Il rilascio dei prigionieri tra lacrime, sorrisi e resistenza

Wednesday, 19 October 2011 12:02 Mikaela Levin (Alternative Information Center)

Le famiglie riabbracciano i propri cari, finalmente liberi, davanti alla Muqaata a Ramallah (Foto: Ajla Helem, AIC)

 

Un ragazzo di circa trent’anni sta in punta di piedi cercando di riconoscere i visi dei prigionieri liberati che appaiono in piccoli gruppi sopra il minuscolo palco, posto a soli pochi metri dalla tomba di Yasser Arafat. È eccitato, nervoso, i suoi occhi fissano il palco.

Dopo solo venti minuti il momento che sta aspettando da anni diventa realtà. Vede il suo caro salutare una folla anonima di palestinesi orgogliosi ed esultanti. Subito, i suoi occhi si riempiono di lacrime e sulla sua bocca si apre un sorriso, che rimarrà intatto per tutto il resto della manifestazione. Grida, agita le braccia come un pazzo e abbraccia tutti quelli che gli stanno intorno. Dovrà aspettare un’altra mezz’ora prima di guardare direttamente negli occhi il suo caro e baciarlo, ma è in estasi, circondato dall’intera famiglia, esattamente come lui, con gli occhi rossi e sorrisi contagiosi.

Migliaia di palestinesi si sono ritrovati ieri fino a mezzogiorno alla Muqaata, il Palazzo Presidenziale a Ramallah, per accogliere gli oltre cento prigionieri rilasciati dalla prigione di Ofer nella prima parte dell’accordo stretto da Hamas e il governo israeliano. L’attesa è stata lunga, ma è stata una festa: gruppi di uomini danzavano la dabka, bambini e bambine correvano ovunque e sventolavano bandiere palestinesi, le donne saltavano e ballavano in cerchio. Ieri, in questo grande spazio aperto, tutti sorridevano; almeno per qualche ora, la felicità era diventata una realtà, non una promessa.

“Quando stai combattendo, la tua fede è la cosa più importante, è la tua sola forza”, spiega Ismail Alamassi con un sorriso gentile. Anche lui è stato rilasciato da una prigione israeliana, sei anni fa, nell’ultima liberazione di massa dei prigionieri palestinesi. All’epoca, i detenuti che stavano per terminare di scontare la loro pena – come lui – o quelli con pene di breve durata furono rilasciati come gesto di buona volontà da parte del governo israeliano all’inizio dei negoziati con Mahmoud Abbas. Questa volta, uno o più ergastoli pesavano sulla testa dei prigionieri palestinesi liberati. “Quando sono stato rilasciato, mi è sembrato di nascere una seconda volta. Posso immaginare cosa devono provare in questo momento”, dice mentre indica l’affollato palcoscenico.

Senza perdere del tutto il suo sorriso, ricorda gli anni dietro le sbarre e in particolare gli amici che sono ancora dentro. “Sono stato arrestato otto volte, l’ultima con una pena di tre anni, basata solo su dicerie e voci, niente di più. Da prigioniero ho passato trenta giorni in isolamento, altri 14 giorni in sciopero della fame, sono stato picchiato tante volte. Per questo oggi dobbiamo essere felici per coloro che sono stati liberati, ma anche ricordare quelli che sono rimasti nelle carceri israeliane”, dice Alamassi mentre cammina intorno al palco cercando di riconoscere i volti di qualcuno dei suoi vecchi amici.

Il piccolo palco che ha accolto gli ex detenuti (Foto: Ajla Helem, AIC)

La cerimonia ufficiale di benvenuto inizia dietro le quinte, quando i prigionieri appena liberati portano fiori alla tomba di Yasser Arafat. Dopo la loro prima apparizione, cedono il palco al presidente palestinese che tiene un discorso che non riesce a catturare l’attenzione della folla, focalizzata sugli ex prigionieri. Dopo Abbas, il leader di Hamas in Cisgiordania, Hassan Yousef, parla con maggiore enfasi, guadagnando più applausi dalla gente.

Ma l’attenzione è sempre catturata dagli uomini e le donne che si stanno godendo i primi minuti di una ritrovata libertà. Violando il protocollo, alcuni ex detenuti saltano oltre le basse barriere di sicurezza e finiscono tra le braccia di parenti e amici. Li portano in trionfo sulle spalle, come eroi, per tutta la piazza. “Hanno combattuto per tutti i palestinesi, è per questo che tutti i palestinesi oggi li hanno accolti qui. Non è una questione di partiti politici”, dice all’AIC un ufficiale trentenne del Ministero per le Politiche delle Donne Palestinesi. Abbracci, baci, lacrime si moltiplicano dappertutto. Alcuni prigionieri tentano di parlare alle telecamere delle tv che li seguono ovunque ma la loro emozione è troppo forte e le voci sono rotte.

L’intera giornata si riempie delle emozioni delle famiglie dei prigionieri liberati e anche di quelli che non sono finiti nella lista. Nel campo profughi di Deisha, a Betlemme, di fronte all’ufficio della Croce Rossa decine di persone attendono pazientemente l’arrivo dei prigionieri. Solo cinque detenuti del distretto di Betlemme torneranno nelle loro case, alcuni con “restrizioni per ragioni di sicurezza”. Nel pomeriggio arrivano i primi due ex prigionieri. Un gruppo di madri, mogli, sorelle e figlie sono sedute nella tenda, mostrando le foto dei loro cari ancora in carcere.

Una delle donne rilasciate da Israele (Foto: Ajla Helem, AIC)

“Sono distrutta perché mio figlio non è nella lista, ma sono così felice per gli altri che sono stati liberati. Da qui noi completiamo la loro lotta dentro le prigioni, parliamo di loro, diciamo alla gente cosa hanno fatto e quali sono le condizioni di vita dentro le prigioni”, spiega Amirja Alan Afandee con tono fermo e fiero. Ha 54 anni e tiene in grembo due foto, quella di suo figlio e quella di suo fratello. Il primo è dietro le sbarre da otto anni, il secondo da ventuno.

Samirja ha uno sguardo duro e orgoglioso, ma quando la prima prigioniera arriva in mezzo ad un carosello di macchine rumorose, lei e le sue compagne si sciolgono nei gesti e nella dolcezza di madri. La abbracciano, la baciano e, come solo una mamma sa fare, le aggiustano con delicatezza la kafiya che le copre i capelli. Non è originaria del campo di Deisha, ma per loro è come se sia la loro stessa carne e il loro stesso sangue.

Ieri le differenze politiche, la provenienza e anche la genetica non hanno avuto alcuna importanza; ieri i 477 prigionieri palestinesi liberati rappresentavano tutti i palestinesi e la loro lotta.

http://www.alternativenews.org/italiano/index.php/topics/11-aic-projects/3227-il-rilascio-dei-prigionieri-tra-lacrime-sorrisi-e-resistenza

 

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