Il presidente Erdogan sa che la cancellazione dei visti per la Turchia potrebbe risolvere il suo “problema curdo”

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REDAZIONE 30 MAGGIO 2016

 Erdogan

di Robert Fisk – 30 maggio 2016

Qual è esattamente il motivo per cui il Sultano della Turchia è così impaziente di entrare in possesso di quei viaggi senza vista nella UE perché il suo popolo visiti l’Europa di Schengen? Se la UE non si sbrigherà, ha sermoneggiato la settimana scorsa, il parlamento turco farà naufragare l’intero accordo e – questa era l’implicazione – lascerà che quell’esercito di profughi arabi salpi di nuovo attraverso l’Egeo per raggiungere la Grecia. E dove stavano i 3 miliardi di euro promessi alla Turchia?

Ciò che pochi europei si sono chiesti, tuttavia, era se questa faccenda dei viaggi poteva avere qualcosa di più a che fare con un particolare gruppo di turchi: i curdi.

Gli europei, che sono impegnati in una massiccia campagna di mazzette per fermare le orde di mediorientali poveri in arrivo nelle loro terre, hanno cannato riguardo al desiderio di Erdogan di mantenere le sue violente leggi contro il terrorismo. Angela Merkel, che ha redatto questo tremendo accordo per evitare una ripetizione della sua ora migliore l’anno scorso, si è ritirata sdegnosamente sullo sfondo. Ma nel mondo arabo – dal quale arrivano tante delle masse sciamanti – i grandi e i buoni hanno assunto una posizione piuttosto più cinica.

Persone di diversi ministeri degli esteri del Medio Oriente (siriani esclusi, visto che avrebbero motivi loro per dire questo) sospettano che il Sultano Erdogan sia più desideroso di liberarsi di un piccolo problema locale, specialmente nel sud-est del suo paese, incoraggiando i suoi sedici milioni di cittadini curdi ad approfittare di quel prezioso trasferimento senza necessità di visti.

“Lei pensa che Erdogan si aspetti che il suo popolo fiocchi in Europa perché vuole darsi alle compere a Parigi?” ha chiesto un diplomatico arabo con sede a Beirut, in uno stato d’animo sgradevole e ingeneroso.

Naturalmente il Sultano vuole entrare nella UE, vuole il versamento iniziale di 3 miliardi di euro e intende conservare intatti i suoi crescenti poteri dittatoriali. E i gastarbeiter turchi sono in Europa da decenni.

Ma la crescente diaspora curda nell’Europa di Schengen – si tratta probabilmente di ben più di 1,5 milioni di persone – sarebbe considerevolmente accresciuta se le masse schiacciate e sofferenti per la guerra di Diyarbakir potessero trovare la via per la Germania, la Danimarca e la Svezia.

Tocchiamo per un momento un cavo sotto tensione: l’Impero Ottomano distrusse la maggior parte della sua popolazione cristiana nel genocidio armeno del 1915 di un milione e mezzo di anime e i suoi successori Ataturk macellarono più di 50.000 curdi e aleviti tra il 1937 e il 1938. In mezzo a un’altra guerra nel Kurdistan turco, causata dal rifiuto del nostro moderno Sultano di aderire a un cessate il fuoco, ci sono ulteriori incentivi per un altro esodo non turco. Benvenuti nella UE.

Sì, questo è intesa essere semplicemente una questione di “trasferimenti senza visto”, ma sappiamo tutti che cosa significa. E tollereremmo l’arrivo anche di centinaia di migliaia di curdi pur di evitare un altro milione di facce scarne al filo spinato del confine.

Tombola! Il Sultano riduce il suo “problema” curdo grazie alla generosità della UE, e “turchicizza” ulteriormente la sua nazione; e noi continuiamo a tenere a bada le tuttora orde.

La storia, ovviamente, fa strani scherzi in mezzo alle braci tuttora covanti del vecchio Impero Ottomano. C’è stato un tempo (circa cinque anni fa) in cui gli intellettuali da salotto raccontavano a noi tutti che il democratico Recep Tayyip Erdogan era il modello di una futura dirigenza araba.

L’uomo che aveva voltato le spalle ad Ataturk, il precedente modello del povero vecchio mondo arabo, può anche essere stato un po’ membro della Fratellanza Mussulmana, ma credeva nelle libere elezioni, nella stampa libera, nell’economia di mercato e in massicce campagne antiterrorismo – queste ultime immediatamente conquistatrici a Washington, Londra e Parigi – e contro ‘bersagli morbidi’, a condizione che fosse indotto a una vena di interesse per i diritti umani.

Ma oggi il Sultano, nel suo palazzo di mille stanze con assurde poltrone di stato d’oro (guardate solo come la Merkel si era inclinata in avanti sulla sua quando stava conducendo l’”Operazione Mazzetta”) sembra meno un Ottomano e più un Ataturk, l’uomo che si supponeva egli disprezzasse.

Sta ancora agendo un po’ per posa, reintroducendo la lingua ottomana – nella grafia araba, anche se presumibilmente molti archivi ottomani sul genocidio armeno resteranno chiusi – e incoraggiando le signore a indossare il velo. Ma il Sultano sta cominciando ad agire più come il Padre del Suo Popolo.

E’ istruttivo ricordare che una nazione in Europa nutriva un’enorme ammirazione per Ataturk e per la sua nuova terra: la Germania nazista. Il fuhrer turco era elogiato dalla stampa nazista per ovvi motivi. Aveva ricostruito la sua nazione dopo la sconfitta da parte della Francia e della Germania nella prima guerra mondiale; governava un paese liberato (dagli ottomani) da un odiato gruppo minoritario; guidava un sistema in larga misura monopartitico, reprimendo ferocemente l’opposizione e aveva emarginato la religione.

Vi ricorda qualcuno? L’ex caporale, forse? Quello con i baffetti?

Il più brillante lavoro accademico su questi angosciosi paralleli è quello dello studioso Stefan Ihrig (non sarebbe d’accordo sulle mie conclusioni) che ha scrupolosamente dissotterrato mucchi di ritagli di giornali nazisti in cui la Turchia di Ataturk era virtualmente deificata, con il suo leader che ovviamente attuava “la volontà della nazione”. Una Turchia purificata rimandava alla Germania come da uno specchio quello che i nazisti volevano che divenisse la loro creazione: una Germania teutonica purificata.

Nessuna meraviglia che Hitler chiedesse ai suoi generali prima della loro campagna genocida del 1939 in Polonia: “Dopotutto, oggi chi parla della distruzione degli armeni?” In realtà Ataturk non fu coinvolto nel genocidio armeno e odiava gli ottomani. Ma ho guardato il cinegiornale del funerale di Ataturk e si possono chiaramente vedere dignitari militari e civili della Germania nazista raggruppati attorno all’inizio del corteo tirato da cavalli. Il Volkischer Beobachter, il giornale del partito, grondò di necrologi del grande uomo.

Ma chi è Erdogan oggi, l’uomo che ha riavviato la guerra curda e che ora vuole così in fretta l’ingresso in Europa senza visti? E’ il Sultano nel suo palazzo, padrone di un impero tanto vasto quanto immaginario? O, come ha detto coraggiosamente un giornalista turco, “il figlio di Ataturk”? Non dirò che è un po’ di entrambi.

Io penso che Erdogan cerchi di sommare i due. Padre della Nazione e Liberatore del Paese, Figura Paterna di una Turchia purificata e Imperatore Mediorientale la cui voce, dal palazzo sulla Porta Sublime, tuonerà nelle sale dei potentati del Golfo.

E, a proposito, dove sta quell’accesso alla UE senza visti? Suvvia, sputalo fuori Angela! Puoi avere un mucchio di curdi a Berlino, ma quando sottoscrivi un Trattato di Corruzione non puoi lamentarti dell’uso che l’altra parte ne fa. Si chiama “interferenza negli affari interni di uno stato sovrano”.

 

Da ZNetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/president-erdogan-knows-that-visa-free-travel-for-turkey-could-solve-his-kurdish-problem/

Originale: The Independent

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2016 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

 

 

Il presidente Erdogan sa che la cancellazione dei visti per la Turchia potrebbe risolvere il suo “problema curdo”

http://znetitaly.altervista.org/art/20054

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