Il prezzo del silenzio.

ldi Shady Hamadi – giovane siriano di 23 anni

Il silenzio è la sfida più grande che ci troviamo ancora oggi ad affrontare nella rivoluzione siriana. Abbiamo visto nelle rivolte tunisine , egiziane ed in quella ancora aperta , la Libia, come queste insurrezioni  siano state largamente raccontate dai media.

La Siria sembra non interessare a nessuno, forse perché non c’è petrolio, non come in Libia.

Forse perché non era un paese fortemente turistico, come l’Egitto.

Magari non era vicino mediaticamente e culturalmente all’Italia, come la Tunisia.

In quasi tre mesi di rivolte pacifiche dei manifestanti, in cui masse di siriani in tutte le maggiori città siriane hanno manifestato sfidando i carri armati e i mitragliatori a torso nudo e con le mani al vento, in questo lasso di tempo sono morti quasi 2000 tra di loro di cui 33 bambini, uno di essi, Hamza Ali al Khatib, è stato evirato , torturato e infine ucciso a soli 13 anni: ma dove è finito lo sdegno del mondo?

Parliamo di voler esportare la democrazia , di diritti civili e libertà e il massimo che siamo capaci di fare è condannare quello che accade senza informare l’opinione pubblica adeguatamente, ad esempio del fatto  che in Siria sono state ritrovate già 4 fosse comuni. La democrazia o le libertà che l’occidente va propinando in nome di un orientalismo reale in cui è assopito inconsciamente , funzionano  solo quando ci sono interessi economici.

Sono affranto pensando a come ci siamo mossi per la questione di Sakineh la donna iraniana che rischiava la lapidazione. Il mondo allora si mosse per una donna giustamente, ma ora?

In Libia almeno i ribelli hanno le armi, in Siria sequestrano le persone la notte , ammazzano le famiglie dei dissidenti politici, di chi parla dall’estero. Forse ci accorgeremo troppo tardi che un genocidio è stato compiuto sotto gli occhi di un mondo assopito da dinamiche politico-economiche. Quando la  vita umana sarà uguale ogni dove indipendentemente che sia vicino a noi o lontana?

Non sono una persona che è capace di dire che l’umanesimo e la fratellanza tra gli uomini siano solo un’ utopia lasciata ai pazzi o a qualche psicolabile.

Ognuno di noi  (oggi lo dico per la Siria ma domani chissà dove accadranno certe tragedie?) ha il dovere morale e umano di fare qualcosa.

Se vi chiedete che cosa fare , se vi domandate se l’ora è tarda per parlare e navigate  ancora nel dubbio allora avrà vinto ancora una volta la mano oscura del regime, che copre le bocche degli uomini liberi.

Il cambiamento parte da ogni singola persona, parlando non rimanendo più silenziosi, succubi di decisioni altrui.

Ora, io chiedo , siamo capaci di essere veramente uomini liberi?


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1 Commento

  1. Siamo perfettamente d’accordo con le considerazioni esposte e per questo abbiamo lanciato giorni fa in rete un’appello che potete trovare su

    http://www.firmiamo.it/fermiamo-il-massacro-in-siria-

    Paolo Palazzo – associazione senza paura

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