Il progetto miliardario di Israele: costruire un’isola artificiale di fronte Gaza

30 mar 2011

Un’isola artificiale di fronte a Gaza. Con tanto di porto, aeroporto e centri di accoglienza. Il tutto da mettere a disposizione dei palestinesi. È il progetto del governo israeliano stando alle indiscrezioni di Canale 2, una emittente televisiva privata dello Stato ebraico.

L’isola verrebbe affidata alla gestione dall’Autorità nazionale palestinese (Anp) del presidente Abu Mazen, che governa la Cisgiordania, ma non la Striscia (dal 2007 sotto controllo di Hamas). Il progetto, ha riferito l’emittente, è stato messo a punto dal ministro dei trasporti, Yaakov Katz, con il sostegno del premier, Benjamin Netanyahu, e quello «entusiastico» del presidente Shimon Peres. Proprio il capo dello Stato, in una conferenza del 2007, aveva detto: «Dobbiamo investire sul mare e allargare i nostri confini occidentali in quella direzione, costruendo isole artificiali».

Il progetto prevede la costruzione di un’isola lunga quattro chilometri e larga due, collegata alla terraferma di Gaza da un ponte lungo circa quattro chilometri. Dovrebbe accogliere, oltre al porto e allo scalo aereo, anche una località turistica marittima, degli alberghi e un’unità per la desalinizzazione dell’acqua, per un costo minimo di 5 miliardi di dollari e massimo 10.I lavori potrebbero durare anche dieci anni. La questione spinosa resta la sicurezza. Il controllo – la Striscia di Gaza è sottoposta a rigido embargo – lo Stato ebraico vorrebbe affidarlo a una «forza internazionale», che potrebbe includere membri delle Nazioni Unite.

Secondo Canale 2 che per prima ha dato la notizia, l’isola permetterebbe a Israele di «sbarazzarsi definitivamente» della Striscia di Gaza, abbandonando la sua stretta sui commerci via terra pur mantenendo il blocco marittimo per impedire il contrabbando di armi verso Hamas.

© Leonard Berberi 

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