto che Rohani è solamente un burattino nelle mani degli intransigenti. Infatti, ha dovuto venire a compromessi con i suoi seguaci intransigenti: il governo non è quello che sognava, ma i venti del cambiamento stanno arrivando a Teheran. In un paio di interviste a una rete televisiva americana, Rohani ha ripetuto la posizione ufficiale della Repubblica Islamica dell’Iran (IRI):  in nessuna circostanza l’Iran perseguirebbe lo sviluppo di armi nucleari. I cinici possono ignorarlo del tutto, ma l’Iran è contrario alle armi di distruzione di massa indipendentemente dal pretesto. E’ stata  espressa una dura critica  (in seguito smentita in una certa misura) contro l’uso che la Siria di Assad fa delle armi chimiche, perché ricorda la tragedia iraniana di vittima degli attacchi di Saddam Hussein fatti con le armi di distruzione di massa durante la lunga guerra tra Iran e Iraq.

Poi, per la prima volta da molti anni, è iniziato un  riavvicinamento tra iraniani ed ebrei con tweets celebrativi dall’ufficio presidenziale di Teheran diretti agli ebrei di tutto il mondo che auguravano loro Shan Tov (Buon Anno). Mohammad Javad-Zarif, il ministro degli Affari esteri,  vi ha aggiunto i suoi tweet personali, e poi  una conversazione con Christine Pelosi (la figlia di Nancy Pelosi – la leader della minoranza democratica della Camera) riguardante la negazione dell’olocausto espressa dall’Iran, a cui Javad Zarif ha ha risposto in modo eloquente: “L’Iran non lo ha mai negato. L’uomo che lo ha fatto oramai se ne è andato. Buon Anno.”

Per non perdere un momento, poco dopo il Times ha riferito che forse Rohani potrebbe incontrare il rabbino Yoshiyahu Pinto, un eminente capo spirituale israeliano, ai margini dell’Assemblea generale dell’ONU. Pinto si sa che è in buoni rapporti con alti funzionari nell’amministrazione israeliana. L’incontro deve essere ancora confermato, ma è degno di una citazione perfino il fatto che si stia sollevando il problema.

La settimana scorsa, tra i rapporti riguardanti  lotte di potere tra la nuova amministrazione iraniana e le Guardie della Rivoluzione, si è sentito qualche cambiamento anche all’interno dell’Iran. Non è molto chiaro se sia stato soltanto un disguido o un esperimento voluto, ma è stato tolto per breve tempo il divieto su Facebook e Twitter per la prima volta in Iran fino dal 2009. Durante la presidenza di Ahmadinejad era successo un paio di volte, ma si era fatto sapere che era un disguido, ed il divieto è stato imposto di nuovo poco tempo dopo. Questa volta sembra che si sia trattato della scelta di una strada piuttosto che di un difetto o di un errore. Ciò che mi fa credere che si tratti più di una nuova direzione, sono stati gli eventi del rilascio di prigionieri politici da tempo in carcere, come Nasrin Sotoudeh.

Qualche mese fa, subito dopo le elezioni,  ho intervistato un membro eminente della comunità ebraica iraniana che mi ha detto: “Nessuno comprende che amico della comunità ebraica è stato appena eletto.” Si riferiva al mandato  di Rohani come  consigliere del presidente Khatami, quando aveva iniziato  e aiutato a organizzare la visita del presidente alla sinagoga Yousef-Abad a Teheran. E ora, le notizia più recente che arriva dalla capitale iraniana è che uno dei membri del parlamento che accompagnerà il presidente nel suo viaggio  a New York è il rappresentante ebreo, Siamak Moreh-Sedek.

I negoziati  riguardanti i problemi del nucleare stanno per ricominciare presto, con un chiaro messaggio dall’amministrazione iraniana che un accordo è vicino. Il governo è determinato a migliorare la  situazione sia interna che internazionale dell’Iran. Se adesso non pensate ancora che qualcosa è cambiato dopo la presidenza di Hassan Rohani, dovete smettere di guardare Fox News o di vivere dentro la mente del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.

 

Lior Sternfeld sta seguendo un dottorato in storia presso l’Università del Texas, ad Austin

 

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://www.zcommunications.org/iran-s-president-rouhani-and-the-new-hopes-for-diplomacy-sternfeld-by-juan-cole

Originale: Juancole.com

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2013  ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC  BY – NC-SA  3.0

http://znetitaly.altervista.org/art/12403

Contrassegnato con i tag: ,

Articoli Correlati

Invia una Risposta

Attenzione: la moderazione dei commenti è attiva e questo può ritardare la loro pubblicazione. Non inoltrare più volte lo stesso commento.

Protected by WP Anti Spam