Il racconto di viaggio di Michela e Mauro – Progetti di Salaam in Palestina (seconda parte)

domenica 16 ottobre 2011

2. Ma l’incontro che più ci ha emozionati è stato al Freedom Theater di Juliano Mer Khamis nel campo profughi di JENIN.

 

Juliano, il suo fondatore, è stato purtroppo assassinato il 4 aprile 2011 – pochi giorni prima del nostro Vittorio Arrigoni – mentre con la sua auto faceva ritorno a casa dopo aver svolto la sua attività al teatro, da mani ancora non note ma si teme il peggio, ossia che si tratti del gruppo islamico salafita che ha il controllo del campo.

Al teatro abbiamo incontrato l’altra persona importante del teatro, ossia Zakaria Zubeidi, quasi unico superstite alle vicissitudini del campo del gruppo dei bambini di Arna, la madre di Juliano che per prima aveva fondato l’attività teatrale a Jenin. Zakaria, ora un uomo di 35 anni noto alle cronache di tutto il mondo per essere stato il leader della resistenza nel campo profughi di Jenin durante i tragici avvenimenti del 2002, affiliato alle Brigate Martiri di Al-Aqsa il braccio armato del partito Al Fatah, ha deposto le armi e lotta contro l’occupazione israeliana con il metodo nonviolento della cultura e del teatro. Nel 2002 ha visto morire metà componenti della propria famiglia e moltissimi amici cresciuti con lui al teatro di Arna.

Ma al Freedom Theatre di Juliano c’è qualcosa di più profondo della lotta contro l’occupazione militare, la lotta di questi giovani è anche contro la cultura conservatrice autoctona. Religione e famiglia sono le istituzioni che comandano e che non danno nessuna chance all’emancipazione dei giovani, ancor oggi le famiglie impongono il matrimonio combinato spesso consanguineo sia ai figli maschi che, soprattutto, alle figlie femmine che continuano ad essere segregate in ambiti soltanto casalinghi (prole e fornelli come si dice!).
Al Teatro si insegna ai giovani, ragazze e ragazzi, ad aspirare alla libertà e all’emancipazione a 360°, ma portare la rivoluzione illuminista a Jenin non è cosa facile. Forse per questo motivo Juliano è stato ucciso, noi comunque come Salaam abbiamo versato al Teatro un contributo di 500 euro per l’impegno e per le lodevoli attività. Vi consigliamo di visitare il loro sito e guardarvi i promo degli spettacoli ve ne renderete conto.
Il giorno seguente siamo andati al campo profughi di TULKAREM dove ci aspettava Mahmoud, il nostro referente locale per le adozioni a distanza.
Mahmoud ci ha organizzato un incontro a casa sua con le quattro famiglie dei bambini del campo profughi, che con il contributo del Comune di Vicenza e con le donazioni dei privati siamo riusciti ad aiutare anche quest’anno.
Abbiamo consegnato 350 euro ad ogni famiglia, un contributo maggiore di ciò che eroga l’Autorità Nazionale Palestinese quale forma di sostegno ai profughi.
Il nostro contributo serve soprattutto al sostegno scolastico dei bambini ed al sostentamento in generale di queste famiglie, ancora troppo numerose a causa della condizione di sottosviluppo economico accompagnato al sottosviluppo culturale in cui vivono i rifugiati, che in Cisgiordania rappresentano circa il 30 – 35 % della popolazione mentre nella Striscia di Gaza si arriva oltre il 50 %.
Qui di seguito vi forniamo qualche informazione per ogni bambina o bambino e famiglia che abbiamo aiutato.

Ibrahim ha 11 anni e frequenta la quinta elementare nella scuola dell’ UNRWA (l’Agenzia Onu per i rifugiati) del campo profughi.
Il nucleo famigliare è composto di cinque persone, madre, padre e tre figli. Il padre è disoccupato da sempre poiché è nato con una malformazione ed è sordomuto. La madre ha lavorato in una fattoria come contadina, ma a causa di un incidente sul lavoro è stata ricoverata ed ora si trova in stato di disoccupazione, inoltre avrebbe bisogno di ulteriori cure sanitarie che la famiglia non è minimamente in grado di sostenere economicamente.
Sono aiutati trimestralmente dall’ UNRWA con razioni alimentari, ma complessivamente tutta la famiglia versa in cattive condizioni di salute, non solo il padre e la madre ma anche il primo figlio nato asmatico e che non è seguito adeguatamente da un punto di vista sanitario.

Mohammad ha 10 anni e frequenta la quarta elementare nella scuola dell’ UNRWA.
E’ il è il più piccolo della famiglia, composta dalla madre, dal padre, da due sorelle e un fratello.
La famiglia avendo acquisito il titolo di rifugiati viene aiutata dall’ Unrwa con razionamento di cibo ogni tre mesi e viene aiutata con piccole somme mensili dall’ Autorità Nazionale Palestinese. Il capo famiglia è ammalato allo stomaco e non esercita nessuna attività lavorativa, la madre casalinga è analfabeta.
Il bambino ha avuto di recente la scabbia, dovuta alle condizioni igienico – sanitarie generali in cui le persone vivono nel campo profughi, ma è stato curato nonostante le grosse difficoltà per la famiglia di mantenere adeguatamente i figli.

Raja frequenta l’asilo del campo profughi, ha cinque anni.
Il nucleo famigliare è composto da cinque persone: il padre di 28 anni, la madre di 20 e tre bambine. Vivono in una casa in affitto nel campo assieme ai nonni. Il padre è disoccupato, è in cerca di qualsiasi lavoro ma a tutt’oggi non l’ha trovato.
La famiglia è aiutata dall ‘UNRWA trimestralmente con razionamento di cibo e dall’ Autorità Nazionale Palestinese con piccole somme di denaro.

Aya, di 11 anni, frequenta le sesta classe delle scuole primarie in una scuola dell’Autorità Nazionale Palestinese.
La famiglia è di 11 componenti, madre, padre, cinque figli e quattro figlie.
Il padre attualmente è detenuto in un carcere israeliano, accusato di reato di clandestinità. E’ stato catturato dall’esercito perché aveva tentato di entrare in Israele senza permesso in cerca di lavoro, questo per cinque volte ma l’ultima gli è risultata fatale. E’ stato condannato ad un anno di reclusione.
La madre ha problemi di salute poiché, oltre ad essere asmatica dalla nascita, ha anche gravi problemi vasco–circolatori.
Soltanto il primo figlio maschio di anni 27 risulta occupato, lavora presso un caffè shop nella città di Tulkarem e percepisce uno stipendio di circa 200 euro mensili con il quale aiuta tutta la famiglia.
Inoltre la famiglia viene aiutata trimestralmente dall’UNRWA e dall’ Autorità Nazionale Palestinese con razionamento di cibo e piccole somme di denaro che non bastano comunque a soddisfare i bisogni di tutto il nucleo.
Per il medesimo scopo abbiamo aiutato il CENTRO MELCHITA di RAMALLAH gestito dalla splendida vicentina Resi che vive a Ramallah dal 1967, laica di appartenenza melchita (cristiani cattolici d’oriente). Presso il Centro abbiamo acquistato 550 euro di ricami da vendere in Italia, confezionati da donne palestinesi che frequentano il Centro; il ricavo della vendita di questi manufatti spesso è l’unica fonte di sostentamento per le loro famiglie.
(continua … )

 

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